martedì, 28 aprile 2026
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Aperture festive che follia!

Il dibattito sugli orari della grande distribuzione si anima in occasione delle feste natalizie. Anche i parroci alzano la voce: “Le dinamiche famigliari sono sconvolte”, dice mons. Salvadori, parroco di Castelfranco. “Sono frustrati i lavoratori, che non hanno una vita degna di questo nome, e sono frustrati molti dei visitatori”, aggiunge don Filippetto, parroco di Marcon.

“Sinceramente non pensavo che fosse una cosa così grave”. Abbozzava qualche tempo fa il famoso cantante Gianni Morandi sul suo profilo Facebook, a chi gli rimproverava di essere andato a fare le spesa la domenica. In un primo momento aveva tentato una difesa, dicendo che è un servizio per chi non non ha tempo durante la settimana e che è una cosa diffusa in tutto il mondo, poi di fronte ai tanti post, risposte, critiche e rimproveri molto severi, quasi si è scusato.
Per capire cosa accade nelle case dei commessi, magazzinieri, impiegati dei negozi della mega distribuzione, bisogna tener presente che i turni di lavoro nei periodi festivi si spalmano su sette giorni, distribuendo i riposi lungo la settimana e con brevissimo preavviso. Non solo si lavora a Santo Stefano o a Capodanno, ma poi il recupero avviene in momenti in cui il resto dei famigliari magari lavora o i figli sono a scuola. “Le dinamiche famigliari sono sconvolte - testimonia mons. Dionisio Salvadori, parroco a Castelfranco Veneto -. Ormai per questi lavoratori non esiste più una normale dinamica familiare, non c’è tempo per la cura della propria persona, sono sempre dietro il banco. Si avverte tutto il peso di questo nuovo sistema distributivo: dalla piazza di Castelfranco fino ai grandi centri commerciali limitrofi. Nessuno può starne fuori, è una logica a cui non si può sfuggire e che porta il negozio piccolo ad adeguarsi a quello grande. Prima almeno c’era la domenica libera, adesso non c’è respiro”. Gli effetti si vedono tutti. Le chiusure dei piccoli negozianti si moltiplicano, chi prova a resistere sa che tra qualche tempo potrebbe cedere. “Ti soffocano la vita, progressivamente ti chiudono tutti gli spazi e alla fine  sei costretto a scegliere tra l’attività e avere una possibilità di vita e di relazione”.
Il mondo cattolico resiste e anzi l’appuntamento della messa domenicale diventa testimonianza di una diversa possibilità di vita. “I giovani impegnati in parrocchia, ma impiegati in queste attività commerciali, nei centri vendita, sono al lavoro fino alle 10 di sera dal mattino presto e solo con una pausa pomeridiana. Come fanno a lavorare in parrocchia? Qualcuno mi dice, preoccupato, di essersi preso il giorno di Natale come ferie e teme per le conseguenze: fanno presto a licenziare e trovarne un altro”. Perché l’ampliamento di orario non ha portato più lavoro, non si assume, semplicemente si spalma il personale su più ore: quelli che restano sono costretti a orari molto pesanti.
Non diversa la riflessione di don Silvano Filippetto, parroco di Marcon, nel cui territorio insistono più centri commerciali di grandi dimensioni. “Tanti negozi nella mia zona saranno aperti il giorno di Santo Stefano, ai tanti commessi si aggiungono coloro che si occupano della sicurezza. Dentro i centri commerciali finiscono anche molti anziani senza compagnia, là vedono gente e il posto è riscaldato. Non parliamo di coloro che operano nel settore della ristorazione, davvero per loro non c’è mai un giorno di festa: pizzerie, fast food lavorano sempre anche di Natale”. La conclusione di don Filippetto è amara: “Nessuno giustifica queste aperture libere, i ritorni economici non ci sono, eppure tutti ci vanno. Sono frustrati i lavoratori, che non hanno una vita degna di questo nome, e sono frustrati molti dei visitatori che loro malgrado, non riuscendo a trovare alternative, si ritrovano lì nei giorni di festa”.

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