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"Ma a votare ci andremo", la parola ai "ragazzi del '99"
Come vivranno il voto del 4 marzo i ragazzi che si affacciano per la prima volta al voto politico? La maggioranza dei diciottenni che abbiamo intervistato dice che andrà a votare "E' un mio diritto e unico modo per fermi sentire". Ma non mancano gli incerti e gli scettici.
Come vivranno il voto del 4 marzo i ragazzi che si affacciano per la prima volta al voto politico?
Lo abbiamo chiesto ad alcuni giovani tra i 18 e i 20 anni. Partiamo da Treviso e dintorni. Giuseppe ha vent’anni, ha finito da poco la scuola alberghiera e ora si trova in Austria, dove lavora come cuoco per la stagione invernale. Quello del 4 marzo per lui non sarebbe il primo timbro sulla scheda, avendo già votato per il referendum del 2016 sulle trivelle nel Mediterraneo, tuttavia sarebbe la prima elezione politica nazionale. “Credo che mi arriverà la scheda elettorale in Austria – ha spiegato – però, se devo essere sincero, penso che la annullerò. Sono un po’ sfiduciato da tutta la situazione politica attuale: ero convinto inizialmente di votare Cinque stelle, mi sembravano forti, poi Di Battista ha lasciato, Di Maio non si capisce da dove salti fuori e Grillo gli ha messo la corona in testa «tanto per». Fanno tutta la farsa delle cose web e poi se le decidono loro, le cose; quindi, sono finti liberi. Degli altri non voglio neanche perdere un secondo a parlare. Dunque, non c’è scelta per quest’anno. Poi magari fra cinque anni se ne riparlerà”.
Anche Francesco ha vent’anni, la sua opinione è piuttosto diversa: “Andrò sicuramente a votare, si tratta del mio futuro. Non mi sento rappresentato da nessuno, ma voterò in ogni caso. Si tratta di un diritto, di un dovere, ma anche di qualcosa che fa parte della mia vita e non voglio rimanere nel mio piccolo mondo senza aprirmi alla società. Non ho mai seguito un partito, ma mi informo, leggo, e voglio dare il mio contributo”.
Luca quest’anno ne compirà 21 e non ha ancora le idee molto chiare: “Penso che andrò a votare, ma non ne sono certo. La sensazione a pelle è che qualsiasi cosa si voti sia uguale e che sia possibile scegliere non il meglio, ma solo il meno peggio. Andrò a votare se riuscirò a informarmi in maniera adeguata prima di farlo, ma non sono sicuro di riuscirci, non ho molto tempo libero e circola molta più disinformazione che informazioni. Credo che non tutti dovrebbero votare, o quanto meno ci vorrebbe una maggiore consapevolezza e una maggiore istruzione prima di farlo, le poche nozioni di diritto che si danno alle scuole superiori forse non sono abbastanza”.
Altri diciottenni che abbiamo interpellato, però, sorprendentemente rispondono: “Sì che vado a votare, è un mio diritto e unico modo per farmi sentire”. Spiega Luca di Mogliano Veneto: “Ovvio che vado a votare, è una scemenza non andare. Io credo che questo sia un paese ricco di problemi e il voto è l’unico mezzo che abbiamo per cambiare qualcosa. I nostri bisnonni hanno lottato per avercelo e se noi non lo sfruttiamo, solo perché non abbiamo voglia di informarci, è uno spreco. Lo ritengo quasi un obbligo”. Michele, di Spresiano, voterà “perché è un mio diritto e obbligo. Un voto può portare innovazione e cambiamenti, ogni voto rappresenta una persona e ogni persona ha il diritto di far sapere la propria opinione sulla situazione attuale ai «piani alti»”. Marina di Treviso: “Come cittadina mi sento in dovere di esprimere la mia opinione e soprattutto di farla conoscere ai «potenti» che ci governano, in quanto sono in grado di prendere decisioni di peso sulla mia vita. Alla fine è questa la democrazia: rendere tutti partecipi di decisioni in grado di migliorare o peggiorare le nostre condizioni di vita”.
Ci spostiamo a Castelfranco, con Riccardo: “Vado a votare. Ritengo che partecipare alla vita politica sia innanzitutto un dovere e personalmente penso anche un onore. Anche nel piccolo, il singolo voto può fare la differenza. Credo sia un dovere perché, se è stata scelta come forma di governo la democrazia, è compito di ogni cittadino lavorare per essa, quindi siamo tutti chiamati a esprimere la nostra opinione, se è questa la forma di governo che abbiamo scelto. Un onore perché, per raggiungere questi risultati, sono state combattute guerre, è stato un lungo processo, combattuto anche con il sangue. Le persone che decidono di non votare non le capisco. Personalmente, ho cercato di informarmi il meglio possibile, cercando di discernere fra le varie fonti di notizie, alcune delle quali lasciano il tempo che trovano, altre le ritengo invece più serie. Sono arrivato ad individuare un partito che mi rappresenta, sia nel programma, anche se non proprio in tutto, ma soprattutto nei valori e nelle tradizioni in cui credo”.
Anche Irene, di San Donà, parteciperà al voto: “Vado a votare perché è un mio diritto e un mio dovere. Poi, avendo raggiunto la maggiore età, mi viene richiesto di prendere parte più attivamente alla vita del mio Paese. Ritengo sia giusto dare il mio giudizio, la mia opinione su quello che sarà il mio futuro e sulle persone che andranno a determinarlo. Come ragazza di 18 anni considero gli aspetti che più mi possono interessare, prima di tutto: dunque la politica interna, le proposte a favore dei giovani, le proposte in ambito culturale e di innovazione”. Concludiamo con Stella, da Padova: “Vado a votare, penso sia importante per la società. Non andare a votare significherebbe non dare peso a qualcosa che influenza la nostra vita. E’ giusto partecipare, a meno che una persona non si ritrovi in nessuna delle proposte politiche. A questo proposito, mi piacerebbe sentir parlare di onestà, abbiamo avuto un sacco di scandali, di situazioni in cui l’onestà non c’era da parte di politici”.



