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Il nuovo esame di maturità preoccupa gli studenti
Hanno 23 anni, studiano all’università - una Psicologia, l’altra Sociologia -, ma dedicano molto del loro tempo al Movimento studenti di Azione cattolica, di cui sono incaricate regionali per il Triveneto. Mariasole Maggiolo e Agnese Rizzetto si occupano di sensibilizzare, riunire e coinvolgere gli studenti delle superiori, cercando di capire come migliorare la scuola e il benessere di chi la vive ogni giorno.
“Il tema più delicato è quello della rappresentanza - ci dicono -. I rappresentanti di classe e d’istituto non hanno un grande impatto sulla vita scolastica. Il nostro Movimento cerca, con i circoli attivi nelle diverse diocesi, di rafforzare questa partecipazione. Cerchiamo di far incontrare i giovani, operiamo, com’è tradizione nell’Azione cattolica, grazie al lavoro delle équipe. Si tratta di una rappresentanza che cresce dal basso. Tutte le nostre attività portano al dibattito e al confronto. Nel territorio costruiamo diversi eventi. A livello nazionale abbiamo lavorato su temi come l’inclusione, l’essere comunità scolastica, la bocciatura e la dispersione scolastica”.
In quest’anno scolastico, come sono andate le cose?
Viviamo in una società sempre più orientata alla performatività: ogni deviazione dallo standard è percepita come una mancanza. Le maggiori possibilità di comunicazione e l’esposizione continua ai giudizi degli altri rendono gli insuccessi più difficili da elaborare. Nei nostri giovani c’è tanta ansia da prestazione, c’è la pressione esterna degli insegnanti, dei genitori e anche dei pari. La didattica non è al passo con queste problematiche e non sempre è disposta ad affrontarle. Nelle nostre schede informative abbiamo cercato di spiegare ai giovani la dinamica della competizione, il “dover dare sempre il meglio di sé” e il fatto che ogni errore venga percepito come un fallimento invece che come un momento di crescita e apprendimento.
È stato anche l’anno dell’Intelligenza artificiale, presente da tempo nei cellulari, ma ormai sdoganata anche in classe.
Onestamente i circoli si sono interrogati molto su come l’Intelligenza artificiale si intrecci con la vita personale, con la propria intelligenza, con l’arte e la cultura. Abbiamo cercato il confine tra l’umano e l’artificiale. L’Ia sta dando una mano agli studenti: se poi pensiamo serva ad aggirare le prove, direi che questo è sempre successo, forse oggi tutto è più raffinato. Resta il fatto che questo strumento è molto utile, se usato correttamente, e per questo bisogna conoscerlo bene. Dobbiamo dire che il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha dedicato fondi a questo e sta incentivando un utilizzo costruttivo.
Com’è andata con la stretta sul voto di condotta?
L’impatto è forte sul nuovo esame di maturità. Un esame che non piace. Anzi, affidare il giudizio finale, dopo cinque anni di lavoro, a soli quattro docenti non tranquillizza. Nel complesso non pare che il nuovo voto di condotta abbia migliorato il clima in classe.
Quest’anno abbiamo diminuito la dispersione e siamo tra i migliori in Europa.
Non abbiamo diminuito la dispersione implicita, ovvero il fatto che molti studenti finiscano la scuola senza raggiungere gli obiettivi minimi. Poi una persona inizia le superiori senza sapere come le concluderà e con quale tipo di esame, ma capita anche che le riforme arrivino ad anno iniziato. Uno stress per gli studenti.
Cosa ne pensate del 4+2, delle riforme - anche del nome - degli Istituti tecnici proposte dal Ministro?
La riforma dei tecnici non convince. Molte materie scientifiche vengono accorpate e si riducono le ore di scienze. I docenti specializzati in determinate discipline, come la chimica ad esempio, si trovano a insegnare materie ibride. Il sistema appare molto specializzato e, in caso di errore, non si può tornare indietro, se non perdendo l’anno. Molti scelgono il liceo perché lascia aperte più possibilità.
Almeno i professori sono tutti pronti a inizio anno?
Noi siamo organizzati per avere dei feedback. La gestione delle cattedre comporta continui cambi, il sistema di reclutamento è complesso. Per non parlare delle strutture: esistono ancora scuole che fanno educazione fisica al parco, molte aule non sono adatte a una didattica innovativa.
Cosa manca di più nella scuola?
Manca l’educazione al pensiero critico, alla cittadinanza attiva, la consapevolezza di essere partecipi di uno Stato e di una società.
Digitale, affettività, materie Stem sono ancora settori critici?
Siamo ancora indietro rispetto all’Europa. Se i giovani hanno competenze digitali è perché se le sono fatte da soli, a meno che non frequentino scuole dedicate all’informatica. Per non parlare dell’educazione all’affettività, dove facciamo poco. Serve anche un riequilibrio tra materie umanistiche e materie Stem. Il pensiero scientifico diventa molto importante in un’ottica di transdisciplinarietà, che deve crescere.



