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L'ultimo saluto ad Angelo Gatto, maestro dell'arte sacra

Si è spento all’età di 95 anni il maestro d’arte Angelo Gatto, nella sua abitazione di Sant’Andrea Oltre il Muson. Una chiesa gremita lo ha accolto sabato 24 marzo per l’estremo saluto, alla presenza di numerose autorità e sacerdoti che hanno concelebrato la messa funebre, presieduta dal parroco di Sant’Andrea don Giuseppe Furlan.

Si è spento all’età di 95 anni il maestro d’arte Angelo Gatto, nella sua abitazione di Sant’Andrea Oltre il Muson. Una chiesa gremita lo ha accolto sabato 24 marzo per l’estremo saluto, alla presenza di numerose autorità e sacerdoti che hanno concelebrato la messa funebre, presieduta dal parroco di Sant’Andrea don Giuseppe Furlan.

Un senso religioso profondo, come riporta il critico trevigiano Vittorio Galliazzo, contraddistingueva la produzione artistica di Angelo Gatto, prevalentemente a carattere sacro. Innumerevoli le mostre e i premi, uno fra i tanti quello ricevuto dalla Camera Regionale Arti e Moda Italiana della Regione Calabria, per la lunga dedizione alla pratica e divulgazione della pittura a fresco.

Mosaici, affreschi, vetrate, pale d’altare, acquerelli, graffiti e innumerevoli dipinti da cavalletto la sua eredità artistica, che abbellisce non solo il Veneto e l’Italia, ma pressoché tutti i continenti, e fa di Gatto il maggior decoratore della pittura veneta del secondo Novecento, come afferma lo stesso Galliazzo. Castelmonte, Laconi, Thiene, San Martino di Lupari, fino anche al Giappone: lì si trovano le sue opere più celebri.

Tanta strada hanno fatto i lavori di Angelo Gatto, nato nel 1922 a Santa Cristina di Quinto, dove poté conoscere il famoso pittore Beppe Ciardi. Fu portando la cassetta dei colori all’illustre maestro, che Angelo si avvicinò all’arte. Ma nel giro di poco tempo vennero a mancare sia Ciardi che il padre Vincenzo. Da allora, fu il parroco a prendere a cuore la formazione del ragazzo, che nella bottega del decoratore Carlo Vendramin poté imparare il mestiere fino al raggiungimento dell’età necessaria per entrare all’Istituto d’arte a Venezia. Dai Carmini all’Accademia di Belle Arti il passo fu breve, salvo incontrare un terribile imprevisto durante il percorso: la guerra e la prigionia, per due anni, in Germania nel campo nazista di Bergen-Belsen.

Fu negli anni del Dopoguerra che, lavorando ad un restauro a Villa Chiminelli, incontrò la moglie Angela a Sant’Andrea Oltre il Muson dove si stabilì dopo il matrimonio, dal quale nacquero i cinque figli Gloria, Chiara, Alessandro, Vincenzo e Giambattista, mancato molto giovane.

Sempre a Sant’Andrea nacque nel 1986 Casa Barbarella, la scuola d’arte cui Gatto dedicò gratuitamente tempo e passione, in seguito alla richiesta da parte di un gruppo di appassionati di ricevere dal maestro qualche consiglio sulla tecnica e sull'espressione artistica. Dopo una lunga permanenza della scuola a Riese Pio X, è recente la notizia di un imminente trasferimento in Casa Barbarella, a Sant’Andrea Oltre il Muson.

Lì, dove tanta parte di sé, e delle sua arte, Angelo Gatto ha lasciato. Come ha ricordato don Giuseppe al funerale, illustrando nel corso dell’omelia le opere realizzate dal maestro in quella stessa chiesa e ringraziandolo per essere stato “vero catechista” nella narrazione della storia sacra e capace di cogliere in anticipo la santità di alcuni personaggi, scegliendoli come protagonisti delle sue opere, prima ancora che la Chiesa si esprimesse a favore di una loro canonizzazione.

Forse non è un caso se, svolgendo alcuni lavori per i frati Cappuccini in Sardegna il maestro d’arte fece amicizia con fra Nicola da Gesturi, uomo in odore di santità, oggi beato e per cui Gatto aveva sempre avuto una grande devozione. “Mentre stava mosaicando una Madonna – racconta il nipote Matteo – continuava a chiedere l’opinione di questo frate su come stesse venendo il lavoro. A un certo punto, il religioso gli rispose in dialetto sardo che per vedere la Madonna bella bisogna aspettare di essere in Paradiso”. Ora, il maestro Gatto potrà verificare con i suoi stessi occhi quanto la sua opera si fosse avvicinata alla perfezione.

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