venerdì, 29 maggio 2026
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Case vuote prezzi folli

Un alloggio su tre resta disabitato a Cavaso e Possagno. Ma anche nei grandi centri si sfiora il 15 per cento. Lo rivelano i dati dell’Istat

Per una casa in affitto o per acquistare una casa con un mutuo si può arrivare a tre quarti dello stipendio, contrariamente alla Francia, dove serve il 30 per cento. Per i giovani, la casa è come scalare un ottomila.

Eppure, c’è abbondanza di case: gli ultimi dati disponibili, che risalgono a poco più di un anno e mezzo fa, ci dicono che in Italia una casa su quattro non è abitata in maniera permanente. Nella nostra Diocesi siamo sopra la media nazionale con circa il 10 per cento delle case del tutto non occupate; in Italia, su 35,3 milioni di abitazioni 9,6 per cento non sono occupate. A Sondrio le case non occupate superano la metà, il 56,1 per cento. Nella Marca trevigiana, le piccole Cavaso e Possagno sfondano il 30 per cento di case vuote. Oltre la media anche Montebelluna, con il 14,9% di case non occupate, mentre le agenzie immobiliari della città sono piene di cartelli per affittare o vendere; ma poi si entra e, di fronte ai prezzi, crollano le braccia.

Per quanto riguarda le maggiori città, Treviso e Padova ruotano attorno al 13-14 per cento; Venezia, che pure ha Mestre nel conteggio - dove c’è una forte residenzialità -, si attesta sopra il 17 per cento.

Leggendo tra i dati che l’Istat rende disponibili, è evidente anche il fenomeno centripeto, ovvero la concentrazione degli abitanti in città o negli immediati dintorni. Si svuotano, invece, la Pedemontana, il Montello, alcune aree rurali. In ogni caso, la presenza nei centri urbani non basta a saturare le case.

A livello nazionale, i Comuni “polo” (capoluoghi o centri di zona) riportano un’incidenza del 16,9 per cento; seguono i poli intercomunali (23,3) e i Comuni “cintura” (24,2). Ma, distanziandosi dai centri, la percentuale aumenta in modo più consistente: nei Comuni intermedi la quota si attesta al 37, in quelli periferici al 47,9 e in quelli ultraperiferici al 56,3. Nel nostro territorio, l’andamento è perfettamente coerente con la dinamica italiana.

Sconvolgendo le regole dell’economia, che fa abbassare i prezzi, quando c’è grande disponibilità di un prodotto, avere più case vuote comporta prezzi più alti. La periferia e la montagna interna non piacciono e, a dire il vero non fanno nulla per farsi piacere, perché i prezzi, anche lì, sono molto alti.

Conoscere e analizzare questo fenomeno è fondamentale per le Amministrazioni comunali: a seconda di quanto le aree sono popolate e del tipo di locazioni presenti, possono predisporre in modo più o meno capillare i servizi, oltre a ottenere diverse entrate di tipo economico. E’ doveroso ricordare che per l’Istat tra le abitazioni non occupate in modo permanente sono incluse non solo le strutture disabitate, ma anche le seconde case, aspetto importante soprattutto per le mete turistiche.

Così, Belluno è la sesta provincia in Italia e la prima nel Veneto per abitazioni non permanentemente occupate, addirittura il 48,2 per cento, ovvero circa 85 mila alloggi.

Anche la provincia di Venezia risente di questo fenomeno, per la presenza del litorale, con Jesolo, Caorle ed Eraclea che hanno il 50 per cento di case non occupate, confermando di essere fondamentalmente località turistiche, e quindi con la presenza di molte seconde case.

La cintura urbana di Mestre ha le percentuali più basse di case non occupate, spesso ben al di sotto del 10 per cento, cosa che avviene anche per la cintura di Padova, al contrario della cintura di Treviso, dove si resta sempre sopra il 10 per cento di case non occupate.

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