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Editoriale: Sic transit gloria mundi

Silvio Berlusconi è stato un uomo di successo, potente, ricco. Sapeva, però, che anche per lui, come per tutti i potenti, la gloria del mondo sarebbe passata

29/06/2023

Con la morte di Silvio Berlusconi, forse, a più di qualcuno è venuta in mente la celebre locuzione latina medievale: “La gloria di questo mondo passa rapidamente”. L’espressione, però, la si trova già in san Giovanni, quando nella sua Prima Lettera raccomandava di guardarsi bene dal mondo, dalla concupiscenza della carne, degli occhi e dalla superbia della vita, che non vengono certo dal Padre ma che, anzi allontanano dal suo amore perché, alla fine di tutto, “Il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno” (2,17). San Paolo, a sua volta, ammoniva a non inciampare nella forma idolatrica del potere, degli affetti, del possesso, del piacere e del mondo perché “passa la scena di questo mondo” (1Cor 7, 29-30).
Berlusconi è stato un uomo di successo, un potente, ricco quanto basta, che per circa trent’anni ha influito e, per un certo periodo, dominato e condizionato la politica e la vita del nostro Paese. Sapeva, però, che anche per lui, come per tutti i potenti, la gloria del mondo sarebbe passata. Lo ricordò anche al momento della tragica esecuzione, nel 2011, del potente rais libico, nonché amico, Mu’ammar Gheddafi che commentò con un laconico “Sic transit gloria mundi”. Purtroppo tutti, quando occupiamo certe posizioni di potere corriamo il rischio di sentirci quasi immortali, intoccabili ed esentati da autolimitazioni.

La rapida ascesa
Berlusconi, diversamente da come pensavano o speravano i suoi avversari, ha terminato la parabola della sua gloria in modo naturale, con una morte per malattia. Infatti, a sbalzarlo dal trono non sono stati sufficienti le tante inchieste dei magistrati su presunti illeciti o scandali finanziari, fiscali, televisivi, editoriali e, persino, sessuali con i conseguenti processi, diversi dei quali conclusi anzitempo per la prescrizione dei reati dovuta, spesso, a leggi “ad personam”, oppure al continuo rinvio delle udienze per impedimenti di tipo politico-istituzionali, o legati alla salute.
Per il suo talento umano e per le amicizie che ha saputo stringere con altri potenti della terra (il presidente americano George W. Bush, quello della federazione russa Vladimir Putin, lo stesso Gheddafi, il turco Tayyip Erdogan e altri), ha realizzato a livello internazionale alcuni buoni risultati. Su tutti, il vertice di Pratica di Mare nel 2002, allorché riuscì a far incontrare Bush e Putin e mediò un importante trattato fra la Nato e la Russia che rappresentò la vera conclusione del confronto bipolare tra le due superpotenze, fissando alcuni capisaldi comuni quali la lotta al terrorismo, la non proliferazione nucleare, la gestione delle crisi internazionali, ecc.

Il lento declino
Tuttavia, dopo la “discesa in campo” con l’affermazione del suo partito Forza Italia alle elezioni del 1994 e un alternarsi di successi e sconfitte, a partire dal 2011 per Berlusconi è iniziata la fase discendente, simbolicamente rappresentata nella caduta del suo quarto e ultimo Governo, dovuta alle dimissioni cui fu costretto di fronte alla disastrosa situazione economica e finanziaria in cui stava precipitando il Paese (con lo spread a 574 punti).
A intaccare il suo prestigio personale (almeno all’estero) e l’immagine pubblica di statista sono state le citate disavventure giudiziarie, soprattutto quelle legate a vicende (o scandali) a sfondo sessuale, denunciate fin dal 2007 dalla moglie Veronica Lario (“non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni”, aveva dichiarato). Per molto meno un premier di una qualunque democrazia occidentale sarebbe stato costretto a dimettersi. Berlusconi, invece, forte della “comprensione” degli italiani e del potere politico-economico che deteneva, rimase saldamente in sella e tirò avanti.
Queste vicende personali e politiche gli hanno procurato un progressivo calo di autorevolezza e di considerazione presso i partner europei. Eloquenti sono stati nel 2011 gli sguardi e i sorrisi che si scambiarono la cancelliera tedesca Merkel e il presidente francese Sarkozy quando la stampa chiese loro se avessero fiducia in Berlusconi e negli austeri e impopolari provvedimenti che aveva promesso di adottare, per far uscire l’Italia dalla crisi.

Un uomo controverso
Per il suo carisma, il successo, la grande forza comunicativa e il suo populismo, ha conquistato milioni di italiani. E’ riuscito a intercettare e a interpretare le attese e gli umori (la pancia) di molti italiani, a volte illudendoli attraverso le sue televisioni che tutto fosse facile, a portata di mano e persino lecito e indicando nell’austerità e nei comunisti (categoria da egli furbescamente riesumata) i veri nemici della felicità, alla quale il popolo aveva, invece, diritto. Era un ricco che piaceva ai poveri, e sapeva farsi amare da molti, anche in modo viscerale.
Di contro, però, tanti altri milioni lo detestavano, ritenendolo un uomo che ha pensato solo ai propri interessi piegando, senza vergogna o pudore, le Istituzioni dello Stato. Alla fine, come accade in politica con leader troppo carismatici e pervasivi, ha diviso gli animi. E questo lo si è visto anche al funerale ove, purtroppo, tutti ci hanno messo del loro: il Governo Meloni che ha voluto proclamare un inusuale lutto nazionale; i sostenitori, che lo hanno osannato fino quasi a canonizzarlo; i suoi detrattori più ostinati, che non hanno perso l’occasione per negargli qualunque merito e, anzi, per demonizzarlo.

Tutto passa
Ora molti aspettano di vedere che fine farà il partito “personale” di Silvio, Forza Italia e quali eventuali ripercussioni ci saranno nella compagine di centrodestra. Ma anche di vedere come e dove finiranno la sua immensa fortuna e le aziende. Trent’anni di vita politica e il supporto di “altri” potenti hanno consentito a Berlusconi di salvare le sue aziende che negli anni ‘90 stavano andando verso la bancarotta, e accumulare un patrimonio che attualmente è stimato sui 7 miliardi di dollari.
In ogni caso, per gli eredi politici, per quelli del suo impero economico e per qualunque comune mortale, resta sempre valida l’ammonizione di Gesù di non vendere l’anima per avere più soldi, più potere e più piaceri perché la gloria di questo mondo passa rapidamente e tutti, come ha detto al funerale l’arcivescovo Delpini, troveremo in Dio il giudizio e il compimento.

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