Certo è che nessun capo di Stato ha mai osato tanto.
Il Papa ha denunciato quel delirio di onnipotenza...
Dopo un intenso e meticoloso lavoro di restauro, che ha coinvolto tutte le maestranze della ditta Mascioni, l’organo del Duomo di San Martino di Lupari è tornato a essere a disposizione della cultura e, soprattutto, della liturgia. Per celebrare questo traguardo, da tanto tempo atteso, sabato 11 aprile è stato promosso un concerto di inaugurazione.
Ospite d’onore il maestro organista Thomas Ospital (una tra le maggiori celebrità a livello mondiale), che ha suonato magistralmente alcune sinfonie dinanzi alla comunità di San Martino (accorsa numerosa) e non solo. Organista titolare del grande organo della chiesa di Saint-Eustache a Parigi, oltre ad aver vinto diversi concorsi internazionali, è professore d’organo al Conservatoire national supèrieur de musique et de danse de Paris. La serata ha avuto inizio con il benvenuto e i ringraziamenti del parroco, mons. Livio Buso, alla comunità e alle autorità; a seguire, ha preso la parola don Paolo Barbisan (direttore Ufficio Beni culturali della Diocesi di Treviso), che ha ricordato quanto la restituzione degli organi alle comunità costituisca un valore storico, artistico, culturale e spirituale. L’intervento di restauro è stato finanziato per il 70% dal fondo Cei, grazie all’8 per mille alla Chiesa cattolica. La serata è proseguita col rito di benedizione dell’organo. Non è mancato l’intervento di un rappresentante della ditta Mascioni, l’arch. Daniele Invernizzi che ha sottolineato quanto fosse necessaria l’opera di restauro, infatti l’organo del Duomo di San Martino di Lupari è uno strumento antico, avendo da poco oltrepassato il secolo. L’intervento ha rispettato il più possibile gli elementi costitutivi (canne, somieri, mantici, ecc.) senza alterarli. La musica sacra funge da ponte tra gli uomini e Dio, e l’organo ne è il veicolo; è capace di dialogare col proprio passato e di aprirsi con responsabilità e bellezza al futuro. Strumento di evangelizzazione, bellezza e coinvolgimento spirituale, sostiene il cantico unanime dei fedeli e rende solenni le celebrazioni liturgiche nella lode a Dio. La decisione di restaurare l’organo a canne è frutto di una comunità fedele alla sua storia: dare nuova vita a quanto di prezioso ci è stato affidato da coloro che ci hanno preceduto è un atto di preservazione.