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Banche venete in crisi: si cerca di evitare il fallimento
Risultano ancora critiche le situazioni della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. La commissione europea e l'Italia non trovano un accordo: l'obiettivo è quello di scongiurare un diretto coinvolgimento di azionisti, obbligazionisti e correntisti della banca stessa. "E' necessario accelerare" afferma Carlo Messina, Ad di Intesa Sanpaolo.
Italia e commissione europea ancora non hanno trovato un punto d’accordo sul salvataggio di Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Da Bruxelles appaiono irremovibili nella richiesta di un miliardo in più di capitali privati nell’ambito dell’operazione da 6.4 miliardi. Dal momento che non vi sono privati disposti a investire altro denaro, toccherà al Governo decidere se continuare il confronto o ritirarsi, il che implicherebbe la risoluzione di almeno una delle due ex popolari.
Una situazione, questa, che appare ancor più complicata di quella di Siena anche se, dal punto di vista politico, la Monte dei Paschi e le due banche venete non sono poi così distanti: in ogni caso un diretto coinvolgimento di azionisti, obbligazionisti, correntisti della banca stessa potrebbe risultare dannoso.
Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, al termine dell'assemblea di Confindustria, nel commentare il miliardo di euro aggiuntivo richiesto dall'Unione Europea asserisce: “è necessario accelerare e farsi rispettare in tutte le sedi in cui se ne parla, bisogna fare presto, non possiamo aspettare per mesi e mesi per un loop burocratico fra soggetti che si palleggiano”. “La soluzione per le banche in difficoltà "doveva essere affrontata con maggiori investimenti da parte del Fondo Atlante sulle sofferenze bancarie, sono stato l'unico insieme all'avvocato Guzzetti ad avere difeso il fatto che Atlante dovesse investire il 100% dei suoi fondi sulle sofferenze bancarie”, ha aggiunto Messina.
Enrico Zanetti, segretario di Scelta Civica e già viceministro all’Economia durante il governo Renzi in merito all’argomento dice: “Più si ingigantisce il buco delle due Banche Popolari Venete, più diventa inevitabile chiedersi cosa facevano le autorità di vigilanza bancaria quando ancora nel 2013 autorizzavano aumenti di capitale a valori completamente sballati. Tutto questo è devastante per il rapporto fiduciario tra cittadini e istituzioni, in un contesto in cui ancora due giorni fa il PD ha inopportunamente respinto la possibilità di dare il definitivo via libera alla commissione d’inchiesta nel giro di un paio d’ore alla Camera, con buona pace del suo segretario che il giorno stesso scriveva di non vedere l’ora che partisse”.
“In ogni caso - ha continuato - scelta la linea dell’intervento pubblico per Mps, è impensabile per qualunque veneto che il Governo italiano possa usare un metro diverso per due banche che, insieme, tutto sono tranne che minori. L’Europa tergiversa da mesi sul loro salvataggio, ma già alcune settimane fa dissi che, a mali estremi, è meglio passare i prossimi cinque anni a confrontarsi su un’eventuale procedura d’infrazione tutta da discutere, con le banche messe intanto in sicurezza, piuttosto che tergiversare all’infinito pure come Governo italiano e scoprire poi di aver ormai superato il punto del non ritorno, con le banche nel frattempo saltate”.



