Nel suo messaggio per la Quaresima di quest’anno, papa Leone XIV invita ad ascoltare e a digiunare. Anzitutto...
Quaresima: il percorso verso la Pasqua valorizza l’antico itinerario catecumenale
La celebrazione rituale del sacramento del Battesimo si concentra nel gesto simbolico che è l’immersione del battezzando nell’acqua (o il versarla sul suo capo), ma tale gesto è collocato in un itinerario celebrativo che prevede, prima e dopo, altri gesti rituali. Il percorso verso la Pasqua di quest’anno si ispira all’ultimo tratto dell’antico itinerario dei catecumeni, coloro che chiedevano di essere battezzati. Dopo due o tre anni di preparazione, il battesimo veniva celebrato nella Veglia pasquale, nel cuore del percorso liturgico della comunità. Il periodo quaresimale che la precedeva riassumeva le esperienze e i contenuti fondamentali che intessevano la celebrazione battesimale. Oltre agli episodi della vita di Gesù comuni a tutte e tre le proposte liturgiche degli anni A, B e C - il confronto con l’Avversario-Satana e l’incontro con Dio sul monte della trasfigurazione - le altre domeniche offrono tre incontri che aprono a temi fondamentali dell’esperienza battesimale: l’incontro con la donna di Samaria e il tema dell’acqua di vita; l’incontro con l’uomo nato cieco e il tema della luce; l’incontro con Marta e Maria, sorelle di Lazzaro, l’amico morto, e con Lazzaro stesso, e il tema della morte e della vita. Nel cammino verso la Pasqua di quest’anno, alcuni oggetti e gesti simbolici della celebrazione battesimale possono aiutare a riscoprire il senso del sacramento dal quale ha origine la nostra vita di cristiani. Non si tratta tanto di “spiegare cosa significano” tali gesti nel rito del Battesimo, quanto soprattutto di ritrovare l’esperienza a cui fanno riferimento e di indicare ciò a cui aprono nella nostra vita.
Scegli la Vita! Il Mercoledì delle Ceneri può iniziare questo cammino vedendo nel gesto dell’andare a ricevere la cenere sul capo la richiesta iniziale dei catecumeni di prendere parte al percorso verso il Battesimo: la cenere ci rinvia alla fragilità e piccolezza del nostro vivere, che sembra smentire il desiderio così immenso di vita presente nel nostro cuore. È assumere la consapevolezza della nostra realtà limitata, ma insieme anche impastata di una vita sovrabbondante, per cui chiediamo a Dio, colui che ci ha creato nel limite delle forze e nella grandezza del desiderio, di poter camminare fino al passaggio di Pasqua, a cui il Battesimo continuamente ci genera.
Lottiamo contro il Male. La domenica del confronto con il Male porta con sé l’invito a lottare contro di esso, anche quando sembra proporci alternative sensate per il nostro vivere, come per Gesù. L’unzione con l’«olio dei catecumeni» rinvia al massaggio con cui gli atleti riscaldano i muscoli prima dello sforzo che la competizione richiede. L’unzione con l’olio apre a un necessario “allenamento” nei confronti delle scelte impegnative da fare nei confronti del Male che insidia la storia nostra e dell’umanità. Apre a comportamenti da mettere in atto per riconoscere il Male e contrastarlo insieme, scegliendo altre vie da quelle che esso ci propone per compiere il desiderio di vita che ci abita.
Rivestiamoci del Bene. La domenica dell’incontro trasfigurante con il Dio di Gesù e con Gesù stesso, in quella identità che traspare dall’esperienza sul Monte, può essere simboleggiata dalla «veste candida» con la quale venivano rivestiti coloro che uscivano dall’immersione nell’acqua. Richiama la possibilità di rivestirsi di vita nuova, grazie a un incontro che rafforza la relazione con il Padre, fonte della vita stessa.
