Certo è che nessun capo di Stato ha mai osato tanto.
Il Papa ha denunciato quel delirio di onnipotenza...
Anche quest’anno ci ritroviamo per festeggiare la festa dei Lavoratori. Nel 2027, a dicembre, saranno 80 anni dalla promulgazione della Carta costituzionale italiana. Non è un caso che i nostri padri costituenti - persone di ceto, cultura e fede religiosa differenti - si siano trovati tutti uniti attorno ad una parola e a un concetto: Lavoro.
Lavoro come collante fra le persone, poiché concede dignità, appartenenza, possibilità di sentirsi persone, ancora prima di essere lavoratori.
Eppure, mai come in questo periodo, il Lavoro è messo all’angolo, in favore del profitto, della finanza...
L’Italia sembra non essere un Paese per imprenditori, nonostante anche fra i giovani vi sia la voglia di fare impresa, ma purtroppo burocrazia, tasse, norme sempre più stringenti (pensate che per aprire una gelateria servono 70 adempimenti) frenano anche quei pochi che vorrebbero provarci.
L’Italia, dicono le statistiche, non è neanche un Paese per giovani. La difficoltà a trovare un lavoro che sia continuativo e dignitoso si accompagna all’impossibilità di metter su casa. Come fai a spendere 4/5 mila euro al metro quadro? Spesso, solo l’aiuto dei genitori può permettere loro di affrontare questa sfida, sempre ipotecata da 30 anni di mutuo.
L’Italia non è neppure un Paese per i migranti. Non riusciamo a creare percorsi di integrazione sociale e lavorativa e, anche quando qualcuno di loro riesce a trovare un’occupazione regolare, la sfida di un tetto sopra la propria testa, è quasi impossibile.
Ma allora, viene da chiedersi: “Ma l’Italia, è il Paese di chi?” Verrebbe da rispondere: degli italiani.
Ma quali italiani? Quelli giovani? Sempre minori per numero e che, quando possono, se ne vanno all’estero? Di quella classe media che non sa a quale media ci si riferisce, poiché guadagna meno di 20 anni fa? Dei pensionati? Che ogni giorno, facendo la spesa, si chiedono cosa possono togliere dal carrello, per far quadrare i conti? Gli stessi che sperano di stare sempre bene, a lungo, e che la casa di riposo sia un’ipotesi remota, poiché spesso economicamente insostenibile.
Diventa difficile uscire da questo vortice, ma noi – come imprenditori artigiani - rappresentiamo quello che tecnicamente viene definito un “corpo intermedio”, ovvero un’associazione di rappresentanza degli Artigiani che sono da sempre “costruiti” attorno al Lavoro.
Sappiamo che non ci sono soluzioni facili (solo Pinocchio credette al gatto e alla volpe...), non apparteniamo a una specifica parte politica, ma siamo ancora fra quelli che credono che si debba “ripartire” dando dignità al lavoro e all’uomo che lo svolge, anche per dare testimonianza alla forza, alla resistenza, alle idee e alla fantasia, oltreché a una capacità imprenditoriale di una classe artigiana che, nonostante tutto e tutti, ogni giorno si impegna a svolgere bene il proprio lavoro, valorizzando i propri collaboratori e tutta la comunità in cui le nostre imprese operano.
A nostro avviso, questa è l’unica strada percorribile. Non ci salveranno distinzioni fra nazionalità, colore, etnie e allontanamento degli esclusi. Ci sarà davvero speranza se rimetteremo al centro il primo articolo della nostra Costituzione: Art.1 L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Buon Primo Maggio a tutti! (Flavio Romanello – presidente del Mandamento Confartigianato Imprese Treviso)