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Scuola: arrivano soldi veri e l'edilizia decolla
Sono quelli che stanno affluendo grazie ai progetti legati alla "Buona Scuola". Così, solo in provincia di Treviso sono centoquaranta gli interventi attivati per l'edilizia scolastica. Per i comuni non è semplice attivare questi fondi. Servono progetti e grande efficenza amministrativa per fare i bandi.
Gran parte delle scuole italiane sono state costruite negli anni ’70, dopo quasi cinquant’anni bisognerà pur metterci mano. L’architetto Laura Galimberti, coordinatrice della struttura di missione della presidenza del Consiglio dei ministri per la riqualificazione dell’edilizia scolastica, sostiene che dal Governo Renzi in poi in Italia le cose stanno cambiando. Finalmente si mettono soldi veri e si sistemano o fanno le scuole. I numeri che porta sono significativi per la provincia di Treviso, in tutto 68 milioni di euro dal 2013. Solo nel territorio dell’ex Ulss 8, ovvero la Pedemontana del Grappa e le città di Castelfranco Veneto e Montebelluna sono 58 i cantieri aperti, nel Trevigiano arriviamo complessivamente a 140. La “Buona scuola” di Renzi ha messo in circolo più di tre miliardi e mezzo di euro.
Non è facile individuare gli affluenti di questo fiume di denaro arrivato ai Comuni. Un aiuto può arrivare dai siti online sia della Regione Veneto che del Governo e di cui diamo conto in questa stessa pagina.
Quali sono questi affluenti? Di mezzo c’è anche la tanto vituperata Europa dalla quale, attraverso i mutui della Banca europea degli investimenti, arrivano 2.500 milioni di euro e attraverso il fondi Pon-por, ovvero i fondi strutturali europei, circa un miliardo e mezzo di euro. Poi dobbiamo mettere tutta una serie di leggi e decreti: Sblocca scuole, Scuole nuove, Scuole sicure, Fondi protezione civile, Scuole innovative, Patti per il sud, il fondo Kyoto per l’ambiente e infine una serie di risparmi che arrivano dai ministeri dell’Istruzione e delle Infrastrutture per 140 milioni. Tutti assieme tra stanziati e in programma arrivano a una torta di 7 miliardi: non è moltissimo visto che per salvare l’Alitalia bruciammo 4 miliardi, ma comunque in tre anni è una virata rispetto al passato. A questi fondi si deve aggiungere il contributo che il Gse, il Gestore dei servizi energetici, la società pubblica che promuove le energie rinnovabili trasformando in incentivi gli investimenti che i Comuni fanno per il risparmio energetico. Si può calcolare che ogni miliardo di euro investiti c’è un ritorno di circa il 10 per cento.
Per i Comuni non è semplice arrivare a questi fondi. Servono progetti nel cassetto e grande efficienza amministrativa per compilare i bandi che di volta in volta vengono predisposti. Lo Stato infatti non finanzia più a piè di lista, ovvero il Comune predispone un progetto e lo Stato paga. Rispetto al passato il percorso è invertito ed è il Comune a dover dimostrare l’urgenza dell’intervento e la qualità che riesce a mettere in campo, in base a questo vengono definite delle graduatorie triennali regione per regione, comune per comune. Non esistono più i sindaci che stanno alla finestra aspettando che tocchi a loro un bel gruzzolo di euro, magari spingendo con il propri consiglieri regionali o il proprio senatore. Con questo meccanismo il piccolo comune di Crespano del Grappa si è ritrovato con sei milioni per realizzare la nuova scuola media in comproprietà con Paderno del Grappa e la nuova scuola elementare vincendo il concorso per le migliori idee di scuola innovativa.
Proprio nel 2017 si esauriscono le graduatorie triennali e si predispongono quelle che partiranno nel 2018. Su questo c’è una criticità, fa notare il sindaco di Fonte Massimo Todi: “Dal momento che non possiamo più assumere personale e non ne abbiamo più neppure per l’ordinaria amministrazione, come possiamo pensare a mettere insieme questi progetti, un apparato in crisi non può essere competitivo”. Gli fa eco il sindaco di Castello di Godego, Pier Antonio Nicoletti, che parla di finanziamenti che devono arrivare per la cantierabilità dell’opera: i mutui Bei, per esempio, sono stati erogati solo per la prima annualità. L’architetto Galimberti ribatte che il governo ha permesso le deroghe per l’edilizia scolastica, ovvero si può sforare il patto di stabilità e solo con l’ultima manovrina del 2017 si sono sbloccati altri 64 milioni di euro per le scuole superiori. Inoltre basta per accedere ai finanziamenti il progetto definitivo, non serve quello esecutivo. Un altro sbarramento è costituito dall’anagrafe dell’edilizia scolastica pubblica: chi non trasmetterà le informazioni sugli edifici scolastici, in primis la diagnosi energetica, non potrà ricevere neppure un euro.
I soldi ci sono, ma per i Comuni è una corsa a ostacoli, a cui non si deve arrivare ultimi.



