Nel suo messaggio per la Quaresima di quest’anno, papa Leone XIV invita ad ascoltare e a digiunare. Anzitutto...
Ucraina: quattro anni di morte
La guerra in Ucraina continua, dal 24 febbraio 2022, a colpire duramente la popolazione civile, tra bombardamenti quotidiani e un conflitto di trincea che non accenna a fermarsi. In questo scenario, diverse organizzazioni umanitarie sono al fianco delle comunità locali, offrendo sostegno concreto alla popolazione. Lenta continua l’avanzata territoriale russa, supportata dall’incursione di droni e missili, che hanno fortemente danneggiato le infrastrutture energetiche in questo rigido inverno.
Mentre a Ginevra si avvia il terzo round di negoziati a tre tra Russia, Ucraina e Stati Uniti, i russi sono ormai a 15 chilometri da Zaporizhzhia, grande e strategico centro industriale dell’Ucraina, ed è stata dichiarata l’allerta aerea in tutto il Paese, a causa di un attacco russo con missili da crociera.
A pochi giorni dal triste anniversario, abbiamo sentito Andrea De Domenico, originario di Camposampiero, capo dell’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite (Ocha) in Ucraina.
Sono passati 4 anni dallo scoppio del conflitto. Come vive oggi la gente in Ucraina?
Credo sia uno dei momenti più difficili dal 2022.La campagna di attacchi che c’è stata negli ultimi due mesi è stata molto molto dura. Ha messo a dura prova tutto il Paese. Ho fatto appena un giro con il direttore delle operazioni di Ocha, Edem Wosurnu, a Odessa, Mykolaïv, Kherson, Zaporizhzhia, Dnipro e Kharkiv, e la situazione è difficilissima. Lo stesso possiamo dire anche per i luoghi più lontani dal fronte, perché la quantità di attacchi alle strutture energetiche è tale per cui, in uno degli inverni più duri degli ultimi 10 anni, centinaia di migliaia di persone sono senza riscaldamento, senza acqua, senza elettricità.
Il conflitto, a est e a ovest dell’Ucraina, si vive allo stesso modo o i bisogni sono diversi?
L’impatto costante sui civili è particolarmente significativo lungo tutta la linea del fronte, di circa 1.200 Km, ma la guerra coinvolge tutto il Paese, producendo qualcosa come 12 milioni di persone in stato di necessità. Ci troviamo ad avere a che fare con una quantità di bisogni immensa.
Nei venti chilometri in prossimità della linea del fronte la gente deve, fondamentalmente, decidere se restare in casa rischiando la vita oppure fuggire, lasciando tutto ed abbandonare la propria casa. Città e villaggi vicini al fronte sono costantemente martoriati da bombardamenti ed attacchi di droni e “shahed”, le sirene antiaeree che suonano giorno e notte, ma la vicinanza al fronte non lascia nemmeno il tempo di raggiungere i rifugi. La sola alternativa sicura è quella dormire nei sotterranei. Nelle città più lontane, l’impatto dell’inverno sulla qualità della vita delle persone è simile, perché gli attacchi alle strutture energetiche avvengono ovunque, nel Paese. Anzi, direi che nelle grandi metropoli, come Kyiv, la situazione è anche peggiore, considerando la sistematicità degli attacchi recenti e il numero di persone che vivono in edifici a molti piani. Anziani, bambini e persone con disabilità fisiche sono i primi a patire le conseguenze della mancanza di elettricità e riscaldamento. I civili vivono nell’angoscia per gli allarmi che suonano giorno e notte, da quattro anni. Provate a immaginare la stanchezza della gente... Talvolta traspare, e le lacrime rigano il volto di alcune persone che incontro. Prevalente rimane, però, la determinazione a resistere, a difendere il proprio Paese. È difficile trovare gente che dica di accettare la sconfitta. Eppure, quest’inverno oltre 250 attacchi diretti sulle strutture energetiche hanno messo in grave difficoltà i civili in tutta l’Ucraina, da Odessa a Kyiv, da Kharkiv a Lviv. Gli sfollati dal fronte nelle regioni di Zaporizhzhia e Donetsk sono progressivamente aumentati. Kostjantynivka, in Donetsk, è oramai quasi impossibile da raggiungere, l’esercito russo si avvicina, ma ancor prima l’artiglieria e i droni mettono in fuga i civili rimasti che sono costretti a fuggire a piedi, in condizioni molto pericolose, con temperature che raggiungono i -20C.
Quella in corso è più una guerra convenzionale o tecnologica?
