Dei tanti messaggi di congratulazioni che mi sono arrivati in questi giorni, porto nel cuore, in particolare,...
Posata la prima pietra della nuova chiesa di Giavera del Montello
La comunità di Giavera ha vissuto, domenica 20 settembre, una giornata che ricorderà a lungo: la posa della prima pietra della nuova chiesa. “È un gesto semplice che compiamo di fronte a un cantiere che si apre – ha spiegato il vescovo Michele Tomasi, nell’omelia -, un gesto di speranza che è orientato al futuro, un gesto capace di raccogliere in sé il senso di tutto un cammino, una pietra, una casa, una comunità come abbiamo scelto di dire in questo giorno”. E la liturgia del giorno, che ci ha consegnato la parabola degli operai nella vigna, “ci può dare alcune prospettive preziose proprio nel momento in cui nasce una casa comune in cui Dio raduna intorno a sé un popolo”. Infatti, questo luogo dedicato a Maria Regina della Pace, “sarà casa vera solo se, come nella vigna del Vangelo, chi arriva all’ultima ora trova lo stesso posto, la stessa dignità, lo stesso calore di chi ha atteso e lavorato fin dall’alba”. E ancora: La pietra che oggi affidiamo alla terra non è, dunque, soltanto l’inizio di un edificio, sarebbe già tanto. È un segno di quella pietra viva che è Cristo stesso: scartata dai costruttori è diventata testata d’angolo sulla quale, come ci dice l’apostolo Pietro, anche noi siamo chiamati a lasciarci costruire come pietre vive per formare un edificio spirituale”, in cui “la pace vera non è un equilibrio tra chi ha meritato di più e chi ha meritato di meno. Ma è il frutto di uno sguardo che sa gioire del bene ricevuto da un altro senza invidia, come ci chiede il padrone della vigna”.
È stato un lungo cammino, quello che ha condotto la comunità a questo giorno, un cammino che, come ha riferito il parroco, don Narciso Bernardis, “ci ha fatto attraversare anche il deserto, conoscere la fatica, ma che ci ha rivelato anche il dono di una chiamata del Signore a diventare sempre di più comunità, a imparare a collaborare, a metterci gli uni al servizio degli altri. E questo giorno rappresenta un po’ un germoglio di novità, di speranza per il quale vogliamo ringraziare il Signore, per questo movimento che ha suscitato e anche per le persone che ci ha fatto incontrare nel nostro cammino”.
E la testimonianza di una comunità viva è stata data anche dalla presenza di Liliana e Walter che festeggiavano i 50 anni di matrimonio, e da Virginia, “una nuova pietra viva della chiesa, della comunità” che ha ricevuto il battesimo, entrando a far parte della comunità cristiana.
Alla cerimonia erano presenti numerose autorità civili, tra cui il sindaco di Giavera del Montello, Andrea Maccari, e militari. Hanno concelebrato i sacerdoti della Collaborazione pastorale, e don Paolo Barbisan, direttore dell’ufficio diocesano Beni culturali, che ha spiegato: “Il Vescovo porrà alla base delle fondamenta la prima pietra, un gesto antico e solenne che evoca le parole dell’apostolo Paolo: nessuno può porre un fondamento diverso da Gesù Cristo, la pietra d’angolo che consolida le nostre relazioni in una fraternità unita, che struttura i nostri desideri orientandoli verso la comunione, che stabilisce la priorità della solidarietà e dell’inclusione”.
All’interno della pietra sono stati collocati, a testimonianza del cammino fatto, una pergamena, delle monete del tempo corrente, un modellino del tempio che è stato demolito, la preghiera composta dai ragazzi, e una lettera del Consiglio pastorale alle generazioni future. “A voi affidiamo l’obiettivo di preservare la fede, di non perdere il senso della fratellanza – è stato scritto -. Preservate la bellezza di stare insieme anche nelle diversità, capaci di essere Chiesa al di là dei muri fisici e abbattendo l’odio tra pensieri e culture diverse”.
Una pietra che è stata affidata, nel corso della celebrazione, a Maria. “Affidiamo a Maria questa pietra, questa casa che comincia, questa comunità. Che lei, Regina della pace, insegni a Giavera ad accogliere ogni ora della giornata, ogni persona che il Signore manda nella sua vigna, come un dono e non come una minaccia. E che il Signore, che oggi ci permette di porre una prima pietra, porti a compimento l’opera buona che ha iniziato in questo popolo, e faccia di noi tutti, come più volte ci ha chiesto papa Leone XIV, una casa della pace”.



