Dei tanti messaggi di congratulazioni che mi sono arrivati in questi giorni, porto nel cuore, in particolare,...
Carospesa: una folle corsa che va fermata
In un anno, i beni primari sono aumentati del 14%, il doppio dell’inflazione. Eppure, alcune soluzioni sono possibili
I forti rincari al carrello della spesa, iniziati oramai un anno fa, preoccupano sempre più gli italiani, vessati per altro da aumenti vertiginosi delle bollette energetiche, dei tassi dei mutui, degli affitti e del costo della vita in generale. I tempi sono duri, ne siamo tutti più o meno consapevoli.
Lo confermano i dati raccolti da Onf (osservatorio nazionale di Federconsumatori) che ha eseguito un monitoraggio dei prezzi suun paniere di 30 prodotti fondamentali. Nel corso dell’ultimo anno si sono registrati aumenti incredibili dei prezzi, con un aumento medio del 14% (in termini tendenziali) a fronte di un tasso di inflazione del 7,6% a maggio 2023. Solo per fare un esempio, il prezzo della pasta ha subito un rincaro del 38% rispetto a settembre dello scorso anno, con aumenti addirittura da 1,10 a 1,40 euro al chilo. Si parla di aumenti medi a famiglia di 3 mila euro in un anno rispetto al precedente.
Federconsumatori: “Situazione insostenibile”
“Per molte famiglie - dichiara Federconsumatori - la situazione è divenuta insostenibile, costringendole a pesanti tagli di spesa e rinunce. Tale andamento inizia ad avere ripercussioni che si faranno sempre più pesanti sull’intero sistema economico, se non si deciderà di imprimere un cambio di rotta importante e deciso”.
Claudia De Marco, presidente di Federconsumatori Treviso, commenta: “In una situazione economica come quella che stiamo vivendo, con un’inflazione molto alta oramai da un anno, non possiamo più parlare di un’emergenza, bensì di un problema strutturale. Finora abbiamo puntato molto sui bonus, ma non può essere la soluzione, se non temporanea, per alleviare momentaneamente una situazione difficile”.
Come cercare di combattere il carovita? “Come organizzazione di difesa dei consumatori intravediamo principalmente due strade: da un lato il controllo dei prezzi, con relative sanzioni, attraverso autorità competenti, come Mister Prezzi, ma anche creando dei tavoli ad hoc, che a livello territoriale potrebbero essere coordinati ad esempio dalle Prefetture, per scongiurare che non vi siano speculazioni. Dall’altro, una politica contrattuale forte che vada ad incidere sugli stipendi, purtroppo bloccati da anni, nonostante un’inflazione galoppante. L’aumento dell’inflazione da sempre è la più iniqua delle tasse, in quanto riduce il potere d’acquisto e colpisce in primo luogo i ceti meno abbienti, che spendono in consumi la maggior parte del loro reddito. Se poi si va ad analizzare la questione mutui, anche lì il quadro è preoccupante. Chi aveva un tasso variabile, su mutui a 20 anni, oggi paga mediamente 160-200 euro in più al mese, rispetto a un anno fa. Situazione insostenibile, specie se si pensa ai giovani, che faticano a costruire un loro progetto di vita”.
Sempre i dati statistici ci dicono che ben l’85% dei cittadini italiani dichiara di temere di non riuscire a far fronte a spese impreviste; il 42% di non riuscire a pagare le bollette; il 30% teme per cure mediche e dentistiche; il 58% vede la propria posizione sociale in caduta libera. La fiducia dei consumatori, è evidente, sta calando. “Dopo l’entusiasmo iniziale per i primi cali del costo dell’energia, nei primi mesi del 2023 - scrive Federconsumatori -, una volta riscontrato che i costi di beni e servizi non sono affatto diminuiti, ma sono rimasti invariati, l’ottimismo è svanito ed è scattato un clima di generale sconforto”.
Adiconsum: aumenti non giustificati
Stefano Bellotto è presidente di Adiconsum Treviso Belluno. “Se inizialmente questa corsa al rialzo dei prezzi era giustificata dai rincari energetici e dallo scoppio della guerra - commenta - ora quelle motivazioni non sono più sufficienti. Purtroppo, oggi stiamo subendo un’inflazione che non deriva da aumento dei costi energetici, ma in grossa parte da aziende che fanno profitti non sempre giustificati. La situazione per molti è preoccupante, non solo sul carospesa, ma anche sul tema degli affitti e dei mutui. Ad esempio, a Treviso oggi è praticamente impossibile trovare una casa in affitto a meno di 800 euro al mese, e stiamo parlando di alloggi piccoli, con una o al massimo due stanze da letto. Noi italiani ce ne accorgiamo di meno, perché in prevalenza abbiamo case di proprietà, ma è una problematica molto forte per cittadini di origine straniera o comunque economicamente fragili. La casa è una questione di dignità, specialmente per famiglie con bambini piccoli; ai nostri sportelli bussano sempre più persone in gravi difficoltà su questi temi”.
Per cercare soluzioni davvero valide, che in ogni caso richiedono tempi di attuazione medio-lunghi, secondo Bellotto bisogna intervenire seriamenti sui rinnovi contrattuali, sui tassi bancari decisi dalla BCE, su leve fiscali determinate dal Governo, su interventi atti a ridurre i margini di speculazione (da non confondere con i margini di profitto) delle aziende.
Insomma, il lavoro da fare è tanto. Per fortuna, il Governo pare averne consapevolezza. Di recente, ad esempio, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha annunciato di aver dato mandato al Garante per la sorveglianza dei prezzi di avviare una stretta collaborazione con le Regioni per il monitoraggio in materia. Per i risultati, come sempre, dobbiamo avere pazienza.



