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Doppia celebrazione a Santa Maria della Vittoria
Ci sono momenti in cui la storia di una comunità si trasforma in un cammino condiviso, dove la memoria del passato diventa una bussola per il presente.
È proprio questo lo spirito con cui i fedeli della parrocchia di Santa Maria della Vittoria sul Montello e la Collaborazione pastorale Volpaghese si apprestano a vivere un momento di straordinaria intensità spirituale e storica nel proprio Santuario mariano.
La ricorrenza celebrata domenica 31 maggio
Domenica 31 maggio, difatti, a partire dalle 18, la comunità si stringerà attorno alla sua identità per celebrare un doppio, significativo anniversario: l’ottantesimo anno dall’incoronazione del quadro della Madonna, avvenuta nel 1946 a opera dell’allora vescovo monsignor Antonio Mantiero, e il centenario dell’arrivo di monsignor Angelo Fraccaro, che guidò la parrocchia come amato pastore dal 1926 al 1954.
Sarà una ricorrenza solenne e partecipata, che vedrà la partecipazione di monsignor Andrea Bruno Mazzocato, arcivescovo emerito di Udine; sarà lui a presiedere l’intera celebrazione, guidando i fedeli in un percorso che unisce le generazioni.
Per comprendere appieno il profondo valore di questa festa, è necessario fare un salto all’indietro nel tempo, fino alle radici di questa “avventura” sul Montello.
Don Angelo Fraccaro, originario della parrocchia di Salvarosa, dove era nato nel 1898, arrivò sulla cima del colle il 28 maggio del 1926. Allora era un giovane cappellano di soli ventotto anni a Spinea, fresco di ordinazione e intimorito dalla missione che lo attendeva.
Ma il beato vescovo Longhin lo rassicurò dicendogli che la Madonna lo avrebbe accompagnato sempre. E don Angelo accettò la sfida.
La sua avventura iniziò proprio ai piedi della Presa 16, dove, come lui stesso raccontava nelle sue memorie, fu accolto da ben cinquanta paia di vacche e buoi, indispensabili per trainare fin lassù il camion con le sue cose a causa delle strade piene di fango. Fu l’inizio di un lungo e fecondo cammino durato ventotto anni, durante i quali, grazie a una devozione mariana incrollabile che costò moltissimi sacrifici, sorsero la chiesa, il campanile, la canonica e nacque la comunità parrocchiale di Santa Maria della Vittoria. Nel 1939 vide la consacrazione della chiesa, elevata poi a Santuario nel 1949, diventando il sacerdote della preghiera eucaristica e mariana che alimentò la fede di piccoli e adulti attraverso una catechesi continua.
Don Angelo si preoccupò costantemente di mantenere l’impegno formativo e spirituale della sua gente, ma anche di onorare i voti fatti durante il terribile secondo conflitto mondiale.
L’incoronazione della Vergine Maria faceva proprio parte di questi voti espressi durante la guerra. Quanto fosse vitale per lui quell’evento, e quanto contasse il fatto che la Madonna avesse scelto come suo trono proprio il punto più alto del Montello, lo dimostra il fatto che don Angelo dedicò all’avvenimento ben diciannove pagine dettagliate del registro delle sante messe. In parrocchia, ogni singola attività era orientata a quel grande momento. La cronaca racconta di un fervore collettivo memorabile nei mesi precedenti: d’estate i pellegrinaggi di ragazzi e animatori si ripetevano quasi ogni giorno; d’inverno i cantori provavano instancabilmente, i giovani dell’Azione cattolica preparavano oltre tremila bandierine, mentre nelle famiglie ogni sera si recitava il rosario. Quel tanto atteso 5 maggio 1946 la cerimonia iniziò all’alba, alle sei del mattino, e alle nove, all’arrivo del vescovo Mantiero, il piazzale era invaso da ben diecimila persone giunte da ogni dove.
Fu un momento indimenticabile quando il Vescovo benedisse le due corone d’oro e le pose sul capo del Bambino e della Vergine: sulle note del Regina Coeli, un applauso immenso si levò dalla folla, a testimoniare l’amore eterno per la Mamma celeste.
Oggi, l’intento con cui l’attuale parroco don Angelo Rossi, insieme all’intera comunità cristiana, ha voluto promuovere questa importante rievocazione è proprio quello di ereditare quell’audacia, condividendo una storia che è testimonianza viva di come, con l’aiuto di Maria, la fede possa davvero spostare le montagne.
Invito rivolto ai fedeli
L’invito per la serata di domenica è rivolto a tutti i fedeli, chiamati a mettersi idealmente nei panni di quel primo parroco, compiendo lo stesso cammino ascensionale che lo portò in chiesa al cospetto del Cristo risorto.
La solenne processione partirà praticamente dallo stesso punto in cui ebbe inizio il suo cammino pastorale sul Montello, cent’anni fa, ovvero dall’incrocio tra la Dorsale e la Presa 16, in via G. Vaccari, dove per l’occasione sarà disponibile un’area parcheggio per i pellegrini.
Durante il percorso, intitolato significativamente “Maria, Madre di speranza”, si accompagnerà la venerata effige della Madonna che, come promesso allora, viene portata in processione ogni cinque anni a memoria di quel giorno glorioso. Sarà un vero e proprio itinerario a tappe, scandito da letture del Vangelo e riflessioni, in cui si alterneranno come portantini le comunità di Santa Maria della Vittoria, Volpago, Venegazzù e Selva, in un grande segno di unità pastorale.
Il corteo, aperto dai chierichetti e seguito dalle autorità civili, dal coro e dai lettori, scorterà l’effige fino alla chiesa. Salendo la gradinata, i partecipanti troveranno un grande braciere dove, per la chiusura del mese mariano, verranno bruciate tutte le intenzioni di preghiera scritte dai fedeli.
Nelle intenzioni di don Angelo Rossi e di tutti gli organizzatori, questa celebrazione vuole far tornare ciascuno a casa con il cuore colmo di gioia e speranza.
In caso di maltempo, l’intero programma si svolgerà all’interno del Santuario.



