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Luigi Stefanini: un convegno per i 70 anni dalla scomparsa

Importanti professori universitari saranno presenti a Ca’ dei Carraresi, insieme a studenti trevigiani che leggeranno gli scritti del filosofo trevigiano
03/04/2026

Proseguono nel capoluogo della Marca gli eventi dell’anno stefaniniano nel settantesimo della scomparsa del filosofo trevigiano.

Giovedì 10 aprile si terrà a Casa dei Carraresi, per l’intera giornata, il convegno “Persona, libertà, società in Luigi Stefanini”, con relazioni di importanti docenti universitari di tutta Italia, ma vi sarà anche la partecipazione di alcuni studenti dei licei che leggono gli scritti del pensatore di casa nostra.

Intanto è uscito (per il momento on line, ma presto anche in edizione cartacea) il volume “L’Europa e l’idea di persona”, a cura di Gregorio Piaia e Lucia Stefanutti, edito dalla Facoltà teologica del Triveneto.

Un volume a più mani che avvolge i concetti, e realtà, di “persona” ed “Europa”.

“Il Vecchio Continente - sintetizza Lucia Stefanutti, presidente della Fondazione Stefanini -, si trova a un bivio in cui da una parte sta la difesa della propria identità e dall’altra la tentazione di un ordine nuovo disumanizzante. La trasformazione digitale è il prodromo di un totalitarismo soft in cui la persona è ridotta a utente in un universo in cui il potere si impone non con la violenza, ma insinuandosi nella nostra quotidianità”.

Apre la serie dei contributi la brillante, ed esaustiva, sintesi di Piaia sulla storia dell’idea di Europa. Lo storico della filosofia accusa, o almeno prende atto, dell’attuale debolezza istituzionale dell’Unione europea e dell’appannamento dei valori che fino a oggi hanno sorretto la sua identità. Termine in cui confluiscono la Civiltà greco-romana, il Cristianesimo e l’Illuminismo.

E qui incontriamo il termine guida di Luigi Stefanini: “persona”. Perché l’idea di Europa è inglobata in questa parola che costituisce il valore primario rispetto alla società e allo Stato.

L’autore ripercorre il cammino di una unione europea ipotizzata e desiderata attraverso i passaggi di Ceca, Cee, Euratom, Maastricht, Euro. Ma mai realizzata. Si continua con paragoni storici affascinanti che vanno dalla Grecia attraverso l’ellenismo fino al VII secolo, quando il Cristianesimo formalizza l’idea di Europa valorizzando concetti di fraternità e uguaglianza sconosciuti al mondo antico.

E, continuando, ecco l’Europa dei monasteri, delle cattedrali, delle università, il rinascimento, le accademie per arrivare a una unità culturale da cui spunta una coscienza europea.

Piaia ribadisce il pensiero crociano, quindi di un laico, delle radici cristiane dell’Europa. Senza trascurare l’apporto di Federico Chabod, storico dell’Europa.

Allora qual è la crisi del nostro tempo? Il processo di secolarizzazione che ci ha tolto la fede.

Piaia, concludendo il suo bell’intervento, si affida all’“annuncio evangelico che si conclude nella Resurrezione”.

Glori Cappello, autrice della monumentale biografia di Stefanini, analizza il rapporto del filosofo con l’Europa e parla di “sfida etica”. Una tradizione storica da cui emergono differenze tra soggetti, nazioni, culture. Tutti valori che sono il vero punto di forza su cui basare il dialogo per affrontare un futuro incerto. Stefanini - continua la studiosa trevigiana - ribadisce il principio della similitudo entis, che salva le differenze degli esseri senza annullarle. La perdita dell’unità religiosa è stata la causa che ha disgregato il Vecchio Continente e la sua civiltà. Quell’unione che nel Medioevo la Chiesa aveva forgiato attraverso lingua (il latino), istituzioni e cultura. Anche Glori Cappello valorizza il ruolo unificante delle università. È tra Quattro e inizio Cinquecento che Stati nazionali e Riforma spezzano questa unità. Ora per riunificare l’Europa, o una nuova Europa, è necessario accentuare le “differenze convergenti”.

Stefanini parla di “armonia spirituale» e indica nella singolarità l’anima dell’Europa. E introduce anche il concetto di metafisica della persona che, con la dialettica del diverso, è creatrice di valori.

Giuseppe Goisis si interroga sul significato di “anima” e rileva l’inaridimento delle radici cristiane. I valori dell’Europa sono la libertà, le regole democratiche, l’eguaglianza, lo Stato di diritto, il rispetto delle minoranze.

E, riprendendo concetti prima espressi, sostiene che da Erasmo a Kant siamo eredi di una tradizione che vive sui valori dell’umanesimo.

Per Giovanni Catapano l’unità della persona non è una entità statica e compatta, ma un processo dinamico. E si rifà ai Padri della Chiesa, alla nozione di persona che per Agostino è “immagine di Dio”. E si può continuare con gli apporti di Boezio, Tommaso d’Aquino, Duns Scoto.

Flavia Silli si concentra sulla identità spirituale dell’Europa e analizza la connessione fra Stefanini, Patocka e Benedetto XVI, autori che rivelano affinità di vedute sui temi di Europa, persona e religione. L’anima è il centro di una ricerca integrale. Patocka riconosce nella “cura dell’anima” una delle grandi eredità della Grecia classica. E auspica, insieme con papa Ratzinger, il recupero del concetto greco del logos. Così torna in primo piano la persona in quanto portatrice del logos. Di qui, quasi automaticamente, la possibilità di trovare il fondamento di un nuovo umanesimo europeo.

Francesco Solitario si occupa di Europa e Oriente parlando di “approccio comparato” tra Leibniz e l’Oriente, cui manca, però, la Rivelazione. L’autore propone anche appassionanti studi di linguistica comparata, l’interesse, soprattutto nell’Ottocento, per il sanscrito. Studi che possono contribuire ad una più viva coscienza della identità culturale europea fondata sul messaggio cristiano.

Da ultimo Andrea Favaro si interroga su quale futuro sarà possibile tra “Digital compass” e politica.

Parola conclusiva al curatore Gregorio Piaia che ribadisce l’idea di persona come realizzazione di cittadino consapevole e attivo. La nostra vecchia Europa ci offre ancora speranza.

Purché non ci culliamo in uno sterile attendismo.

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