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Conferenza Giocatori Anonimi del 26 febbraio a Ponzano: azzardo, come vincerlo
I giocatori d'azzardo vivono una vita di menzogne, che raccontano a se stessi e agli altri, perdono tutto per perdere anche il senso della propria vita. Come poter vincere questa difficoltà che è anche una malattia?
Muti, avvolti nel silenzio di una sala buia, i giocatori d’azzardo, curvi su uno schermo colorato, impiegano poche ore per dilapidare il patrimonio di una vita. Vivono nascosti, i giocatori d’azzardo: tutti li vedono, ma nessuno li conosce. Vivono una vita di menzogne, che raccontano a se stessi e agli altri. Sanno che perderanno, i giocatori d’azzardo, ma l’impulso rapace che hanno dentro non vuole sentire ragioni. Non li ferma la perdita del lavoro, non li ferma rimanere senza una casa, non li ferma restare soli al mondo.
Quello che conta è scommettere, giocare a un gioco che diventa rapidamente il pozzo buio in cui gettare, e dimenticare, la propria disperazione. Sono esperienze difficili, quelle che i ragazzi di Giocatori Anonimi hanno raccontato alla conferenza che si è svolta venerdì 26 febbraio in villa Serena, a Ponzano, e alla quale hanno partecipato Giuseppe Rescigno, psicoterapeuta del SerD dell’Ulss 9 di Treviso e Andrea Dapporto, presidente di LiberaTreviso e referente di Auser-Il chicco di grano. Pare proprio che avesse ragione papa Francesco quando, a gennaio, dichiarava che l’azzardo è “una piaga sociale” che genera “continui fallimenti, non solo economici, ma anche famigliari ed esistenziali”. Non suonano nuove, queste parole: nel 2010, quando era a capo della Conferenza episcopale argentina, papa Bergoglio definì l’azzardo come “un cancro sociale”.
In effetti, i dati parlano chiaro. “Solo nel Comune di Ponzano, 9 bar su 18 registrano la presenza di macchinette da gioco”, ha spiegato il dottor Rescigno, che ha aggiunto: “I giocatori in Veneto seguiti dal SerD sono 1590. Se nel 2009 avevamo 4 casi all’anno, oggi ne registriamo 127. Io mi occupo di circa 15 malati di gioco a settimana”.
L’Italia è diventata una triste eccellenza del gioco d’azzardo di massa, continua Rescigno: “Un quarto dei giochi di tutto il mondo avviene in Italia, dove troviamo 4.600 sale e 51000 slot machine”. “Inoltre - spiega lo psicologo - la maggior parte dei soldi si ricava dalle slot machine: in Italia abbiamo 328.000 slot machine in 120 esercizi commerciali”. Il che significa che c’è una slot machine ogni 145 abitanti. Una cifra altissima, se si pensa che negli Stati Uniti, le slot sono poco più del doppio rispetto a quelle italiane. A essere colpiti dalla ludopatia sono le fasce d’età più diverse: la malattia, perché secondo l’Oms di questo si tratta, ha smesso di abbracciare la fascia dei quarantenni, ma inizia a stuzzicare anche i giovani, instillando in loro l’idea distorta del guadagno facile, e gli anziani, che vivono di pensioni sempre più magre. Sviluppare la dipendenza è sempre più facile: ci si può ammalare di gioco nel giro di un solo anno.
A cadere nella trappola è chi cerca una via di fuga dalla realtà: secondo Rescigno, i giocatori sono soggetti che vogliono essere agganciati e assorbiti dalla macchinetta, nel tentativo disperato di dare le spalle al mondo. Problemi sentimentali, un lavoro che non c’è, un lutto... Non c’è controllo né abilità: i giocatori sanno che perderanno. Le macchinette vengono costruite apposta, per farti perdere senza che tu te ne accorga.
“Sono diventato un mostro”, ha raccontato uno dei ragazzi seguiti da Giocatori Anonimi: “Ho rovinato me stesso e gli altri. Ho giocato per diciott’anni e se vi dicessi quanto denaro ho perso non mi credereste. Ho avuto voglia di morire”. Esperienza analoga, quella del suo amico, o “fratello”, come si chiamano i ragazzi dell’associazione. “Ho conosciuto il mondo delle slot per sostituire l’alcol - racconta -. Da quel momento, l’incubo: dopo una notte in fuga, sono tornato a casa, mi sono imbottito di farmaci e ho provato a farla finita”. Si legge un senso di vergogna, in questi giovani, ma anche di speranza, perché guarire si può: “Quando ci siamo trovati a un passo dalla morte, ci siamo accorti di quanto tempo stavamo buttando, di quanto amore di chi ci stava attorno ci stavamo dimenticando: grazie a Giocatori Anonimi stiamo imparando i valori che non abbiamo mai avuto. Festeggiamo ogni piccolo traguardo che raggiungiamo, stiamo ricostruendoci una vita. Un po’ alla volta, stiamo pagando tutti i nostri terribili debiti. Stiamo tornando a essere persone”.



