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Province sfasciate

Dovevano essere cancellate. Ma dopo il referendum sono rimaste operative. Achille Variati, presidente dell’unione Italiana delle Province, afferma che mancano 680 milioni di euro per strade, scuole e personale.

Il vigile alza la mano all’improvviso e al segno di stop l’auto si blocca. Uno stop troppo repentino però, e così una dopo l’altra le auto si tamponano, una catena di danni da quell’unico gesto. Il 4 dicembre 2016 gli Italiani con un referendum hanno bloccato le riforme costituzionali, una campagna molto personalizzata aveva concentrato l’attenzione sul sistema maggioritario e il ridimensionamento del Senato.
Dietro quell’auto, a breve distanza, come in un corteo, c’erano una serie di riforme. Quella del Cnel sopravvissuto, i cui dirigenti all’esito del referendum hanno brindato; quella del Senato, con parlamentari che verranno ancora eletti e pagati; quella delle materie concorrenti tra Regione e Stato, che ha consentito al governatore Zaia di ricorrere alla Consulta contro la legge sulla obbligatorietà dei vaccini; infine, la riforma o “cancellazione” delle Province.
Erano l’emblema del famoso libro sugli sprechi di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo “La Casta”. Additate come una delle spese più inutili. La cosiddetta legge Delrio le aveva ridotte a ente locale di secondo livello, senza più elezione diretta del presidente e dei consiglieri e con competenze sulle scuole superiori e sulle strade. In attesa della cancellazione, attraverso la riforma della Costituzione. Ora, dopo il Referendum sono rimaste operative, deve ricominciare un cammino che non era previsto dal Governo, il quale anzi aveva puntato tutto sulle città metropolitane, sulle unioni dei comuni e su strutture di area vasta. Si è corsi ai ripari con un finanziamento straordinario di 180 milioni, ma come si dice in Veneto “peso el tacòn del sbrego”.
Achille Variati, presidente dell’Unione italiana delle Province, che non aveva certo brindato per la vittoria del no, afferma che il fabbisogno è di 680 milioni di euro, che prima di dare bonus si doveva pensare ai 130mila chilometri di strade e alle 5mila scuole superiori che le Province devono manuntenere e ai 20mila dipendenti rimasti in Provincia, dopo la maxi mobilità che ne ha distribuiti 23mila ai comuni. L’Ana può spendere 22mila euro a chilometro, le Province solo 6mila e ne gestiscono molti di più. Per non parlare delle scuole superiori, il 70 per cento in Italia senza certificato di prevenzione incendi e solo il 7,8 per cento sono antisismiche. Un patrimonio costruito in gran parte negli anni ’70 e ormai da rinnovare. Mettere una toppa non basta, bisogna migliorare o rifare la legge Delrio, dopo il tamponamento del Referendum si deve andare in carrozzeria.

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