La situazione dei palestinesi nella striscia di Gaza (ma anche in Cisgiordania), è sempre più drammatica...
Sommersi dalla pioggia


Nuovi allagamenti lo scorso 21 agosto a Mestre, dopo il tragico 26 settembre del 2007. Allora caddero 250 millimetri in quattro ore; questa volta 100, con un picco di 140 in due ore. Colpite anche Mirano, Spinea e Santa Maria di Sala. A Mirano e Spinea le situazioni sono gravi e si sommano a precedenti eventi circoscritti, ma pesanti.
Due posizioni, come sempre: chi parla di dimensioni imprevedibili del fenomeno e chi ricorda la responsabilità del Comune di Venezia e della Città Metropolitana. Dopo il 2007 erano stati investiti oltre 100 milioni, ma non è bastato. Il Comitato allagati della terraferma, già da alcuni anni, lamenta inerzia su questi temi e oggi accusa apertamente il sindaco Luigi Brugnaro: “Stiamo tornando indietro, perdiamo terreno, non facciamo abbastanza”.
Ci aiuta a comprendere meglio la situazione l’ingegner Alessandro Pattaro, allievo del professor Angelo Dal Mas, che più volte abbiamo interpellato sul Piave: “L’evento è stato più modesto rispetto al 2007, eppure i danni ci sono stati. Non si è trattato di esondazioni, ma di allagamenti dovuti all’incapacità della rete di scolo di scaricare velocemente le acque. Saltano le regole canoniche della prevenzione: ogni euro speso dovrebbe evitare quattro euro di danni, invece ne abbiamo spesi 100 dopo il 2007 e ci ritroviamo con 80 milioni di danni, gli stessi del 2007. Qualcosa non va”.
“Fattori come l’ulteriore impermeabilizzazione del suolo, l’incremento del valore degli immobili e dei beni esposti al rischio, e una manutenzione non ottimale della rete idraulica minore potrebbero aver annullato i benefici delle infrastrutture realizzate dopo il 2007”, aggiunge Pattaro.
L’energia assorbita dal mare aumenta ogni anno a causa del surriscaldamento della Terra, provocando scariche improvvise nell’entroterra in maniera sempre più parossistica. I cittadini lamentano la mancata manutenzione.
“Non vi è dubbio che in alcune zone la pulizia delle caditoie e la gestione dell’idraulica minore abbiano il loro peso. Ho ricevuto segnalazioni secondo cui la fossa Pagana, in località Campalto di Mestre, aveva le chiuse abbassate e non era stata svuotata, nonostante l’annuncio delle forti piogge. Si è riempito anche il nuovo sottopasso della Gazzera, realizzato per collegarsi alla Cipressina: qui le griglie di sbarramento erano abbassate e il canale scolmatore è tracimato. Attorno alla nuova stazione di via Olimpia a Mestre, i cittadini denunciano l’assenza di deflusso delle acque. Le pompe installate in via Olimpia non hanno contenuto il canale Dosa, che defluiva in senso contrario alle pompe”.
Segnalazioni analoghe arrivano da Mirano, dove i cittadini avevano da tempo denunciato al Comune problemi manutentivi. Come spesso accade, si rimprovera ai gestori dei bacini idrici di non aver alleggerito la rete prima degli eventi, forse per conservare acqua per l’agricoltura. Così, bacini importanti di contenimento risultano già pieni prima delle piogge.
L’ingegnere ricorda le politiche di difesa attuate in una città come Amsterdam, che ha un reticolo idrografico simile alla gronda lagunare di Venezia:
“Prima di tutto c’è il coinvolgimento della comunità nella gestione dei fossi e delle caditoie. Vengono realizzate piazze verdi e si definiscono aree più depresse, più basse, dove l’acqua possa concentrarsi prima di defluire. Si evita, per quanto possibile, l’impermeabilizzazione, soprattutto l’uso di piastrelle e massetti di cemento, così diffusi nelle nuove piazze italiane”.
Infine, l’ingegnere mette in guardia sulla situazione di Meolo: “Ho potuto constatare che l’Ufficio tecnico del Comune di Meolo non applica con rigore le Norme idrauliche per l’edificazione (peraltro scritte da me) e disattende le Norme di attuazione del Piano di gestione rischio alluvioni. Ho inviato numerose istanze (l’ultima il 14 agosto scorso) al Comune di Meolo, ricevendo risposte tecnicamente infondate sulla violazione delle norme, che peraltro non risultano nemmeno consultabili in rete”.
Respinge queste accuse l’assessore ai Lavori pubblici di Meolo, Stefano Benedetti.
“L’ingegnere confonde i piani. Si riferisce al Contratto di Fiume Meolo-Roncade, a cui noi non abbiamo aderito, dal momento che non era presente il Consorzio di Bonifica Piave. Proprio con questo Consorzio garantiamo, invece, la sicurezza idraulica. Recentemente, insieme al Genio civile, abbiamo provveduto anche a sistemare il canale Fossetta.
“Aggiungo che il fiume Meolo è stato da tempo deviato e non passa più per il centro del paese, dove scorre invece il colatore Meoletto, sul quale stiamo intervenendo grazie a un finanziamento regionale. Non abbiamo nulla contro il Contratto di Fiume, ma non possiamo aderire là dove non è presente il principale referente per l’idraulica del Comune, ovvero il Consorzio Piave”.
“Il Comune, dal canto suo, provvede a mantenere puliti caditoie e scarichi - continua l’assessore -. Su questo punto, però, richiamiamo la responsabilità dei singoli cittadini: non possiamo essere presenti subito e ovunque. Perciò segnalazioni e piccoli interventi di iniziativa personale, come la rimozione di foglie dai tombini, sono sempre possibili e utili”.