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Settimana sociale, partecipare il lavoro: quando l'impresa diventa comunità
La modernità del pensiero di Toniolo è uscita con forza anche nella seconda serata. Due le testimonianze della serata, considerando due esperienze oggi di grande attualità in merito all’impresa considerata come comunità sociale: l’alternanza scuola-lavoro, tema affrontato da Federico Callegari e le politiche di welfare aziendale, argomento approfondito da Fabio Streliotto.
La modernità del pensiero di Toniolo è uscita con forza anche nella seconda serata della Settimana sociale, dove si è ragionato sul tema “Partecipare il lavoro e l’impresa”.
Hanno introdotto don Paolo Magoga (direttore dell’Ufficio diocesano di Pastorale sociale e del lavoro) e il vicedirettore dello stesso Ufficio, il diacono Gino Donadi, che hanno ricordato come il Beato Toniolo considerasse l’economia a servizio dell’uomo, non viceversa, e come il lavoro fosse per lui un momento fondamentale e qualificante della vita umana.
Due le testimonianze della serata, considerando due esperienze oggi di grande attualità in merito all’impresa considerata come comunità sociale: l’alternanza scuola-lavoro, tema affrontato da Federico Callegari (responsabile Area studi e sviluppo economico della Camera di Commercio Treviso e Belluno) e le politiche di welfare aziendale come strumento di partecipazione dell’azienda, argomento approfondito da Fabio Streliotto (co-fondatore di Innova srl di Cittadella, società di consulenza specializzata in progetti di welfare 4.0).
“Se vogliamo che i nostri figli possano partecipare il lavoro nella sua accezione di completezza, che considera l’individuo nella sua ricerca di senso, come intendeva Toniolo – ha dichiarato Callegari – l’alternanza scuola-lavoro è fondamentale. Perché le linearità nel contesto attuale sono saltate (studiare ragioneria, non implica che farò il ragioniere, ma neppure se studio Giurisprudenza è scontato che sarò avvocato). Di conseguenza, l’alternanza è un affaccio al mondo del lavoro, uno strumento di transizione, perché mette insieme il sapere della mente (il capire) a quello delle mani (il riuscire). Ancora più fondamentale, questa riforma, se consideriamo che l’Italia è molto indietro rispetto agli altri Paesi europei nel far vivere esperienze lavorative agli studenti”.
Eppure, l’obbligo dell’alternanza introdotto dalla Buona Scuola per l’ultimo triennio delle superiori, compresi i licei, non è stato compreso, anzi molto spesso criticato. “La funzione dell’alternanza scuola-lavoro non è stata capita appieno – ha continuato Callegari –, perché finora non c’è stata sufficiente condivisione. Una riforma come questa, che ha aperto i licei al “mondo reale”, dando uguale importanza al lavoro tanto per i licei quanto per le scuole professionali, è dirompente, in senso positivo, sia sul fronte scuola che su quello aziendale”.
Sintetizzando i vantaggi dell’alternanza, Callegari ha detto che essa crea relazioni circolari fra teoria e pratica, ridà pari dignità alle diverse forme di intelligenza, sviluppa l’attitudine a connettere i saperi per risolvere i problemi (e quindi sviluppa pensiero), stimola processi di auto-orientamento, sposta il focus dal titolo di studio posseduto alle diverse dimensioni che costituiscono una professionalità.
Sul tema welfare aziendale e di comunità, Fabio Streliotto è partito dal concetto che l’Italia si avvia verso un lungo “inverno demografico”, ossia i dati ci dicono che nel 2050 saremo circa il 17% in meno di oggi, mentre i giovani diventeranno una rarità (un italiano su tre sarà in età da pensione). Questo comporterà difficoltà oggettive, poiché non è più certo “chi si prenderà cura di chi?”.
“Non tutto è perduto, – ha detto Streliotto – però urge sviluppare un nuovo welfare che sappia integrare il welfare pubblico con il welfare aziendale, contrattuale e territoriale. E’ interesse dell’impresa, infatti, prima ancora che del singolo lavoratore, che in azienda si stia bene, poiché è provato che una persona che fatica a conciliare la vita professionale con quella familiare, è un lavoratore meno efficiente e produttivo”.
Tre le forme di partecipazione sulle quali il relatore ha invitato la platea a riflettere, ossia la partecipazione intermediata dalle associazioni di rappresentanza, il welfare aziendale e la partecipazione dell’azienda alla vita del territorio, attraverso azioni di responsabilità sociale d’impresa (la cosiddetta Rsi).
Streliotto ha portato alcuni esempi di buone pratiche: Confcooperative Bologna che ha creato una coop di consumo per l’acquisto a prezzi calmierati di servizi essenziali come l’energia e la telefonia, Brunello Cucinelli ha creato un borgo eticamente responsabile in Umbria. “Sono tantissime le attività che si possono proporre, dai fondi sanitari alle banche del tempo ai gruppi di acquisto, agli orari di lavoro flessibili. Affinché questo si realizzi, servono imprese responsabili, che sappiano mettersi al centro, per costruire una nuova comunità, tenuto conto del mutato contesto”.



