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Ponte sullo Stretto di Messina, opera fattibile?

Il ministro Salvini ripropone il progetto per una struttura di 3,3 km sopra lo Stretto di Messina. Gian Mario Bozzo, ingegnere trevigiano che ci aveva lavorato, ora dice: "Opera fattibile, ma sfidante".

03/04/2023

Questo ponte s’ha da fare? Torna d’attualità, nella politica italiana, il progetto del ponte sullo Stretto di Messina, sbandierato un giorno sì e l’altro pure dal ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini. Idea antica, visto che il primo studio risale al 1886. Ma mai realizzata, nonostante i proclami politici, da Bettino Craxi a Silvio Berlusconi. Per i critici, l’idea presenta più svantaggi che vantaggi, dato che il ponte andrebbe realizzato in una zona altamente sismica e battuta da forti venti, e che si collegherebbe, in Sicilia, a una viabilità da terzo mondo. Non sono poche le riserve dei geologi. Ifavorevoli parlano invece di una grande opera, di livello mondiale, capace di essere un volano per tutto il Sud.

Ma è possibile ragionare “pacatamente” sul progetto, lasciando da parte la propaganda politica? Proviamo a farlo con un tecnico che ha conosciuto molto bene il progetto che è ancora in campo, essendo risultato vincitore della gara nel 2006: quello della cordata guidata da Impregilo: si tratta dell’ingegnere trevigiano, ora in pensione, Gian Mario Bozzo, all’epoca dell’elaborazione del progetto, tra il 2004 e il 2005,  responsabile delle attività di ingegneria e delle offerte di Impregilo (che ora si chiama Webuild). La cordata vincitrice era formata anche da altre imprese italiane (Cmc, Società Italiana per Condotte d’Acqua e Argo costruzioni) e da imprese provenienti da Francia, Spagna e Giappone.

Bozzo, che pure conosce bene la politica (è consigliere comunale da dieci anni a Treviso), si tiene alla larga da valutazioni che non siano quelle puramente tecniche, e spiega: “In estrema sintesi, è un’opera fattibile, ma sfidante. Le difficoltà sono dovute al tipo di terreno, in particolare alla sismicità, e dal fatto che è stato previsto un ponte contemporaneamente stradale e ferroviario, a campata unica, lungo 3,3 Km”. E’ un’opera molto costosa (il Governo parla di 6-7 miliardi di euro, ma è difficile fare previsioni), e secondo Bozzo vanno tenuti a mente alcuni aspetti: “Ha senso realizzare il ponte per i trasporti a lunga distanza, per la grande viabilità, non certo per il traffico locale. Ci vorrebbero vari chilometri per salire sulla struttura, venendo da Reggio Calabria e da Messina. In secondo luogo, è evidente che essa ha poi bisogno di un tessuto di opere complementari di carattere stradale e ferroviario”.

Non spetta al tecnico, insomma, dire se vale la pena di realizzare una struttura così costosa. Immaginando che si faccia, l’ingegnere ricorda alcune avvertenze che all’epoca erano state prese: “Avevamo raggiunto un accordo con il Porto di Gioia Tauro, per il cantiere di pre-assemblaggio;e con l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia per un monitoraggio costante, che consentisse valutazioni in tempo reale”. E aggiunge ulteriori valutazioni:“A quasi vent’anni di distanza, e sapendo che in ogni caso ci vorranno parecchi anni per costruire il ponte, mi chiedo se quel progetto possa essere migliorato. Per esempio, sono favorevole all’ipotesi che i pilastri (alti quasi 400 metri, ndr) siano fissati in mare, a un centinaio di metri dalla costa, o poco più. In tal modo si eviterebbero gli espropri e la «luce» del ponte sospeso si ridurrebbe. Inoltre, si potrebbe fare qualche valutazione pensando al fatto che il ponte sarà percorso, una volta ultimato, quasi solo da auto elettriche. Perché, per esempio, non pensare a un manto stradale che sia ricaricabile per le auto? In ogni caso, un’opera del genere, oltre che fattibile, dev’essere ben fatta e capace di durare nel tempo”.

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