Questa guerra rappresenta uno spartiacque, a livello militare, di come si combatteranno le guerre in futuro. L’uso dei droni è diventato sistematico sia per attaccare il nemico, e i civili, sia per riapproviggionare le truppe lungo il fronte. Il conflitto tra Russia e Ucraina è in larga misura fatto da attacchi “in remoto”, macchine più o meno avanzate comandate a distanza da esseri umani, in grado di infliggere morte e distruzione. Una guerra ibrida in cui droni, intelligenza artificiale e robot - i cui costi sono contenuti rispetto alle armi convenzionali - affiancano vite umane o le portano via con precisione a chilometri di distanza. I droni Shahed, che arrivano sino a 3 metri, sono in grado di attaccare obiettivi a migliaia di chilometri da dove sono lanciati. Ogni volta che c’è un attacco notturno in città vi è numero impressionante di queste munizioni vaganti, tra i 1.000 e i 1.500. E fanno danni importanti... considerando le cariche esplosive che sono in grado di trasportare. Anche se sono armi precise, quando gli obiettivi sono all’interno di una città non è inusuale che abitazioni, negozi, fermate dell’autobus e civili siano colpiti. A questi si aggiungono i missili balistici, regolarmente lanciati contro obiettivi in seno alle città. È ovvio che tale potenza di fuoco abbia effetti devastanti sui civili, psicologicamente e talvolta purtroppo anche sul piano fisico.
Per quanto riguarda la contaminazione da mine, quanto è un problema attuale e quanto lo sarà negli anni a venire?
Questo è un problema che si è manifestato nella prima fase della guerra, quando l’esercito russo entrò in profondità nel territorio ucraino e ci fu un impiego massiccio di mine, da entrambe le parti. A oggi, l’uso delle mine è circoscritto nella zona del fronte, da una parte e dall’altra. La contaminazione del territorio con mine resta un problema complesso e di lunga durata. Quello che abbiamo visto fare recentemente, in alcune zone lungo la linea del fronte, è l’utilizzo di mine farfalla, disseminate da droni su villaggi e città.
I gruppi più vulnerabili che devono essere aiutati quali sono?
Anziani, bambini e persone con disabilità rimangono sicuramente i soggetti più esposti. Nonostante i colloqui in corso, la guerra va avanti e noi continuiamo a prenderci cura di anziani, donne sole con bambini, persone con disabilità. Abbiamo lanciato, lo scorso 13 gennaio, il piano di azione umanitaria per il 2026, ed è proprio incentrato attorno alle persone maggiormente vulnerabili. Ciò che non avevamo previsto è questa “crisi nella crisi”, legata ai sistematici attacchi alle infrastrutture energetiche, e alla conseguente mancanza di elettricità e riscaldamento, in questo inverno particolarmente rigido, dove abbiamo raggiunto anche i -25°C a Kyiv una decina di giorni fa.
Dopo il taglio americano agli aiuti per la cooperazione, c’è ancora attenzione per la popolazione ucraina?
Se guardiamo in modo obiettivo quanto accade nel mondo, l’Ucraina rimane la crisi umanitaria a cui viene data maggiore attenzione, sia per la prossimità all’Europa, che per l’interesse geopolitico che rappresenta. Gli Stati europei continuano a essere presenti e generosi. Detto ciò, quanto arriva non basta vista la vastità del Paese, e certamente non basta per far fronte all’impatto sulle infrastrutture energetiche. Per l’energia si parla di miliardi di dollari di danni. Se continua questa sistematica operazione di attacco alle infrastrutture civili, ci sarà bisogno di enormi investimenti a lungo termine, quando la guerra sarà terminata. Per quanto riguarda gli aiuti umanitari, abbiamo avuto un calo dei finanziamenti in linea con il resto del mondo, anche considerando la generosità verso l’Ucraina, e ciò significa che non abbiamo potuto rispondere a tutti i bisogni identificati. Il sostegno agli aiuti umanitari in Ucraina è ancora necessario, ora più che mai, e deve continuare.
La percezione dall’Ucraina rispetto ai negoziati in corso è che si arrivi ad una soluzione?
C’è molto scetticismo, perché si è parlato di pace per tutto lo scorso anno. Eppure la gente ha continuato a seppellire i loro cari, ad abbandonare le proprie case. La gente ha continuato ad avere notti insonni sotto bombardamenti ed attacchi di droni, in tutte le città dall’est all’ovest, dal nord al sud del Paese. Ovvio che ci sia scetticismo di fronte a tutto questo parlare di pace, quando la pace, ancora, concretamente non c’è.
E rispetto alla proposta di cedere una parte del territorio dell’Ucraina pur di arrivare alla pace?
Per la mia attività, frequento più la parte est del Paese. Non c’è ancora il sentimento di resa alle richieste di Mosca che vorrebbe ottenere buona parte dell’Ucraina, inclusi territori ancora non occupati. È sicuramente radicato un sentimento di ingiustizia rispetto a queste pretese, anche se è difficile dire quali accordi potranno arrestare la guerra. L’integrità territoriale dell’Ucraina è un principio a cui tutti gli ucraini sono ancora oggi legati.



