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XXII Domenica del Tempo ordinario: il banchetto degli uomini e quello del Regno

C’è uno “stile” che Gesù insegna nel prender parte al banchetto della vita

Il brano proposto è collocato all’interno di un banchetto «a casa di uno dei capi dei farisei» (Lc 14,1). Durante il pasto, nonostante fosse sabato, Gesù si impegna in una guarigione miracolosa che poi giustifica lasciando senza parole «i dottori della Legge e i farisei» (vv. 2-6; l’azione non è compresa nel testo di questa domenica). Gesù prosegue con un insegnamento che prende le mosse dal comportamento degli invitati e si concluderà con una parabola relativa al banchetto nel Regno di Dio.

Il banchetto, occasione di incontro con gli altri e con Dio. Il Vangelo secondo Luca dà molta importanza alle situazioni in cui Gesù si ritrova a mangiare con altri: a pranzo da Levi / Matteo precisa la sua missione (Lc 5), è a un banchetto quando viene unto dalla donna la quale «ha molto amato» (Lc 7), afferma le sue posizioni in contrasto con quelle di scribi e farisei durante un altro banchetto (Lc 11), al capitolo 22 si racconterà il banchetto rituale della Pasqua, e nel capitolo 24 i due incontri principali del Crocifisso Risorto si compiono durante un pasto. Ma, ancora, con Marta e Maria (Lc 10) e con Zaccheo (Lc 19) e nel pane miracolosamente condiviso con la folla (Lc 9), è il pranzare assieme a diventare occasione di relazione con lui. Non dimentichiamo che è nella forma di un banchetto sacro, l’Eucaristia, che Gesù affida ai suoi, a noi, la memoria viva del suo mistero pasquale. Il banchetto, con le sue ritualità sociali e in parte anche religiose, è nel terzo vangelo uno delle situazioni umane che Gesù privilegia come occasione di incontro e di scambio con le persone, ma anche per far cogliere l’esperienza di Dio e del suo Regno. Tanto da esser disposto a prestare il fianco alla critica di essere «un mangione e un beone, amico di pubblicani e peccatori» (Lc 7,34).

In questo capitolo 14, l’esperienza del pranzare insieme diventa occasione per approfondire le condizioni per “entrare nel Regno”. Nel nostro brano si mette in rilievo sia la dimensione dello status, dell’importanza sociale di una persona, che si manifesta nel posto a tavola a lei assegnato; sia la prospettiva dello scambio reciproco tra appartenenti alla stessa famiglia o al “ricco vicinato”. Il rovesciamento che Gesù propone: «chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato» (v. 11) e la «ricompensa alla risurrezione dei giusti» (v. 14) apre alla prospettiva di Dio, quella del banchetto nel suo Regno (vv. 15-24).

La “rivelazione” del banchetto secondo Gesù. Da notare che Gesù accetta l’invito e si siede a pranzo con le persone più diverse, sia importanti e approvate dal sistema (farisei e dottori della Legge) sia coloro che sono ai margini, e ancor più i disprezzati (pubblicani, peccatori, uomini e donne dalla reputazione incerta...). Nel condividere il cibo, rivela da un lato la comunione profonda con il Dio che si prende cura del nutrimento e della vita di ciascuno, dall’altro riconosce dignità a chi non ne ha, come indica l’invito dei vv. 13-14 a «poveri, storpi, zoppi, ciechi», cioè coloro che possono aprire a un “beato te!” (v. 14 e v. 15) perché «non hanno da ricambiarti», e quindi a “ricambiare” si impegnerà Dio stesso. L’esortazione dei vv. 8-10 rilancia, infatti, quel che verrà dopo: non gonfiarti di presunta importanza, altrimenti scoprirai quanto umiliante sia l’essere “rimessi al proprio posto” dal padrone di casa. Piuttosto, se vuoi “acquisire importanza” davanti a Dio, fa’ quello che lui fa, ovvero prenditi cura dei suoi figli e figlie che più ne hanno bisogno, e che nessun altro inviterebbe a pranzo. Gesù con il suo fare e il suo dire afferma che lo “status del Regno di Dio” è Dio stesso ad assegnarlo, non le proprie presunte credenziali.

Uno stile per partecipare al banchetto della vita e del Regno di Dio. C’è uno “stile” che Gesù insegna nel prender parte al banchetto della vita, uno stile di serena accoglienza della propria identità e del proprio posto nella comunità, uno stile che permette di vivere con sana consapevolezza di sé e insieme di prendersi cura di chi è sempre relegato all’ultimo posto, anzi, non è neppure invitato. L’umiltà ne è un tratto decisivo, riconoscendo che è Dio stesso a imbandire il banchetto della vita a cui tutti davvero sono chiamati a partecipare.

In un mondo in cui sempre più evidente è l’apparire importante davanti alla gente e il farsi invitare nei circoli più esclusivi, Gesù ripropone il valore più autentico del condividere il pranzo della vita e del Regno. Ovvero come componenti di una comunità nella quale l’importanza è responsabilità e la dignità è l’essere riconosciuti figli e figlie sempre ugualmente amati. Una comunità nella quale il criterio fondamentale non è l’accumulare crediti di fronte agli altri, contando su un contraccambio, ma il prendersi cura con serietà e tenacia di chi non può ricambiare se non con la propria presenza e la propria umanità.

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