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Educare, non punire. L’esempio arriva da Cimadolmo
Educazione, non punizione: questa è stata la strategia messa in campo dal Comune di Cimadolmo, nei confronti di un gruppo di ragazzi minorenni del territorio, autori di un reato ai danni di un concittadino. L’intervento è stato proposto dalla stessa persona che ha subìto il danno e messo in piedi dai Servizi sociali, in collaborazione con la cooperativa Kirikù, che si occupa di diverse progettualità per il Comune, e ha visto la partecipazione diretta delle famiglie coinvolte e dell’Arma dei Carabinieri della Stazione di San Polo di Piave. Firmato un “Patto di corresponsabilità”, le parti hanno partecipato a una serie di incontri e portato a termine con successo il percorso, disegnato all’interno della cornice culturale della giustizia riparativa.
Con uno sforzo condiviso e comunitario e su proposta della stessa vittima del reato commesso dai ragazzi, il Comune di Cimadolmo ha saputo trasformare un episodio critico in un’opportunità di crescita, scegliendo una risposta educativa e responsabilizzante a una punitiva. Il “Patto di corresponsabilità” è stato firmato lo scorso autunno e tra ottobre e dicembre 2025 ogni parte ha mantenuto fede all’impegno promesso. Il Comune di Cimadolmo ha attivato l’attività di volontariato, mettendo a disposizione una persona di riferimento per le attività che ciascun ragazzo, individualmente, ha portato avanti nell’arco di un mese; inoltre, ha coinvolto le forze dell’ordine e i genitori, ha sostenuto la vittima e l’ha indirizzata allo Sportello vittime di reato della provincia di Treviso, promosso e gestito anche dalla cooperativa Kirikù, che ha affiancato i ragazzi con degli appuntamenti settimanali e ha presenziato a tutti gli incontri allargati, facilitando il dialogo; i genitori hanno partecipato agli incontri insieme ai ragazzi, uno dei quali tenuto dai Carabinieri di San Polo di Piave. I ragazzi si sono sperimentati in attività di volontariato a beneficio della collettività, in colloqui individuali e in momenti di confronto guidato.
Il percorso si è chiuso positivamente con un momento di restituzione ai minori e ai genitori; i ragazzi, inoltre, hanno elaborato uno scritto per la persona che ha subìto il danno, che è stato consegnato attraverso i Servizi sociali comunali. L’“esperimento” di Cimadolmo si inserisce nel solco della progettualità che il Tavolo per la giustizia riparativa per la provincia di Treviso cerca di promuovere, con il coinvolgimento di mediatori e realtà di volontariato, anche in una visione preventiva.
“Nella cultura della giustizia riparativa è importante dare attenzione al coinvolgimento di tutte le parti in causa (responsabili del danno, persone che il danno l’hanno subito e comunità) e proprio questo è stato fatto a Cimadolmo, dimostrando l’efficacia di una risposta educativa e responsabilizzante rispetto alla più facile e immediata strada punitiva. L’intervento che è stato messo in opera costituisce un modello valido, che potrebbe e dovrebbe essere sperimentato anche in altri contesti”, commenta Giulia Fiorin, educatrice e referente progetti di Pratiche riparative della cooperativa Kirikù.
“Esperienze come questa mostrano come la collaborazione tra istituzioni, servizi e comunità possa generare interventi capaci di educare alla responsabilità, rafforzare il senso di appartenenza e costruire una comunità più attenta, solidale e consapevole”, dichiara Giovanni Ministeri, sindaco di Cimadolmo.



