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Superstrada pedemontana: De Berti commenta il “buco” negli introiti dei pedaggi, la replica di Delrio e Ostanel
L’ex assessora della Regione Veneto, Elisa De Berti, oggi consigliera regionale delegata alle Infrastrutture, vede il bicchiere mezzo pieno.
“Probabilmente - spiega - il traffico leggero è stato sovrastimato nel 2017; invece, per quanto riguarda il traffico pesante, siamo ben al di là delle previsioni. Teniamo conto che queste previsioni erano state fatte prima della pandemia e prima delle due guerre che hanno avuto conseguenze pesanti per l’Europa e per l’Italia. La capacità di spesa dei cittadini è nettamente diminuita”.
Non si pente, dunque, del progetto Spv?
Dovevamo dare una risposta a una delle zone più industrializzate del Veneto, con un Pil significativo. La scelta della finanza di progetto e la correzione operata nel 2017, con il Terzo atto convenzionale (Tac) sono state dettate dall’impossibilità, da parte della Regione, di gestire un’arteria simile: ci sarebbe costata più di 200 milioni l’anno. Così, il rischio di costruzione, manutenzione e gestione è in capo ai privati.
Al momento, però, la Spv non si sostiene con i soli ricavi.
Voglio ricordare le condizioni in cui arrivammo al Tac: l’opera era già al 30 per cento, gli sbancamenti erano al 70 per cento, il concessionario era bloccato, perché non trovava finanziamenti e lo Stato, togliendo il Commissario governativo, dichiarava che l’opera non era di interesse nazionale. La Regione si è ritrovata da sola. Avevamo già speso 600 milioni; con il Tac, e con la nomina dell’ingegnera Elisabetta Pellegrini, direttrice della struttura di progetto, abbiamo rimesso in campo l’opera. Al momento, c’è un intervento del Bilancio regionale per ripianare il canone, ma il servizio offerto ai cittadini è importante e vitale.
Perché avete scelto la scontistica solo dal lunedì al venerdì, e non avete previsto abbonamenti per i pendolari?
Dovevamo intervenire là dove mancavano gli accessi alla superstrada, non trasferire chi già la frequenta sulla scontistica, perché questo si sarebbe tradotto in una perdita di bilancio.
Non crede che ancora oggi la Spv sia poco conosciuta? Pochi sanno che dai suoi caselli si possono raggiungere bellezze come il monumento Brion, Asolo o la villa Maser, la Gipsoteca canoviana.
Dal punto di vista turistico non lo so, non me ne sono mai occupata. Di certo, la Spv è demonizzata. Molti dicono che costa troppo e così non la provano neppure. Si dimentica, ad esempio, che nel 2017 con il Tac abbiamo ridotto l’esborso del pubblico di ben 9 miliardi. Oggi, al termine della concessione, il pubblico spenderà circa 12 miliardi; in origine dovevano essere quasi 22.
La replica dell’ex ministro Delrio: “Zaia scelse di procedere autonomamente”
“Nessuno ha scaricato la Regione Veneto – spiega l’ex ministro ai Lavori pubblici Graziano Delrio, da noi interpellato –. Con la Regione Veneto e il governatore Luca Zaia avevamo un rapporto molto sereno e rispettoso. Noi chiedevamo di rivedere il progetto perché, a nostro parere, non era sostenibile come altri progetti di finanza in cantiere in Veneto. Erano investimenti privati da cui non era possibile rientrare e che avrebbero richiesto, alla fine, un intervento pubblico”.
Delrio spiega, poi, che tutto quello che lo Stato doveva versare era stato versato: circa 600 milioni di euro. “Lo Stato non è un bancomat a cui io ricorro quando le cose non funzionano più. Ritenevamo sbagliate le ipotesi di flusso del traffico. Se non fosse stato revisionato il progetto, la Regione doveva prendersene la responsabilità”.
Conclude l’ex ministro: “Ricordo che in quello stesso periodo fu revisionato il progetto della Salerno-Reggio Calabria, che era faraonico. Con la revisione e la razionalizzazione, la Salerno-Reggio Calabria fu inaugurata dopo tre anni. Forse, ci saremmo riusciti anche con la Superstrada pedemontana veneta. Zaia scelse di procedere autonomamente, con tutte le conseguenze del caso che oggi possiamo vedere”.
Ostanel: “Oggi sappiamo che quest’opera non è sostenibile
La consigliera regionale Elena Ostanel, di Alleanza Verdi Sinistra - Reti civiche, con il suo gruppo, ha fortemente criticato il passivo dichiarato dalla Regione Veneto per la Spv.
“Le previsioni - spiega - erano ottimistiche. Lo dicono i dati di traffico dei primi anni di esercizio, soprattutto per quanto riguarda i veicoli leggeri, ben al di sotto delle stime originarie. La narrazione è stata quella dell’autosostenibilità economica, nel tempo. Ma oggi sappiamo che non è così, e che siamo indietro rispetto alle previsioni. I numeri pongono un problema serio di equilibrio finanziario, che stiamo pagando da anni con il nostro bilancio regionale: sono risorse che avremmo potuto destinare altrove, a servizi di prima necessità. Chiedendo un intervento pubblico stabile per coprire i costi si ammette che l’autosostenibilità promessa non si è realizzata.
Oggi cosa possiamo fare?
Il danno, in termini di impegno finanziario, è già stato fatto. Proprio per questo, oggi dobbiamo ragionare in modo pragmatico su come gestire al meglio ciò che esiste. Ben vengano interventi migliorativi. Scontistiche selettive e miglioramento della segnaletica - anche turistica - possono essere valutati, ma vanno misurati negli effetti reali sui flussi. La questione centrale resta la trasparenza: oggi, anche un consigliere regionale deve ricorrere a ripetuti accessi agli atti per avere dati sui flussi: i numeri dovrebbero essere pubblici, aggiornati e facilmente consultabili.
L’ex assessora De Berti dice che l’opera è stata demonizzata.
Attribuire le difficoltà di traffico alla “demonizzazione” mi sembra davvero scorretto. La responsabilità è in capo a chi, a suo tempo, ha firmato un contratto capestro con il costruttore; alle Giunte leghiste che negli anni successivi non sono riuscite a rinegoziare l’accordo; a chi si è fidato di un piano di rientro sbagliato; a chi ha pensato che, con costi così alti, camion e auto potessero, comunque, transitarvi in numero sufficiente.



