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Appello dell'Avis: "Donate sangue con continuità"

Intervista alla presidente provinciale trevigiana Vanda Pradal: rallentamento delle donazioni nelle ultime settimane. La situazione è critica, ma la generosità dei trevigiani impedisce di arrivare a una situazione di emergenza. I giovani danno un contributo importante.

“Sono un po’ in pensiero: i medici dei centri trasfusionali trevigiani segnalano che nelle ultime due settimane c’è stato un rallentamento delle donazioni. Stiamo facendo tante chiamate per invitare, per gruppo sanguigno, gli avisini a donare”.
Nella sede dell’Avis provinciale, a Treviso, la presidente Vanda Pradal è schietta nel descrivere, dal suo speciale osservatorio permanente, un rallentamento delle donazioni di sangue che si presenta ogni anno, nelle prime settimane afose, forse quest’anno un po’ più marcato. “Ma non parliamo di emergenza, per favore – precisa la Pradal -, perché non è così! Ci può essere una criticità, ma grazie alla generosità dei donatori trevigiani non siamo mai arrivati a situazioni di emergenza. Ma siamo impegnati a fornire sangue, per i gruppi sanguigni richiesti, alle nostre aziende sanitarie. E anche al sostegno ad altre province venete dove c’è bisogno, come Padova, Verona e anche Venezia”.
Giunti a metà 2016 qual è la situazione delle donazioni in provincia di Treviso?
I dati aggiornati al 5 luglio sono questi: 25.588 sacche donate da 20.438 donatori. Considerato che i donatori attivi sono circa 32 mila, di fatto uno su tre non ha donato in questi primi sei mesi. Non possiamo illuderci… Il donatore dalle classiche quattro donazioni all’anno non esiste più! Per più motivi – cure dentistiche o mediche, viaggi all’estero, eventuali sospensioni precauzionali – oggi il numero di donazioni per ciascun donatore si è abbassato. A livello provinciale la media è di 1,6 donazioni annue per ogni donatore. Ciò significa che per mantenere l’autosufficienza servono più donatori. E’ necessario avere nuovi donatori, supplire a quelli che per raggiunti limiti d’età o per problemi di salute non possono più donare. A questo riguardo la nostra provincia ha margini di miglioramento: la nostra raccolta è di 46,04 sacche ogni mille abitanti, a fronte di una media regionale di 52,37 ogni mille abitanti.
Il nuovo questionario che devono compilare i donatori di sangue ha molte più domande: non c’è il rischio che i donatori si scoraggino?
E’ vero, viene richiesto un maggior impegno per l’accertamento dell’idoneità fisica e la compilazione del nuovo ed articolato questionario anamnestico. Ma non credo che questo rappresenti un ostacolo per chi sceglie di donare. I donatori della nostra provincia mantengono una motivazione salda e una chiara consapevolezza del valore del dono. Dopo un primo e comprensibile disorientamento ha prevalso la responsabilità di chi ha scelto di donare con scrupolosità e serietà, coscienti che il destinatario della donazione debba ricevere un dono di qualità.
Sono più disponibili al dono di sangue gli uomini o le donne?
Statisticamente sono le donne che per prime si approcciano alla donazione al compimento della maggiore età, poi con il passare degli anni per più motivi – maternità o altro - devono ridurre il proprio apporto. Allo stato attuale le percentuali delle donazioni vedono gli uomini al 69% e donne al 31%”.
Come Avis quali sono le novità su cui vi state impegnando?
A livello provinciale abbiamo avviato il “servizio di chiamata strutturato”. Finora hanno aderito al progetto 13 Avis comunali. E constatiamo che i donatori contattati rispondono con puntualità alla richiesta di donazione.
Poi c’è il servizio di accoglienza attivo su tutti e sei i Centri Trasfusionali della nostra provincia: accompagnare il donatore, informarlo sul da farsi, rivolgere loro una parola per contenere l’emozione che accompagna la donazione è diventato un valore aggiunto alle nostre donazioni.
Ma c’è un altro servizio di cui pochi sanno e che merita un riconoscimento…
Quale?
E’ quello dei 42 avisini che fanno gli “autisti della raccolta di sangue”. Ogni domenica, terminate le donazioni nei sei punti di raccolta associativa (“Articolazione Organizzativa”), vengono prelevate le sacche di sangue e, con mezzi appositamente attrezzati, trasportate al Centro Trasfusionale di Treviso. A fare questo servizio sono dei volontari che “impegnano”, a turno, le loro domeniche mattina. A tutti loro e ai presidenti va il mio “grazie”. Si consideri che la raccolta di sangue nei “centri mobili” è rilevante, sul raccolto totale incide per circa il 30 per cento.
E i giovani sono sensibili all’impegno di donare il sangue?
Direi proprio di sì. Sono il segno concreto della continuità della nostra associazione e la nostra finestra sul futuro. Nei primi sei mesi del 2016 abbiamo avuto 1.304 nuovi iscritti (53% maschi e 47% femmine) il 42% dei quali tra i 18 e i 25 anni. Questo grazie all’impegno dei presidenti della Avis comunali e dei loro collaboratori per le tante attività di sensibilizzazione che promuovono nel territorio. Un altro segnale è l’attività del Gruppo Giovani provinciale: in questi anni sono diventati circa un centinaio i giovani, espressione della 90 comunali Avis, coinvolti in attività di promozione, come il Forum giovani provinciale che in novembre giungerà alla terza edizione. E quest’estate, da loro fortemente richiesto, c’è anche la novità del primo campo estivo in montagna per giovani donatori: il CampAvis, dal 6 al 13 agosto. E’ bello pensare che la nostra associazione diventi una palestra per l’esercizio di una cittadinanza attiva e solidale.
Se potesse lanciare un appello a tutti i donatori di sangue, cosa chiederebbe?
Donate sangue con continuità, le temperature estive o il rigore delle procedure non devono in alcun modo essere un alibi od un ostacolo alla donazione, fate in modo che chi è in situazione di fragilità e di necessità non debba mai rimanere senza risposta!

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