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Fondamentalismo e religione, attenti all'inganno

Martedì 23 seconda serata di "Bilanci di pace". “Il nesso tra fondamentalismo e religione non sempre è così diretto”, spiega il giornalista di Avvenire Nello Scavo, reporter internazionale. Che sottolinea il grande sforzo di papa Francesco: riportare le religioni al loro ruolo originale.

20/01/2018

Dopo la prima serata con Renzo Guolo di martedì scorso, la due sere “Bilanci di pace 2018”, sul tema “Religioni. Fondamentalismi. Terrorismi” si concluderà martedì 23 gennaio alle 20.30, con l’intervento del giornalista Nello Scavo, firma di punta di “Avvenire”, inviato all’estero, reporter internazionale e cronista giudiziario. Specializzato in inchieste su criminalità organizzata e terrorismo globale, conosce bene, tra gli altri, i Paesi dei Balcani, la Turchia, la Siria, il Corno d’Africa. Scavo è anche autore di numerose pubblicazioni, tra cui “I sommersi e i salvati di Bergoglio”, frutto di un’indagine a tutto campo svolta a Buenos Aires sul rapporto tra il futuro papa Francesco e la dittatura militare in Argentina.
Se il compito del prof. Guolo, martedì scorso, è stato quello di inquadrare la questione soprattutto dal punto di vista teorico, questa seconda serata avrà invece la caratteristica di una testimonianza di chi nel suo lavoro in vari paesi si trova “faccia a faccia” con le varie espressioni del fondamentalismo. Abbiamo rivolto a Nello Scavo alcune domande.

Martedì si parlerà di fondamentalismo e religione. Qual è la sua esperienza rispetto a questo legame?
L’esperienza mi porta ad affermare che non sempre il nesso è così diretto, su questo ha ragione papa Francesco. Spesso la religione è usata come pretesto per nascondere altri interessi, è strumentalizzata per nascondere questioni militari o finanziarie. Chi strumentalizza ha poi interesse a far restare le persone nell’ignoranza. Ad esempio, la persona che mi ha accompagnato in Siria entrando dalla Turchia non sapeva che nel Corano Gesù è citato 70 volte, che si parla in modo lusinghiero di Maria. Spesso l’ignoranza è alla base di tutto.
Non è dunque in atto, a sua avviso, una guerra di religione dell’islam contro il cristianesimo...
Faccio un altro esempio, la Somalia e il gruppo estremista Al Shabaab. Indubbiamente c’è stata una persecuzione verso i cristiani. Nel 1989 a Mogadiscio venne ucciso il vescovo Salvatore Colombo. Lì, ora non ci sono più cristiani, il vescovo titolare di Mogadiscio non vive in Somalia, la cattedrale è in rovina... Eppure la guerra non cessa. Evidentemente l’obiettivo principale era un altro. Oggi, soprattutto, si vive una guerra dentro l’islam, con radici antiche.
Quali effetti sta portando l’affermazione dei fondamentalismi nei paesi islamici?
Potrei fare l’esempio della Turchia. Il potere ha fatto appello a tradizioni che neppure appartengono a quel paese, soprattutto per mantenere assetti di potere. Erdogan parla di difendere le radici, espressione che è speculare rispetto all’uso che se ne fa in Europa, sapendo che l’uso della religione può ricompattare le opinioni pubbliche. Vengono inventati dei nemici e tradizioni che non fanno parte patrimonio di quel popolo. E’ la logica dell’alzare i muri. Del resto quando vedo che qui in Italia un leghista sempre definito “mite” parla di difesa della razza bianca, mi viene da pensare che certe cose  le abbiamo lette sui libri di storia.
Come si smaschera questa strumentalizzazione?
Non ho ricette. Credo però che papa Francesco stia facendo uno sforzo straordinario: quello di riportare le religioni al loro ruolo originario. Anche attraverso gesti molto forti. Ricordate l’apertura del Giubileo a Bangui, nella Repubblica Centrafricana sconvolta dalla guerra civile? Ebbene, poche settimane fa un vescovo cattolico, avvertito da un imam, ha letteralmente impedito il massacro di un gruppo di musulmani che erano stati attaccati da una milizia cristiana. Papa Francesco va al cuore del messaggio delle religioni e smaschera le verità di comodo e le strumentalizzazioni.
Il Papa parla anche di terza guerra mondiale a pezzi...
Certamente. In questa guerra è da ingenui pensare che il sistema politico e finanziario sia estraneo ai vari scenari di tensione, compresa la Corea del Nord. Ci sono le armi e le armi finanziarie, usate per affamare i popoli. Ad esempio: recentemente il prezzo del riso in Somalia è triplicato, costa il doppio rispetto all’Italia. Affamare i popoli diventa un’arma non convenzionale. Le persone che si nutrono di riso sono costrette a fuggire dalla loro terra, e così si liberano territori, senza spargere sangue. In questo scenario comprendiamo quanto è difficile distinguere tra rifugiati e migranti economici.

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