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"Partecipare la società": a conclusione della Settimana sociale la richiesta di un impegno collettivo

E’ quello chiesto dal filosofo Antonio Maria Baggio alla platea, espressione di numerose associazioni e organizzazioni. Per ridare valore alla rappresentanza e al “sociale”, in vista di una politica che dialoga e non demonizza l’avversario.

18/10/2018

La quarta e ultima serata della 32ª Settimana sociale dei cattolici trevigiani, organizzata in collaborazione con la scuola di formazione sociale e politica di “Partecipare il presente”, ha avuto come protagonista Antonio Maria Baggio, professore ordinario di Filosofia politica nell’Istituto Universitario “Sofia” di Loppiano (Fi), chiamato a parlare sull’attualissimo tema “Partecipare la società. Democrazia e populismo”.
Dopo l’introduzione di Luca Bertuola, che ha collegato la serata alle precedenti, ha preso la parola il prof. Baggio, che ha inquadrato il tema della sua relazione muovendo dal concetto di comunità politica proposto dalla riflessione di Hannah Arendt, fortemente convinta che la genesi e il consolidamento di qualsiasi comunità non può esistere senza la condivisione delle “verità di fatto” dei principi fondativi, che legano le diverse componenti di una società. “Più verità - ha precisato il prof. Baggio -, perché la democrazia, per sua natura, postula, per poi mediarle, più verità, diverse tra loro, ma tutte accomunate dall’unico obiettivo della ricerca del bene comune, come peraltro insegnano - ha proseguito -, tanto il metodo dialogico di Socrate e quanto leggiamo nel dialogo «Menone» di Platone”. Il conflitto che spesso sorge tra “verità” e “politica”, secondo la stessa Arendt si può vincere soltanto attraverso l’indispensabile mediazione che responsabilmente impegna tutti alla ricerca dell’utile collettivo. Senza l’incontro, senza l’accettazione dell’altro, senza l’amicizia delle diverse componenti sociali di una comunità, è impossibile qualsiasi relazione di cittadinanza, all’interno della quale non esistono nemici, ma avversari, come sta purtroppo accadendo anche nel nostro Paese. Condividere le diverse “verità di fatto” evocate da Arendt, ha ribadito Baggio, rende l’uomo un cittadino autentico, circostanza, questa che recentemente sembra essere del tutto ignorata nella nostra società dove vige, piuttosto, la reciproca demonizzazione, dove ci si è dimenticato il senso del dialogo e del leale confronto, dove sono saltate tutte le categorie, a partire dalla fraternità, che permettono la reciproca, fruttuosa e sincera convivenza politica.  
In questo contesto, oggi purtroppo reale, non c’è posto per una vera democrazia la quale - è questa la grande lezione politica di Toniolo – trova la sua ragion d’essere in quell’ordinamento civile nel quale tutte le forze sociali, giuridiche ed economiche cooperano proporzionalmente al bene comune. Quando ciò non avviene, quando i rappresentanti “non sono più uno strumento al servizio dei cittadini «sovrani», ma diventano un ceto che persegue i propri interessi particolari, allora i cittadini cercano altre strade: ma bisogna farlo costruttivamente, non spinti dalla paura o dall’odio”, ha precisato con amarezza, il prof. Baggio.
La democrazia italiana, prosegue il professore, è ancora molto giovane, se solo si pensa  che le donne votano  a partire del secondo Dopoguerra e che troppo presto, dopo la ricostruzione dell’Italia politica e l’avvento della Costituzione, abbiamo purtroppo smarrito il principio che il popolo, inteso nel suo senso più autentico è una realtà vivente, articolata, composta da persone consapevoli e responsabili, che si danno delle regole per organizzare la vita comune e risolvere eventuali conflitti. Non è una massa amorfa e indistinta, come spesso molte Istituzioni, ora in preda ad una crisi profonda sembrano intendere. E’ la premessa della pericolosa deriva verso il populismo, nell’accezione peggiore del termine.
Il populismo, spiega Baggio, presenta generalmente, almeno ai suoi inizi, aspetti di progresso e può mettere in moto dei processi di cambiamento utili, può avere la funzione di sbloccare situazioni cristallizzate, avviare reali processi di rinnovamento, coinvolgere veramente e in pieno tutti i cittadini.
Quando, però, attraverso il populismo si stabilisce un legame unico e diretto tra un capo e una base popolare, le  strutture sociali tradizionali, sono irrimediabilmente compromesse, sino a sostituirsi a esse, facendo saltare le condizioni della rappresentanza politica. Realtà, purtroppo storicamente a noi vicina, ricorda Baggio, che abbiamo conosciuto con l’avvento e il consolidamento del Fascismo.
E’ ormai ora che i parlamentari tornino al loro ruolo, alla loro autorevolezza sulla strada di quella mediazione sociale oggi sempre più assente. Oggi più che mai urge una presa di coscienza da parte di tutti, conclude il prof. Baggio che, di proposito, confessa di avere voluto dare alla sua relazione un intento chiarificatore e tutt’altro che ideologico. Occorre la ricerca di nuove aggregazioni o la riorganizzazione di quelle esistenti. E’ indispensabile un impegno collettivo che superi lo stallo attuale delle nostre rappresentanze, perché l’azione della politica, non può non trovare la sua origine nel sociale.

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