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Immigrati africani penalizzati dalla tassa sulle rimesse

I costi per trasferire in patria il denaro sono di molto superiori per gli immigrati africani. In un anno si arriva ad un miliardo e 300 milioni di euro

Ricchi o poveri che siano, gli emigrati africani nel mondo pagano una “supertassa” di dimensioni enormi per mandare i soldi ai loro cari rimasti in patria: circa un miliardo e 300 milioni di euro all’anno. La denuncia del costo spropositato per le commissioni applicate alle rimesse in denaro, utilizzando i colossi del money transfer, viene dalla ong britannica Overseas Development Institute (Odi), che in un rapporto pubblicato nei giorni scorsi calcola il costo della supertassa in una somma oscillante tra 1,4 e 2,3 miliardi di dollari (che tradotto in euro porta appunto a un valore medio di 1,3 miliardi): un anno di sacrifici di milioni di emigrati che evapora, in buona parte, a causa delle sole spese di spedizione troppo elevate. “Nonostante l’Africa subsahariana sia l’area più povera del mondo – spiega l’Odi – subisce le spese di commissione più elevate: in media il 12% sui trasferimenti da 200 dollari americani, praticamente il doppio rispetto alla media mondiale”. Il motivo di questa situazione è individuato dall’organizzazione non governativa e nell’assenza di concorrenza, in quanto operano sull’Africa quasi solo i due operatori maggiori, Western Union e MoneyGram, che secondo stime definite abbastanza prudenti intascherebbero da questo modus operandi un surplus pari a due terzi della supertassa applicando le tariffe delle commissioni maggiorate rispetto a quelle considerate eque a livello mondiale (5-7 per cento). Molto duro il commento di Kevin Watkins, direttore dell’Odi: “Questa tassa eccessiva sottrae risorse alle famiglie, che potrebbero investirle in educazione e assistenza sanitaria, e rende sempre più fragile il legame tra i pochi che ce l’hanno fatta e le centinaia di migliaia di loro famiglie che potrebbero meglio beneficiarne”.
Nel 2013 i trasferimenti verso l’Africa valevano complessivamente 32 miliardi di dollari, circa il 2% del Pil del continente, e le stime per il 2016 parlano di 41 miliardi di dollari. Ma potrebbero essere molti di più: basti pensare che nel 2012 5 miliardi arrivavano solamente dal Regno Unito, che se da solo abbassasse al 5% il costo del transfer farebbe salire il totale di circa 230 milioni di dollari. Soldi non spediti, che farebbero molto comodo alla regione più povera del pianeta.
Un dato su tutti aiuta a capire quanto: il rapporto, pubblicato dall’associazione britannica, ha calcolato che l’allineamento delle spese per il continente africano a quelle applicate per il resto del mondo sarebbe sufficiente a finanziare la scolarizzazione di circa 14 milioni di bambini. Non solo, l’adeguamento della percentuale garantirebbe l’acqua potabile a 21 milioni di persone.

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