Certo è che nessun capo di Stato ha mai osato tanto.
Il Papa ha denunciato quel delirio di onnipotenza...
La causa scatenante della manifestazione è tutta politica e sta nel progetto di legge di modifica della Costituzione per consentire all’attuale presidente conservatore Horacio Cartes la ricandidatura alle Presidenziali del 2018. Testimonianze da San Juan Bautista, dove vivono i nostri missionari fidei donum.
Appare al momento tranquilla la situazione ad Asunción, capitale del Paraguay, teatro di ieri di forti scontri di piazza, culminati con l’occupazione del Parlamento da parte di migliaia di manifestanti e con la dura reazione della Polizia, che ha causato una vittima e una trentina di feriti, tra cui tre senatori.
La causa scatenante della manifestazione è tutta politica e sta nel progetto di legge di modifica della Costituzione per consentire all’attuale presidente conservatore Horacio Cartes la ricandidatura alle Presidenziali del 2018. Ieri in Senato era in programma la votazione sulla legge, che è stata spostata in una sede bicamerale del Congresso, poiché il Senato era occupato dai parlamentari di opposizione del Partido Liberal. Qui 25 senatori, nonostante l’assenza dell’opposizione e dello stesso Presidente del Senato, hanno votato l’emendamento decisivo, scatenando l’ira di circa un migliaio di manifestanti che hanno occupato il Congresso, appiccando un incendio al primo piano dell’edificio. Gli scontri sono poi proseguiti nelle vie del centro ed hanno appunto causato una vittima, sembra in seguito all’irruzione della Polizia nella sede del Partido Liberal Radical Autentico.
Sui fatti di ieri è intervenuta con un comunicato la Conferenza episcopale del Paraguay: “Rivolgiamo un appello urgente alla pace. Condanniamo ogni atto di vandalismo e di violenza. La violenza genera ulteriore violenza. Questo modo di procedere non è democratico. Invitiamo a mettere in atto con responsabilità qualsiasi manifestazione come resistenza attiva non violenta. La pace sta al di sopra di ogni interesse particolare o partitico, e sta perfino al di sopra della legalità che viene invocata”.
Proseguono i Vescovi paraguagi: “Il processo di riforma costituzionale ha scatenato l’irrazionale atto di violenza, da condannare, di una parte di cittadini che si sono spinti dentro il Parlamento. Osserviamo con dolore il confronto pubblico e vogliamo chiedere a tutti, autorità e popolo, di non fare uso della violenza, di custodire l’integrità e la vita di tutti, di far sì che le manifestazioni non si trasformino in un campo di battaglia”.
Al tempo stesso, secondo l’Episcopato, “è urgente riguadagnare la fiducia sociale con gesti concreti di incontro, dialogo e trasparenza, rispettando un procedimento nel quale la libertà e la possibilità di prendere decisioni non siano compresse per la premura dei procedimenti parlamentari”. L’invito, perciò, è “che non siano né vincitori né vinti”. Infine, si chiede ai cittadini e ai governanti di “guardare non solamente alla motivazione delle proprie azioni, ma anche alle conseguenze”.
L’arcivescovo di Asunción, mons. Edmundo Valenzuela, in una nota ha invece chiesto al presidente di “frenare la violenza” e di ordinare alle forze di polizia di “non usare armi contro i manifestanti”.
I comunicati fanno seguito ad altri due interventi pubblici dei Vescovi, avvenuti nelle scorse settimane. In particolare, martedì scorso, avevano diramato un duro comunicato rispetto alla volontà dell’attuale presidente, scrivendo: "Le decisioni prese, con seri dubbi sulla loro legalità e legittimità, sono un segno della assoluta mancanza di considerazione e di rispetto per l'istituzione democratica che con tanto impegno e dedizione abbiamo conquistato dopo decenni di dittatura"
"Riteniamo prudente non insistere sull’introduzione della rielezione presidenziale attraverso la via dell’emendamento costituzionale, perché produce inutile tensione e polarizzazione sociale, che, se non gestita correttamente, potrebbe diventare violenza con imprevedibili conseguenze".
Cosa puntualmente avvenuta. “La situazione è molto instabile – spiega al Sir mons. Melanio Medina Salinas, da una settimana vescovo emerito di San Juan Bautista de las Misiones. E una forte responsabilità ricade sul Presidente e sulla sua forzatura”. Al tempo stesso, il Vescovo ribadisce la condanna di ogni violenza ed atto vandalico, ma definisce “motivata” la protesta da parte del popolo e chiede alle autorità “un gesto di responsabilità”.
Dalla stessa diocesi di San Juan Bautista ci risponde don Gianfranco Pegoraro, missionario fidei donum della diocesi di Treviso: “La situazione è ancora molto confusa ci spiega – la situazione è tutta di carattere politico e anche nelle notizie che stanno circolando ci sono probabilmente eccessi e strumentalizzazioni, anche dall’opposizione”. In effetti sui social network sono moltissime le denunce, soprattutto da parte di studenti universitari, sulla forte repressione messa in atto ieri dalla Polizia dopo l’occupazione del Parlamento.
Prosegue il sacerdote: “La situazione si chiarirà nei prossimi giorni, certo si è venuta a creare una forte contrapposizione politica, nel momento in cui il consenso del presidente Cartes non è molto alto. Nel suo stesso partito ci sono forti dissensi rispetto al progetto di modifica costituzionale”.