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Santa Maria di Sala abbraccia don Luca Fecchio

Prima messa nel paese natale per il sacerdote novello. L’augurio di essere un prete “che intercede per il popolo”

“ovunque il tuo ministero ti porterà, questa comunità sarà sempre la tua casa, il luogo dove potrai sempre tornare per trovare un abbraccio sincero, l’affetto e il calore della tua gente”: così il sindaco di Santa Maria di Sala, Alessandro Arpi, ha salutato don Luca Fecchio, sacerdote novello, che domenica 31 maggio ha presieduto la sua prima messa nel paese natale. E quell’affetto e quel calore la comunità salese ha saputo dimostrarli davvero a don Luca, partecipando con gioia alla messa e alla festa che ne è seguita. Una gioia che nasce dalla gratitudine al Signore per la vocazione di un giovane, cresciuto nella comunità.

Ad accompagnare don Luca molti amici, fedeli dalle comunità in cui ha prestato servizio in questi anni e numerosi confratelli sacerdoti, a cominciare dal parroco, don Giuliano Comelato, e da don Lorenzo Zannoni, responsabile del Centro diocesano vocazioni. “Vederti rispondere alla chiamata di Dio ci ricorda che abbiamo un Dio, Padre, che si prende cura di tutti i suoi figli - ha sottolineato don Lorenzo nell’omelia -, ma che attende la nostra risposta definitiva alla sua chiamata, che ieri, caro don Luca, hai pronunciato definitivamente”. Ispirandosi alla Parola di Dio che la liturgia offriva nella solennità della Trinità, don Lorenzo ha ricordato a don Luca i quattro “punti cardinali” per un sacerdote. Essere “un sacerdote che sa mettersi in ginocchio”, uomo di Dio che conserva sempre, “con sana gelosia, la sua relazione con Lui, sacerdote dal cuore profondamente umano, che accetta la fragilità della propria condizione e, come Mosè, torna spesso in ginocchio davanti a Dio, perché solo Lui saprà rendere la tua umanità sempre più luminosa e pronta a spendersi con amore per gli altri”. Secondo cardine, “essere un sacerdote che sa riconoscersi sempre amato da Dio”, con la propria storia, di gioie e fatiche, sostenuto dalla famiglia e dalle comunità.

L’augurio, poi, di essere un prete “che sa intercedere per il popolo”, perché “sei chiamato a pregare per tutti”.

Infine, l’invito a essere “sempre un prete gioioso, della gioia del Signore. Se saprai stare in ginocchio; se saprai lasciarti amare da Dio; se saprai sentirti sempre ministro a servizio del popolo di Dio, allora la gioia abiterà il tuo cuore, perché tu sarai soddisfatto di Dio e Dio sarà soddisfatto di te. Tu ti doni a Dio e noi ti riceviamo da Lui come dono suo: questa circolarità di doni - ha concluso don Lorenzo - è il sogno di Dio per l’uomo di oggi. Dio sogna giorni di gioia come questo”.

Don Luca, dal canto suo, ha voluto, soprattutto, ringraziare: “Il Signore, prima di tutto, perché oggi sono qui grazie al suo amore fedele, alla sua pazienza, alla sua chiamata che nel tempo ha fatto crescere dentro di me, mi ha accompagnato attraverso persone, esperienze, gioie, fatiche e continua ancora oggi a guidare il passo attraverso la sua Parola, che è davvero viva, non dimenticatelo”; il grazie alla comunità, “luogo in cui ho imparato a conoscere il Signore e a sentirmi parte della Chiesa”, ai parroci che si sono succeduti, ai formatori del Seminario, e in particolare a don Lorenzo, alle parrocchie di servizio, Noale, Montebelluna e Spinea, alle religiose incontrate e ad altre figure di consacrate, come le cooperatrici pastorali diocesane, agli amici e alla sua famiglia. “Affido tutti al Signore - ha concluso don Luca - e chiedo di continuare a pregare per me, perché possa essere sempre un sacerdote secondo il cuore di Cristo”.

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