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Fism, Cecchin: "Zaia ha ragione, veneti discriminati. Chieda subito la competenza 0-6 anni"

La Fism Veneto con tutti i presidenti provinciali ha rilanciato nel nuovo Consiglio regionale la sua proposta: “Il sistema della scuola dell’infanzia paritaria veneta merita un trattamento più equo e differenziato perché si tratta di una situazione specifica rispetto al resto del Paese".

Alla riunione di insediamento del nuovo Consiglio regionale della Fism Veneto (Federazione scuole materne), che martedì 27 giugno ha confermato presidente Stefano Cecchin (presidente Fism Venezia), hanno tenuto banco le dichiarazioni del governatore Luca Zaia sull’ingiustizia subita dalle famiglie venete che iscrivono i loro bambini alle scuole dell’infanzia paritarie.

“Da tempo diciamo che le nostre scuole no profit, che offrono un servizio pubblico d’istruzione per il 64% dei bambini veneti dai 3 ai 6 anni, stanno subendo una discriminazione inaccettabile, mantenendo in piedi un servizio grazie all’infaticabile opera di parrocchie, gestori, personale e volontari, che fanno risparmiare allo Stato ogni anno in Veneto oltre 400 milioni di euro. Ci fa piacere quindi – commenta Cecchin – che  il presidente Zaia riconosca questa grave disuguaglianza, che costringe le famiglie a pagare un costo doppio di quello versato per la frequenza della materna statale”.

In merito a come uscirne, la Fism Veneto con tutti i presidenti provinciali ha rilanciato nel nuovo Consiglio regionale la sua proposta: “Il sistema della scuola dell’infanzia paritaria veneta merita un trattamento più equo e differenziato perché si tratta di una situazione specifica rispetto al resto del Paese, come riconosce il Presidente della Regione - spiega Cecchin -. Anche per questo i veneti hanno votato in massa il referendum del 2017 per chiedere ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. La soluzione è quella che la Regione chieda al Governo il passaggio della competenza primaria sul Sistema integrato 0-6 anni e le risorse necessarie per la sua gestione per poi approvare una legge regionale sul modello trentino, che equipari il trattamento delle famiglie nella frequenza delle scuole dell’infanzia a gestione statale o paritaria. E questo senza attendere per anni che siano definiti i Lep e i fabbisogni in tutte le materie, perché lo Stato ha già stabilito il costo standard per la scuola dell’infanzia statale (7.088 euro all’anno) e anche quello per il posto asilo nido (9.200 euro all’anno)”.

Una strada che la Fism ritiene urgente che la Regione avvii per arrivare al traguardo di una reale parità, prima che sia troppo tardi. “Le nostre scuole hanno l’acqua alla gola. Anche qualche mese può fare la differenza” conclude Cecchin".

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