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Le persone oltre la droga: da Casale un camposcuola speciale
"A San Patrignano abbiamo parlato di tossicodipendenza, certo - racconta una ragazza - ma soprattutto di tenacia, conquista, determinazione, sostegno reciproco
e libertà. Un’esperienza forte per tutti noi".
Venticinque ragazzi tra i 15 e i 16 anni, provenienti dalle parrocchie di Casale, Conscio e Lughignano, hanno partecipato al camposcuola vicariale a San Patrignano.
“Eravamo tesi, ansiosi, curiosi ma soprattutto stupiti – così ci racconta una delle partecipanti a questa belle esperienza - ci aspettavamo di vedere persone in difficoltà, diffidenti, astiose nei confronti del mondo, invece abbiamo incontrato come accompagnatori tre persone normalissime, disponibili e con il sorriso stampato sulla faccia, tanto da scambiarle per volontari”.
La comunità ospita quasi 1.500 persone provenienti da ogni parte d’Italia e dal mondo: San Patrignano è una comunità per ex tossicodipendenti, fondata nel 1978 da Vincenzo Muccioli in provincia di Rimini. Oggi è la comunità di recupero più grande d’Europa.
Ad ogni ragazzo che arriva per la prima volta a “Sanpa” (come è familiarmente chiamato), vengono assegnati due tutor che lo accompagnano ovunque: dal lavoro alla sala da pranzo, dalla piscina alla biblioteca. Dei due, uno è il più “anziano”, quello con più esperienza e prossimo all’uscita dalla comunità, l’altro è a metà del suo percorso di recupero. Un ex-tossicodipendente si ferma a San Patrignano mediamente quattro-cinque anni, così che ogni ragazzo possa passare per tutte e tre le fasi che lo portano da allievo a diventare, a sua volta, educatore.
A San Patrignano tutti lavorano in diversi settori: dalle cantine (dove si produce vino) alle stalle, dalla cucina alla sala, dall’idraulica alla tessitura.
“Una cosa che ha colpito molto noi ragazzi – continua una delle partecipanti, Manuela Casonato - è stata l’immensa sala da pranzo. I ragazzi che hanno il compito di preparare e poi servire alle tavole sono incredibilmente scrupolosi: il soffitto della sala poi, è stato costruito in legno e rappresenta il fondo di una barca perché, come uno dei nostri accompagnatori ci ha spiegato, “qui siamo tutti nella stessa barca”. Dopo aver visitato alcuni settori e capito bene come si svolge la vita a “Sanpa” e, dopo aver consumato un ottimo pranzo, è arrivata la parte più interessante della giornata: la testimonianza di uno dei ragazzi. E’ stata un’esperienza davvero forte per tutti noi, alternativa alle classiche lezioni sulla droga che si fanno a scuola, dove spesso non si prende assolutamente in considerazione la storia personale di chi ha vissuto veramente la tossicodipendenza. A San Patrignano – conclude Manuela - si parla di droga, certo, ma soprattutto di tenacia, conquista, determinazione, sostegno e soprattutto libertà, perché, come diceva Vincenzo Muccioli, “loro, prima di essere tossicodipendenti, sono persone. Per loro ‘drogarsi’ significa chiudere gli occhi, non affrontare le paure, le difficoltà. Quello che dobbiamo fare noi è ascoltarli e aiutarli a credere in loro stessi”.



