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A Resana accolti tredici profughi nel Cas di via Nogarola
Il Centro, che oggi ospita persone provenienti da Gambia, Nigeria, Ghana e Costa D’Avorio è nato grazie all’iniziativa, portata avanti ancora dalla primavera scorsa, di un gruppo autonomo di cittadini (in prevalenza castellani ndr) che ha trovato la giusta convergenza con una cooperativa sociale.
E’ partita la scorsa settimana a Resana, con l’arrivo di tredici migranti africani, l’esperienza di un Cas, Centro di accoglienza straordinaria, previsto per sopperire, in caso di arrivi consistenti o ravvicinati di richiedenti asilo, alla mancanza di posti in strutture di accoglienza. Come spesso accade tale esperienza ha portato con sé uno strascico di polemiche e preoccupazioni fomentate dall’opposizione politica cittadina, oltre che di informazioni non sempre accurate. Vediamo allora di fare ordine.
“Il Centro, che oggi ospita persone provenienti da Gambia, Nigeria, Ghana e Costa D’Avorio è nato grazie all’iniziativa, portata avanti ancora dalla primavera scorsa, di un gruppo autonomo di cittadini (in prevalenza castellani ndr) che ha trovato la giusta convergenza con una cooperativa sociale, perché l’esperienza potesse partire”, spiega in una nota Augusto Cusinato, presidente dell’associazione di volontariato Cittadini ovunque, costituitasi formalmente una quindicina di giorni fa con l’obiettivo di favorire l’inclusione sociale e la lotta ad ogni emarginazione.
“Da tempo ci stavamo interrogando sul modo di prenderci cura, accogliere, sostenere nell’inserimento persone che vivono in disagio, a partire dai migranti – racconta Massimo del Direttivo -. Crediamo nel confronto, nella discussione e soprattutto nella ricerca di soluzioni. Non ci fermiamo”.
La quadra è stata trovata quando il proprietario di una villetta in via Nogarola, Tiziano Conte, resanese, imprenditore di successo e lungo corso, ha messo a disposizione lo stabile in regola con tutte le normative. La cooperativa padovana Lunazzurra, da tempo impegnata in diversi centri di accoglienza tra Toscana, Emilia e Veneto (zona Padova), ha partecipato al progetto e martedì scorso dalla Prefettura è arrivata la comunicazione dell’arrivo dei 13 giovani migranti. All’associazione Cittadini ovunque spetterà ora attivarsi per l’alfabetizzazione, i percorsi professionalizzanti, l’inserimento sociale.
“Avevamo avuto contatti informali che ci avvisavano del progetto – spiega il sindaco Stefano Bosa -; del resto il Comune non è chiamato in causa se viene aperto un Cas nel suo territorio, si fa senza alcuna autorizzazione o coinvolgimento. Nei nostri sopralluoghi di questi giorni la situazione è apparsa assolutamente tranquilla, i soggetti coinvolti sono seri ed affidabili, per quanto ci compete vigileremo”. Confida che il polverone alzato dalla minoranza a guida Mazzorato cali, soprattutto con la convinzione che i cittadini ormai sono informati e comprendono la situazione, oltre che avere maturità sul tema. Già quando ad agosto del 2016 il commissario prefettizio Gaetano Tufariello aveva stabilito di concedere l’immobile comunale di via Ca’ Zane per l’accoglienza di un gruppo di profughi c’era stata la levata di scudi; in tanti, però, riconoscono che il “famoso” incontro – inizialmente aperto al pubblico e poi invece riservato solo alle associazioni del territorio – in cui si spiegava il progetto di Sprar (centro di seconda accoglienza) aveva palesato la necessità di veicolare informazioni corrette ai cittadini, senza manipolazioni.
Anche il parroco, don Giuliano Comelato, era stato avvisato in via informale. E racconta: “Il nostro consiglio della collaborazione ha messo a tema proprio quest’anno il rilancio della Caritas, mentre prosegue da tempo l’impegno a promuovere il progetto diocesano «Rifugiato a casa mia». Crediamo possa rappresentare un’opera segno e un’occasione di conversione. Continueremo su questo percorso, cercando non solo di mettere in campo le iniziative che sono proprie della Caritas, ma soprattutto cercando di far crescere la sensibilità della comunità”.