Dissetiamoci alla fonte. La domenica dell’incontro con la donna di Samaria, considerata inferiore perché donna e perché samaritana, ma anche malvista dai suoi per i suoi “sette mariti”, è l’occasione per accogliere da Gesù il dono di un’«acqua viva» che genera vita, che ci dà ristoro nel rapporto con noi stessi, con Dio, con gli altri, diversi per genere, per etnia, per percorso religioso... Si fa chiamata a ritrovare tutto ciò che il dono di quell’acqua significa per la nostra vita e il nostro ben-essere.
Illuminiamo il cammino. La domenica dell’incontro con l’uomo nato cieco, che i discepoli di Gesù consideravano castigato per i peccati suoi o dei suoi genitori, poi espulso dalla comunità per la sua testimonianza a chi l’aveva guarito, è chiamata ad aprirsi alla luce. Una luce che illumina non solo la realtà che si vede, ma anche i cammini di senso e di appartenenza a una comunità nuova. Un piccolo lume ci ricorda la preziosità di una pur piccola luce, ma che illumina il prossimo passo. La sua vulnerabilità a ogni soffio d’aria affida alla nostra custodia responsabile la Parola di Dio donataci come luce al cammino. Ma, pur sempre a rischio di venir spento, ha anche la possibilità di essere riacceso alla fiamma di chi ci cammina accanto: la risorsa di una comunità con la quale sperimentare la tenacia della misericordia e dell’amore di Dio.
Profumiamo di vita. La domenica dell’incontro con Marta e Maria, sorelle di Lazzaro, l’amico malato che Gesù non giunge a guarire e che ritrova nella tomba, diventa la possibilità di tornare a sperimentare, al di là di ogni esperienza di morte, il profumo della vita.
L’«olio del crisma», dal profumo prezioso e penetrante, è unzione dello Spirito Santo che ci fa, tutti e tutte, profeti, cioè capaci di intravedere ciò che Dio fa nel mondo, e annunciarlo; re, cioè capaci di servire gli altri, che è il modo di Gesù per vivere il Regno di Dio; sacerdoti, cioè capaci di offrire a Dio la propria vita quotidiana, sacerdozio battesimale fondamentale a servizio del quale è creato il ministero ordinato. Una “unzione di profumo” si fa richiamo a tutto ciò che sa di bellezza, di armonia, di sorprendente novità, e che si diffonde ad allietare la vita nostra e altrui.
Condividiamo la croce. La domenica della Passione del Signore viene celebrata una delle dimensioni fondamentali del mistero pasquale, la morte di Gesù in croce. Era la morte che marchiava la persona da “maledetta da Dio e dagli uomini” (cf. Gal 3,13/Dt 21,23), che ne distruggeva dignità e memoria (i crocifissi erano sepolti in una fossa comune). Gesù sperimenta proprio quel tipo di morte per poter condividere la sorte umana più infima, e da quella profondità salvare chi ne era sprofondato. Il crocifisso è segno prezioso di questo com-patire di Dio che ci salva. Il segno di croce alla benedizione conclusiva della celebrazione eucaristica apre la vita quotidiana alla presenza di Gesù/Dio-salva fin nei momenti più fragili e mortiferi. È dinamica essenziale del rito battesimale, immergersi nella morte di Cristo per ri-sorgere nella sua vita di Pasqua.
Rallegriamoci nel Risorto! La festa di Pasqua, a partire dalla celebrazione della Veglia pasquale, culmine di tutto il cammino annuale della comunità cristiana, chiama all’altra dimensione del mistero: condividere la morte di Gesù per partecipare alla sua risurrezione. Ed è festa di vita, che la bellezza dei fiori ad ornare il bacile dell’acqua benedetta nella Veglia e il piedistallo del cero acceso nella Notte santa ci richiama con splendente evidenza. Portare a casa l’acqua benedetta diventa memoria viva di una vita donata in bellezza e in tenace generatività, condivisione nella speranza della prospettiva della risurrezione, personale, comunitaria e della creazione intera. Un’acqua che benedice i nostri giorni, là dove siamo chiamati a viverli, e in essi continua a suscitare vita degna di essere vissuta.



