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Oratori a San Donà, ’è bisogno di volontari

Nostra indagine tra le strutture parrocchiali, per capire punti di forza e criticità. Richieste di aiuto al Comune
03/04/2026

San Donà è una città ricca di servizi, come scuole, ospedali, grandi aree verdi e tranquillità, ideale per le giovani famiglie. Valore aggiunto, in questo contesto, è dato dagli oratori, luoghi di socialità e inclusione aperti a tutti i nostri ragazzi, anche a quelli di altre religioni, la cui gestione è in gran parte affidata a volontari. Ma è ancora così? Abbiamo provato a fare un’indagine sugli oratori sandonatesi per capire quali sono i loro punti di forza e le loro criticità.

Oratorio don Bosco: fare bene il bene

L’oratorio Don Bosco è il più grande della città. Attorno al suo cortile, gravitano circa 1.200 ragazzi: sono numeri enormi per una città come San Donà, in cui è presente da quasi 100 anni: “Vogliamo continuare «a fare bene il bene», nello stile di Don Bosco, ancora per molti anni e affrontare a viso aperto le sfide della nostra contemporaneità”, ci spiega don Nicola Munari, il direttore. È, però, necessario fare delle scelte importanti: “Oggi, in oratorio, vi sono nove salesiani, alcuni dei quali ormai anziani. Siamo chiamati ad assumere un educatore, che ci affianchi (non sostituisca) per continuare a svolgere l’attività educativa con determinati canoni”, ci spiega.

Per questo l’oratorio ha chiesto un aiuto al Comune di San Donà, per un contributo di 18.000 euro, proprio per assumere un educatore. Il Comune, tuttavia, ha inizialmente bloccato questo contributo: “C’è stato un pasticcio di procedura, pare a causa di un errore di trascrizione - riconosce don Nicola -. Noi ci affidiamo al buon cuore di chi ci governa, per continuare a guardare al futuro con una progettualità, che affronti a viso aperto le sfide educative che ci aspettano. Don Bosco diceva che i tempi duri sono sempre con noi. Dipende da noi come affrontarli. Ma, senza Gesù, tutto ciò è infattibile”.

Mussetta: dialogo tra generazioni

Un altro oratorio della città è quello della parrocchia Mussetta, grande e giovane quartiere residenziale, ancora in trasformazione. Il parroco, don Edmondo Lanciarotta, ci svela il segreto dell’oratorio: “Le persone che volontariamente si rendono disponibili a offrire qui il loro servizio, lo ritengono importante quanto quello liturgico”. L’oratorio di Mussetta, poi, ha una peculiarità: “Crediamo molto nel dialogo tra le generazioni, che oggi è interrotto, anche per responsabilità degli adulti. Ed è per questo, che nel nostro oratorio vogliamo che tutti si sentano come a casa propria”.

Don Edmondo, poi, aggiunge: “I giovani hanno bisogno di punti di riferimento, non di gendarmi. La presenza educativa non può essere sanzionatoria, ma è necessario creare relazioni. E ciò avviene quando ci si prende cura, perdendo tempo per offrirlo agli altri. Ma, oggi, nessuno sembra più avere tempo”, conclude.

San Pio X e la forza della quotidianità

L’oratorio di San Pio X offre una grande struttura coperta, un piccolo pattinodromo, campi da calcio, pallavolo e ping pong. Tuttavia, l’oratorio vive una situazione paradossale, come ci spiega il parroco, don Paolo Zago: “Vive il massimo della sua attività durante la sagra parrocchiale, che ha un grandissimo richiamo, tra fine agosto e settembre. Tuttavia, dopo il Covid, sono emerse molte difficoltà a tenerlo aperto quotidianamente: manca un ricambio generazionale”.

“Manca la disponibilità della parrocchia a prendersi carico di questa struttura quotidianamente, che a oggi, è vissuta solo dal catechismo, scout, sagra e nel periodo di Carnevale. Ma un oratorio non vive solo di grandi eventi” aggiunge don Fabio Toscan, vicario parrocchiale nelle comunità di San Pio X e Calvecchia-Fiorentina.

Situazione analoga si registra anche nella parrocchia di Calvecchia-Fiorentina, dove il locale bar e oratorio è spesso chiuso.

Proprio per questo, nelle scorse settimane, è stato lanciato un questionario su alcune idee per rilanciare la struttura: “Le risposte tuttavia, non sono state molte. Siamo all’inizio di un percorso”, conclude don Fabio Toscan.

S. Giuseppe: persone più importanti delle strutture

L’oratorio della parrocchia di San Giuseppe lavoratore possiede campi da calcio, basket, pallavolo, un pattinodromo, un bar e un’ampia sala per compleanni.

Le difficoltà presenti all’oratorio di San Pio X si ritrovano anche qui, come ci spiega il parroco, don Fabio Bertuola: “L’oratorio accoglie numerose realtà durante la settimana, ma mancano volontari che facciano vivere questi grandi spazi. L’oratorio è fatto di persone più che di strutture”, ci spiega.

La parrocchia è sensibile a questo bisogno e, per questo, ha deciso di assumere un educatore, in modo che l’oratorio sia aperto durante la settimana tra le 14.30 e le 18.30. Il parroco, in questo suo progetto, ha chiesto aiuto al Comune: “Ho provato a battere la strada con l’associazione Itaca del progetto giovani comunale, che si è reso disponibile per un pomeriggio alla settimana. Il Comune, anzichè fare un «oratorio laico», potrebbe rilanciare gli oratori già presenti, anche perché le nostre strutture accolgono tutti i giovani: non ci sono problemi confessionali” ci spiega.

Il desiderio di don Fabio, tuttavia, resta chiaro: “Trovare volontari che abbiano voglia di mettersi in gioco e accogliere gli adolescenti e gestire il bar, che è a servizio delle attività. Lo scopo dell’oratorio è accogliere i ragazzi, per questo sarebbe un formidabile strumento di integrazione se qualcuno si offrisse di gestire questo spazio” conclude.

L’Amministrazione di San Donà di Piave annovera un assessorato alle Golitiche giovanile, rappresentato da Margherita Michelin. Purtroppo, alla luce delle riflessioni raccolte, l’assessora, da noi interpellata, non si è ancora resa disponibile per un’intervista. Tra l’altro, attualmente è in discussione un regolamento comunale che, tra le altre cose, prevede il divieto del gioco del pallone nelle piazze pedonali della città. Scelta che fa pensare a una proposta educativa basata sulle sanzioni più che sulle relazioni?

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