Almeno stando ai numeri.
La nuova vitalità della fede si concretizza nelle numerose domande di persone...
La sinistra perde numerose storiche roccaforti. E tornano gli interrogativi sulle sue reali possibilità di risollevarsi. Ne parliamo con l'analista politico Paolo Pasi
Un nuovo tornado si è abbattuto sul Partito democratico in occasione delle elezioni amministrative. Se, in occasione del primo turno, il Pd sembrava aver limitato i danni, i ballottaggi hanno sancito l’avanzata del centrodestra a trazione leghista nelle cosiddette regioni rosse, soprattutto in Toscana. La sinistra ha infatti perso la guida di Siena, Pisa e Massa, oltre a ulteriori roccaforti in altre regioni italiane: per esempio Avellino, Imola (finite al M5S) e Ivrea.
Una discesa che sembra senza fine, tanto che sempre di più ci si chiede se e in che modo il partito “perno” della politica italiana degli ultimi dieci anni potrà risollevarsi.
Abbiamo girato l’interrogativo a Paolo Pasi, sociologo e analista politico dell’istituto Quaeris.
“In primo luogo bisogna premettere che mai come negli ultimi anni il panorama politico è stato soggetto a grandi mutamenti. Cinque anni fa, per esempio, la Lega era ai minimi storici e qualcuno la considerava finita. Chi avrebbe immaginato il boom attuale e l’alleanza di governo con il M5S? Se fossi un politico, oggi, non mi leverei dalla testa la parabola di Matteo Renzi, impressionante nella sua velocità: Questo ci porta a dire che è molto difficile fare previsioni”. Tuttavia, è legittimo porsi l’interrogativo se per il Pd ci sia un futuro... “Non è facile dirlo - risponde Pasi -, a me pare che l’interrogativo sia: esistono, per una vasta area che va dalla sinistra più radicale fino all’area un tempo rappresentata dalla Margherita, istanze politiche ed elettorati da rappresentare? Le aree popolari si sono chiaramente spostate verso Lega e 5 Stelle, categorie come gli insegnanti dopo la «Buona scuola» hanno abbandonato il Pd. Questa crisi della sinistra storica, poi, è comune a tutto il mondo occidentale. Ancora, in Italia abbiamo assistito alla scomparsa del centro, che Renzi aveva tentato di conquistare. Nel 2013, soprattutto grazie alla lista Monti, il centro aveva conquistato il 14% dell’elettorato. Numeri che sono svaniti.
Quindi, prosegue l’analista politico, “il Pd deve chiedersi chi vuole rappresentare. E poi deve trovare idee nuove per problemi nuovi, riuscire dare a questi problemi nuovi risposte che siano di centrosinistra nel contesto di oggi, non in quello di ieri. Inoltre, deve avere persone nuove e riuscire a comunicare le sue idee nel’attuale scenario caratterizzato dai social network”.
Una sfida che fa impressione, guardando all’attuale dibattito nel partito, al trend complessivo in tutto il mondo e alla sequela di errori commessi negli ultimi anni. E la difficoltà a “sintonizzarsi” sui grandi problemi che dettano oggi l’agenda politica, dall’immigrazione al lavoro. In particolare, quello dell’immigrazione e della relativa gestione è stato uno dei temi più problematici per il centrosinistra nel suo rapporto con la società. Ma qui il discorso si allargherebbe troppo.
Continua Pasi: “Personalmente, mi ha impressionato il fatto che fino al 2014 Renzi avesse pienamente il polso della situazione. Improvvisamente, il vento è girato e non è più riuscito a «leggere» quello che avveniva nella società”. Questo non significa che le colpe siano solo dell’ex segretario, “visto che il calo del partito, con la sola eccezione delle Europee del 2014, è stato una costante dopo il 2008”.
Recentemente, Pasi afferma di non aver capito la scelta del Pd di “auto-isolarsi” dopo le elezioni del 4 marzo, evitando qualsiasi dialogo con i 5 Stelle: “Oggi il Pd non è solo un partito in arretramento, è anche un partito isolato, rimasto senza possibili alleati. Un isolamento che si è completato a causa della scelta di non dialogare con il M5S dopo le elezioni, in pratica è un Aventino. Io invece penso che un partito di governo di centrosinistra, se riteneva che la destra fosse pericolosa per il Paese, avrebbe avuto il dovere di contrastare la Lega, anche provando a dialogare con i 5 Stelle. Tra l’altro, una certa debolezza politica che si scorge nella forza guidata da Di Maio potrebbe far aumentare i rimpianti del Pd”.
In effetti, conclude Pasi, da osservatore “ho sempre guardato con sorpresa allo continuo scornarsi tra Pd e M5S in questi anni. In tal modo il centrodestra ha avuto campo libero, e si è creato un effetto di «odio reciproco» che di certo non facilita alleanze future o a livello locale”.