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Torna a Treville il pranzo povero

Sono state 180 le persone che domenica 11 marzo si sono riunite in patronato a Treville per pranzare insieme con i piatti semplici e “poveri”. Il ricavato dell’iniziativa sarà devoluto alle persone bisognose della comunità e alle cosiddette adozioni a vicinanza.

Torna a Treville il pranzo povero, appuntamento ormai tradizionale in tempo di quaresima. Sono state 180 le persone che domenica 11 marzo si sono riunite in patronato per pranzare insieme con i piatti semplici e “poveri”: pasta con il ragù, rotolo di frittata ripieno, formaggio, soppressa, verdura, insalata, mele cotte, focaccia pasquale e caffè. Per poi proseguire con l’immancabile Pozzo di San Patrizio, una singolare pesca di beneficenza che contraddistingue l’iniziativa dalla sua nascita, il cui ricavato è devoluto di volta in volta ad opere caritatevoli finalizzate. Fra i membri della comunità riunitisi per pranzare insieme, una decina di richiedenti asilo ospitati a Resana presso la Cooperativa Lunazzurra, che hanno avuto ancora una volta l’opportunità di incontrare le famiglie che li avevano accolti in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato.
“L’iniziativa del pranzo povero è nata per riunire adulti e anziani in una convivialità gestita da una ventina di nonni e genitori volontari e da sei ragazzi di prima media per il servizio ai tavoli.  Il ricavato dell’iniziativa sarà devoluto alle persone bisognose della nostra comunità e alle cosiddette adozioni a vicinanza - spiega Roberto Cavinato, fra gli organizzatori - e la presenza quest’anno dei richiedenti asilo è un ulteriore arricchimento di conoscenza e relazione”.
Una preziosa occasione di socializzazione non solo per gli anziani, ma anche per le famiglie, come sottolinea il parroco di Treville don Silvio Mariga: “In questo senso – spiega –, si tratta di un appuntamento atteso, di anno in anno. Dal punto di vista cristiano la comunione fra le persone è sempre una cosa importante”.
Comunione e integrazione, i fulcri dell’iniziativa, come spiega una volontaria della Caritas: “Noi non sappiamo cosa la vita riservi per questi ragazzi richiedenti asilo. Se in loro rimanesse anche un briciolo della tenerezza proveniente dall’incontro con noi, sarebbe già una bellissima cosa. Una piccola ancora a cui aggrapparsi nel loro peregrinare”.                                       

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