Dei tanti messaggi di congratulazioni che mi sono arrivati in questi giorni, porto nel cuore, in particolare,...
Non basta avere il campetto: è uno spazio educativo e di relazione
“Lancio un appello ai parroci: troviamoci e parliamo della possibilità di rimettere a posto tutte le attrezzature sportive delle loro parrocchie. In ogni parrocchia c’è almeno un campo o campetto da calcio e, in molti casi, ci sono lavori da fare. Il Comune può contribuire in modo da rimetterli a disposizione di tutti”. L’appello lanciato alla fine di agosto dal sindaco di Treviso, Mario Conte, non è caduto nel vuoto. Alcuni parroci hanno infatti risposto, evidenziando le criticità che costringono alcune strutture a rimanere chiuse. La maggior parte dei campetti, tuttavia, è sempre aperta e offre ancora oggi a chiunque la possibilità di ritrovarsi con gli amici e dare due calci a un pallone.
Da qui è nato un confronto con il Comune per capire come dare concretezza alla proposta del sindaco e intervenire, dove necessario, per rendere nuovamente fruibili e sicuri questi spazi. Tra gli interlocutori del primo cittadino c’è anche don Giovanni Giuffrida, vicario foraneo del vicariato urbano e parroco del Sacro Cuore.
“Abbiamo condiviso l’idea del sindaco Conte che servono spazi liberi per giocare, dove i ragazzi non siano per forza inglobati in società, squadre e campionati, ma possano incontrarsi ed esprimersi liberamente, pur sempre nel rispetto delle regole. E, in effetti, chi fornisce questi spazi sono ancora prevalentemente le parrocchie”, spiega don Giuffrida.
I parroci che si sono esposti hanno però evidenziato che non basta lo spazio: occorre anche una presenza educativa. È questo il problema maggiore?
È certamente positivo che il Comune si sia detto disponibile ad aiutare le parrocchie a rinnovare strutture che, in molti casi, sono datate. Nonostante questa criticità, sono poche le realtà in cui i campi parrocchiali sono completamente chiusi. C’è però un altro nodo, forse ancora più importante: chi può garantire una presenza educativa? I ragazzi ci sono, ma dove sono gli adulti? La proposta del sindaco è dunque anche un’occasione che interroga le nostre comunità cristiane e ci invita a riscoprire le finalità dei campi sportivi, solitamente legate agli oratori.
In che modo?
Non dobbiamo dimenticare che questi campi rimangono spazi educativi, relazionali e simbolici. Non sono soltanto luoghi di divertimento, ma veri e propri laboratori di crescita personale e comunitaria. Sono luoghi di inclusione, e lo dimostrano le tante provenienze dei ragazzi che qui si incontrano e giocano insieme senza particolari problemi. Sono anche luoghi che possono contrastare l’isolamento della nostra società, soprattutto quell’isolamento digitale nel quale i nostri ragazzi rischiano di cadere. Il gioco, inoltre, rimane una modalità concreta per esprimere e gestire i conflitti, oltre che una valvola di sfogo. È una forma di educazione a una conflittualità sana e al rispetto delle regole. Anche il nostro Vescovo ci aveva sollecitato tempo fa a valorizzare i nostri spazi per i giovani. E sappiamo bene che, per molti ragazzi, il campetto rappresenta ancora l’unico contatto che hanno con la parrocchia.
Mancano, quindi, figure adulte credibili anche in questi ambienti?
Non possiamo pensare che siano i parroci l’unica presenza adulta. A Treviso c’è la realtà degli Operatori di strada, che si occupa dei giovani, marginali e non, anche all’interno dei nostri campetti. Promossa dai parroci del vicariato urbano già nel 1998 e finanziata in gran parte con il contributo dell’8 per mille, questa realtà sta lavorando, tra le altre cose, alla promozione e alla preparazione degli adulti, affinché possano emergere come figure di riferimento nelle nostre comunità, soprattutto negli oratori e nei campi sportivi. Il cammino in questo senso comincia a dare dei frutti, ma rimane in salita.
Quali saranno ora i passi con il Comune di Treviso?
Da una parte siamo in attesa di capire come avverrà il finanziamento, probabilmente attraverso una convenzione che avremo modo di analizzare. Dall’altra, vorremmo proseguire il dialogo con il sindaco insieme a tutti i parroci del vicariato, magari in occasione di uno dei nostri incontri, allargando il confronto anche ad altri temi che riguardano la città di Treviso. I modi e i tempi li valuteremo a breve insieme ai coordinatori delle sei Collaborazioni pastorali. Il tema principale, per noi, rimane però quello di trovare il modo più adeguato per abitare oggi la realtà dei nostri campetti per incontrare i ragazzi. Sono spazi che rimangono a servizio di una comunità cristiana inserita in un territorio e la cui finalità, in ultima analisi, è quella di testimoniare il Vangelo. Cosa può significare questo? La domanda rimane. Forse però proprio questo criterio può aiutarci a capire di cosa abbiamo bisogno e anche come utilizzare al meglio i finanziamenti che il Comune ci sta offrendo. La questione, infatti, non è soltanto rimettere a posto delle strutture, ma chiederci come vogliamo abitare questi luoghi e quale presenza educativa e cristiana vogliamo offrire attraverso di essi.



