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Paese: con il cuore in Etiopia

“Il mio cuore è là, ad Addis Abeba”. Così si esprime Adriana Benetton, di Paese, che, da qualche decennio, raccoglie aiuti per i bambini dell’Etiopia, minacciati dalla fame e a rischio di sopravvivenza. Quando per la prima volta, un ventennio fa, lei e il marito Sauro Pozzebon vi si recarono per adottare un bambino, rimasero scioccati nel constatare tanta miseria. Da allora, i due coniugi decisero che l’espressione “Aiutiamoli a casa loro!”, spesso usata ipocritamente, sarebbe diventata un impegno costante
03/04/2026

“Il mio cuore è là, ad Addis Abeba”. Così si esprime Adriana Benetton, di Paese, che, da qualche decennio, raccoglie aiuti per i bambini dell’Etiopia, minacciati dalla fame e a rischio di sopravvivenza. Quando per la prima volta, un ventennio fa, lei e il marito Sauro Pozzebon vi si recarono per adottare un bambino, rimasero scioccati nel constatare tanta miseria. Da allora, i due coniugi decisero che l’espressione “Aiutiamoli a casa loro!”, spesso usata ipocritamente, sarebbe diventata un impegno costante.

La coppia ha avuto due figli biologici e ne ha adottati altri due, Melaku dall’Etiopia e Genny dal Brasile. Tutti i figli, ormai adulti, collaborano attivamente all’impegno dei genitori e la famiglia si è ampliata, con due nipoti, figli di Genny. Da questa esperienza, si sono sviluppate molte iniziative per l’associazione Nuova famiglia, che ora ha una sede nella loro abitazione, dove le donazioni vengono gestite e controllate direttamente.

Adriana e 12 volontarie collaborano con scuole primarie, coinvolgendo gli alunni nella creazione di piccoli manufatti che vengono ceduti per raccogliere fondi destinati all’acquisto di alimenti in Africa. Cose semplici che alla fine si traducono in aiuti di una certa consistenza. Interessate, in questo periodo, sono le scuole di Paese, Signoressa, Venegazzù, Volpago, Musano, Falzè, Istrana, Ospedaletto. I bambini che le frequentano aiutano, quindi, altri loro coetanei più in difficoltà. È un gesto che assume un’importante valenza educativa, come sottolinea Adriana, ma mette anche solide basi per un mondo più equo e pacifico. “In Etiopia ci sono missioni, come quella di Kofele e di Gubrye, che accolgono centinaia di bambini offrendo loro istruzione e un piccolo spuntino quotidiano, che è l’unica sussistenza, ma tanti altri non hanno neppure questo, e la denutrizione è drammatica. Intanto, qui da noi il cibo viene sprecato”.

Siccità e conflitti non fanno altro che aumentare la povertà, tra l’indifferenza del mondo ricco. Adriana Benetton ricorda che, durante la sua prima visita ad Addis Abeba, fu avvicinata da un bambino dagli occhi profondi e supplicanti. Quando gli chiese cosa volesse, lui rispose semplicemente: “Pane”. Ciò la toccò profondamente, così andò in un panificio, comprò un borsone di pane e lo distribuì ai tanti bambini che si erano radunati intorno a lei. Fu un’esperienza che si tramutò in una missione di vita.

Impossibile, dopo tanti anni, enumerare le iniziative realizzate, comprese le numerose adozioni a distanza, in Etiopia, in Brasile e altre nazioni. Nel 2024 Adriana è ritornata in Africa, un viaggio emozionante, portandosi valigie strapiene di medicinali, vestiario per bambini, scarpe e materiale di cancelleria. A sentire lei è solo una goccia nel vasto mare dell’indigenza, che purtroppo continua a crescere: “Sono nata in un luogo privilegiato e sento il dovere di fare la mia parte. Immersi nella nostra agiatezza, tendiamo a ignorare questa realtà; tuttavia, quando si parla di questi temi a scuola, i bambini ti abbracciano perché hai contribuito ad aprire i loro occhi e ti chiedono come possano aiutare i loro coetanei”.

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