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Possagno: il sindaco Valerio Favero interviene sul progetto di fusione
Quello di Possagno non è un addio al progetto di fusione con i Comuni di Castelcucco e di Cavaso del Tomba, ma un arrivederci. “Nella lettera che ho scritto ai miei due colleghi sindaci - afferma Valerio Favero, sindaco di Possagno -, ho sottolineato il fatto che dobbiamo chiarire il quadro amministrativo rispetto al «lascito Canova»”.
Canova ha lasciato la Gipsoteca, il museo, terreni e molte sue opere ai compaesani di Possagno e, di conseguenza, tutto è divenuto proprietà comunale. Dunque, la proprietà e l’uso devono restare in capo a questi cittadini. Ma come potrebbero cambiare le cose se ci fosse una fusione? “I due mesi di tempo per valutare la questione non erano sufficienti. Ora incaricheremo dei professionisti per chiarire con quali modalità il lascito Canova potrebbe essere gestito in caso di fusione”.
Favero ricopre la carica di sindaco dal 2017, ma forse qualcuno dei sindaci precedenti poteva preparare questi passaggi, dal momento che la legge sulla fusione dei Comuni è del 1990. “Non c’è dubbio che per una realtà come la nostra, di 2.200 abitanti, le strutture amministrative risultino insufficienti di fronte agli impegni sempre maggiori dei municipi. Quindi, dal punto di vista amministrativo, sicuramente la fusione la considero un vantaggio, al di là dei contributi che si possano ottenere”. A testimonianza di questo c’è la partecipazione fin dalla prima ora al progetto di fusione tra Pieve del Grappa, Castelcucco, Cavaso e, appunto, Possagno.
“Del resto - ricorda il sindaco di Possagno - già oggi abbiamo in comune con Cavaso il nuovo nido, realizzato con i fondi Pnrr. Ospitiamo temporaneamente le classi delle medie di Cavaso; la materna Socal Cunial serve i bambini di entrambi i Comuni. Non ultimo, le nostre parrocchie sono riunite nella collaborazione pastorale Val Cavasia e mi pare ne abbiano tratto un indubbio beneficio”.



