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Il Parlamento va a lezione di tedesco
Il dibattito sulla nuova legge elettorale sembra aver imboccato la strada giusta. Per Stefano Ceccanti, già senatore del Pd e docente di Diritto costituzionale all’Università la Sapienza di Roma, il sistema applicato in Germania è una “riduzione del danno".
“Il sistema elettorale tedesco, per quanto mi riguarda, è una riduzione del danno. La governabilità, sia chiaro, ce la siamo già giocata l’8 dicembre. Non sono soddisfatto, ma almeno si mette un po’ di ordine nel sistema ed eviti almeno le preferenze”. Il prof. Stefano Ceccanti, già senatore del Pd e docente di Diritto costituzionale all’Università la Sapienza di Roma, saluta in questo modo il probabile approdo del nostro paese al sistema elettorale cosiddetto “tedesco”. In pratica (anche se in realtà le cose sono un po’ più complicate) un sistema tendenzialmente proporzionale, con sbarramento del 5% che impedisce ai piccoli partiti l’accesso in Parlamento. Naturalmente, bisognerà vedere se l’accordo raggiunto tra i maggiori partiti (Pd, 5 Stelle, Forza Italia e Lega) reggerà, in che modo il sistema tedesco verrà reinterpretato, se saranno inseriti emendamenti nell’iter parlamentare (ad esempio abbassando la soglia di sbarramento).
Prof. Ceccanti, se questa sarà la conclusione, mi sembra soddisfatto a metà…
Infatti. Personalmente, sono convinto che la scelta più importante per gli elettori sia quella del Governo e della sua maggioranza. Ma devo prendere atto che dopo la sconfitta del percorso referendario, sancita lo scorso 4 dicembre, tale scenario non è più percorribile. Tra l’altro, una volta che gli elettori hanno bocciato l’idea che ci fosse un’unica Camera eletta direttamente, è venuto meno il senso del ballottaggio proposto dall’Italicum. Difficile, infatti, pensare a due ballottaggi distinti per Camera e Senato, che hanno una base elettorale diversa, dato che per il Senato votano solo gli ultra venticinquenni. Infatti, la Corte Costituzionale ha bocciato anche il ballottaggio.
Quindi?
La conseguenza di tale situazione è che fatalmente nessuna legge tra quelle in discussione in questi mesi garantisce la formazione di una maggioranza. Nell’attuale Italicum emendato dalla Consulta il premio scatta solo nel caso che la prima lista ottenga il 40%, il Consultellum del Senato è un proporzionale con sbarramento, il sistema tedesco anche. Italicum e Consultellum, ma anche il testo base proposto dall’on. Rosato prevedono la possibilità di coalizzarsi, ma questa sarebbe una finzione: che senso ha promuovere delle alleanze se poi non si può governare?
Meglio dunque non prevedere le coalizioni?
Sì, e in effetti il sistema tedesco non le prevede.
Quali allora i possibili pro e contro del sistema tedesco?
Di sicuro ci saranno problemi di governabilità. Però non si può chiedere al Parlamento di andare contro il risultato el referendum. Ma prevedo che presto il tema delle riforme non potrà non essere riaperto. Altro punto problematico è che il sistema tedesco ha anche altri correttivi, oltre alla legge elettorale, per favorire la stabilità. Di positivo c’è il fatto che non ci sarebbero le preferenze, magari in collegi ampi. Si violerebbero tutti i tetti di spesa elettorale.



