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Castelfranco, Crepet ai genitori: "Per educare serve coraggio"
Il famoso psichiatra e sociologo, che la settimana scorsa è intervenuto ad un affollatissimo incontro pubblico al Centro Bordignon di Castelfranco, invitato dalla parrocchia del Duomo nell’ambito della scuola per genitori 2018.
Per crescere ed educare i figli serve coraggio, in gran quantità. In particolare il coraggio di togliere, di dire no, per lasciare loro la voglia di scoprire, la passione del desiderio di conoscere e di navigare nella vita. Questo, in estrema sintesi, il messaggio lanciato da Paolo Crepet, famoso psichiatra e sociologo, che la settimana scorsa è intervenuto ad un affollatissimo incontro pubblico al Centro Bordignon di Castelfranco, invitato dalla parrocchia del Duomo nell’ambito della scuola per genitori 2018.
“Non siamo messi bene in tema di educazione – ha ribadito con il suo piglio ironico e provocatorio ma al contempo deciso e severo -. Anzi abbiamo proprio abdicato al ruolo educativo, che inevitabilmente crea fatica perché oggi sembra «fuori moda». Non abbiamo più figli ma piccoli Buddha a cui siamo devoti, per cui possono fare tutto. Scelgono dove andare a mangiare, in quale parco giochi – ha rincarato con chiara evidenza -. Siamo diventati genitori che dicono sempre di sì. Ma questo è sbagliato. Quando diventeranno grandi ci sarà qualcuno che gli dirà di no. Magari alla prima frustrazione amorosa. Magari al primo lavoro. I genitori vanno al primo incontro di lavoro del figlio di 26 anni. Poi c’è gente che non manda i figli all’Erasmus perché fa freddo. Sono un disastro, questi genitori. Non possiamo generalizzare, ma in molti casi è così”.
L’educazione richiede un capitano, autorevole in forza del suo stile di vita e della sua esperienza che sappia dove e come condurre la barca, per questo non può essere democratica. A nulla vale evitargli il dolore, piuttosto serve la regola della reciprocità che evita la pretesa.
“Se lo erano posto ancora molti anni fa gli imprenditori il problema educativo – ha ricordato Crepet -. Proprio in queste zone del Nordest era nata la scuola per genitori di Confartigianato, perché i padri che avevano costruito le loro aziende si erano accorti di avere figli incapaci a cui lasciarle in eredità”.
Per fronteggiare dunque quella che lo psichiatra definisce «la più grande urgenza sociale odierna», ecco allora la proposta di declinare il coraggio in vari ambiti dell’esperienza umana: il coraggio di educare, di dire no, di ricominciare, di avere paura, di scrivere, di immaginare, di creare. E più ancora, quello di creare in mondo nuovo, se non vogliamo che siano altri a inventarlo per noi; quello che i giovani devono riscoprire per non ritrovarsi tristi e rassegnati a non credere più nei loro sogni; quello che tutti devono scovare in se stessi per iniziare un rinascimento ideale ed etico.



