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Sunny, Peter e l'inviolabile diritto di vivere

Sunny e Peter, i due coniugi vittime di errori giudiziari e condannati a morte, hanno raccontato la loro storia agli studenti del collegio Pio X di Treviso, in occasione dell'iniziativa “Città per la vita, contro la pena di morte”, organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio

01/12/2014

Ora l'incubo, l'angosciosa attesa di una condanna per un reato mai commesso sono finti.... Giorni amari trascorsi in un carcere, senza essere creduti. Dove si muore pian piano ogni giorno... Anni che si stampano per sempre nell'anima che Sunny e Peter non riusciranno più a cancellare, nemmeno adesso che l'imprevedibile altalena della vita li ha fatto incontrare per un'inaspettata storia d'amore coronata dal matrimonio.

Storia di due destini comuni, di due errori giudiziari che li avevano entrambi condannati a morte, come se i diritti inviolabili dell'uomo, possano essere arbitrariamente violati in nome di una presunta sovranità di cui il potere spesso è capace di arrogarsi...

Sunny e Peter, in occasione di “Città per la vita, contro la pena di morte”, organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio, hanno incontrato e raccontato, agli alunni del Collegio Pio X, la loro incredibile vicenda.

Una lezione di vita per comprendere che “Non c'è giustizia senza vita”, il teorema della Comunità di Sant'Egidio, un punto di riferimento nella difesa dei diritti dell'uomo.

Sonia Jacobs, detta Sunny, già madre di due bambini, nel 1976 è condannata a morte, insieme al marito, con l'accusa dell'omicidio di due poliziotti. E' l'inizio di un tunnel buio e senza uscita. Anni ed anni nel braccio della morte in un carcere della Florida, tra processi, ricorsi, frustrazioni, prima di essere del tutto scagionata, ma nel frattempo il marito, risultato a sua volta innocente, è giustiziato...

Analoga la storia di Peter Pringle, irlandese, accusato nel 1980 dell'omicidio di due agenti, condannato all’impiccagione. Quindici anni in cella prima di essere liberato...Oggi i due sono ferventi attivisti dei diritti umani e della soppressione della pena di morte.

Lasciano di frequente la Connemara, regione nell’ovest dell’Irlanda nella quale ormai vivono per dar corpo, in ogni angolo del mondo, a quell'ideale che ha dato un senso anche a tutta la vita di Follerau: «I diritti dell'uomo sono i diritti di ogni uomo. Il diritto di ogni uomo è innanzitutto vivere. Vivere libero e rispettato».

Negli interminabili anni passati in piena segregazione Sonia e Peter hanno potuto sperimentare sulla loro pelle che i diritti degli uomini sono universalmente affermati, ma conoscono ovunque situazioni ed episodi di grave violazione che offendono e mutilano la dignità dell'esser razionale e dell'intero creato...

A distanza da quei giorni amari nei quali non hanno mai perso la speranza che il sole della giustizia potesse illuminare quelle celle buie e tetre che li trattenevano: «la fede, la Bibbia e lo yoga mi hanno salvato», confessa Sunny.

Oggi di speranza ne nutrono un'altra, quella che i giovani comprendano l'alto valore della dignità di ogni uomo, e credano nel valore della libertà che nessuno può violare e uccidere. Una lezione sulla quale gli studenti hanno meditato con emozionata partecipazione. Una pagina di scuola che ancora una volta ha permesso di sedere tra i banchi di un'aula più grande del solito nella quale la giustizia si coniuga con la vita.

Questa sera, alle 20.15 a Palazzo dei Trecento, i due coniugi racconteranno la loro storia alla cittadinanza.

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