venerdì, 16 ottobre 2026
Meteo - Tutiempo.net

No al caos vaccini

L'opinione pubblica si divide. Serve informazione per avviare una seria attività di prevenzione ed educazione sanitaria. Nel trevigiano emerge il caso che sta allarmando numerose famiglie e la priorità di Francesco Benazzi, direttore dell'Ulss 2, è quella di dare tranquillità ai genitori.

Negli ultimi tempi sul tema della vaccinazione si stanno incrociando la cronaca e uno scontro culturale. Da circa un mese l’Ulss 2 Marca Trevigiana ha messo sotto accusa l’infermiera Emanuela Petrillo, sostenendo che non avrebbe vaccinato una parte dei 500 bambini che si sono presentati da lei: secondo l’accusa, infatti, avrebbe gettato la fiala ancora piena del farmaco. Per di più tra il 2009 e il 2015 ha lavorato a Codroipo dove risulterebbe, come a Treviso, la mancanza degli anticorpi normali dopo la vaccinazione nei bambini a lei affidati. Nel frattempo la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, propone l’obbligo vaccinale per tutti i bambini che vanno a scuola. Il fronte degli antivaccinisti, che in Italia fino al 2013 contava molte adesioni anche tra i medici e personale sanitario e aveva il suo interprete politico nel Movimento 5 stelle, sembra in difficoltà per l’improvviso calo delle vaccinazioni, che si sono allontanate fortemente da quel 95 per cento ritenuto dall’Organizzazione mondiale della sanità fondamentale per “l’immunità di gregge”. E’ un fatto che ci sia stata una recrudescenza del morbillo e sia molto alta la preoccupazione dei genitori di bambini immunodepressi, soggetti che per le loro particolari condizioni non possono assumere vaccini e che sono difesi da queste malattie solo dalla immunità di gregge.
La vaccinazione è una delle più grandi scoperte dell’età moderna e difende da malattie gravi come la meningite, il morbillo, il tetano, il papilloma virus, la pertosse, la polio, la rosolia, la varicella e diverse altre malattie che in passato si trasformavano in epidemie e che portavano a danni permanenti o addirittura alla morte. La vaccinazione ha dei rischi, è quindi una pratica da fare con attenzione, ma soprattutto con il massimo dell’informazione: la vaccinazione è una pagina fondamentale dell’educazione sanitaria di ogni individuo. Comunque si risolva la vicenda dell’infermiera e la questione dell’obbligo, le strutture sanitarie, le Ulss, dovranno rafforzare gli investimenti su informazione ed educazione sanitaria, premessa di ogni seria attività di prevenzione.

A tal proposito abbiamo interpellato il direttore generale dell’Ulss 2, Francesco Benazzi.
Un bel battesimo per la sua super Ulss Marca Trevigiana: migliaia di vaccini da rifare e una questione giudiziaria e legale tutta da sbrogliare.
A me interessava e interessa ridare tranquillità ai genitori. Credo che, anche grazie al contributo del nostro personale, in particolare del dottor Giovanni Gallo, direttore del Servizio igiene sanità pubblica e medicina di comunità, siamo riusciti nell’obiettivo. Non ci siamo risparmiati in incontri con i genitori, a tutti coloro che lo hanno richiesto abbiamo offerto l’esame dei titoli “anticorpali” e ormai abbiamo recuperato tutti coloro che si suppone non fossero stati vaccinati.
Il tema richiede però maggiore informazione e un accesso più ampio alla prestazione.
Senza dubbio. Per questo abbiamo incrementato le sedute vaccinali extra, le campagne informative saranno potenziate, infine abbiamo incontrato i pediatri di libera scelta che sono il primo “filtro” tra noi e i genitori. I pediatri di Treviso ci hanno garantito la massima collaborazione per evitare disinformazione e situazioni come quelle verificatesi nel passato.
Vedere il proprio bambino sottoporsi e delle iniezioni a livello emozionale colpisce sempre i genitori.
Risponderò con la mia esperienza. Io credo che lo si debba vivere come un momento di difesa, come un salvavita. Ho ancora negli occhi e nella memoria l’immagine di un compagno di liceo. Si muoveva per la classe più lento di tutti noi. Zoppicava a causa della poliomielite contratta da giovanissimo. Le classi del 1955, 56 e 57 sono state le ultime colpite dalla poliomelite, una malattia che per fortuna, grazie al vaccino di massa, oggi non fa più danni, allora però ti segnava per tutta la vita. Ho anche un ricordo da medico. Vidi morire la moglie di un consigliere comunale, una mamma, solo perché, punta dalle spine di un roseto, contrasse il tetano. Oggi è facile parlare quando questi drammi non accadono più.
Cosa ne pensa della reintroduzione dell’obbligo di vaccinazione?
Io mi sento e sono un liberale, non mi è mai piaciuto imporre nulla a nessuno. Quello che invece non sopporto sono i falsi profeti, i santoni, colleghi “medici” che pur sapendo di mentire propongono una visione antivaccinista. Dobbiamo toglierli dal gruppo, radiarli dall’Ordine, non si può fare il giuramento di Ippocrate e poi non avere cura dei pazienti. Serve una educazione alla salute e alla prevenzione a cui le strutture sanitarie e anche la scuola sono chiamate. Dobbiamo cominciare a parlare di vaccino fin dai corsi di preparazione al parto. Infine, basta con questa favola dei guadagni delle multinazionali farmaceutiche: noi acquistiamo con una gara per tutta la Regione Veneto, ogni dose ci costa molto meno dei 5 o 50 euro con cui si trovano sul mercato. Si pensi che per un antitumorale spendiamo per ogni ciclo almeno 100mila euro: qui si tratta di curare, alleviare, con i vaccini invece si fa prevenzione, si evitano le malattie e tutte le conseguenze affettive, umane, sociali ed economiche della mancanza di salute.

SEGUICI
EDITORIALI
archivio notizie
15/10/2026

Il recente viaggio apostolico di papa Leone in Francia ha suscitato commenti entusiastici, a tratti persino...

TREVISO
il territorio