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Settimana sociale: per il lavoro una crisi creativa
Alleanza e patto. Con il territorio e fra generazioni. Per sconfiggere la “notte”, che metaforicamente rappresenta il tempo che siamo chiamati a vivere, qui ed ora. Nel suo avvincente intervento il prof. Johnny Dotti ha lasciato la platea con tanti stimoli di pensiero e parecchie domande irrisolte.
Alleanza e patto. Con il territorio e fra generazioni. Per sconfiggere la “notte”, che metaforicamente rappresenta il tempo che siamo chiamati a vivere, qui ed ora. Nel suo avvincente intervento su “Generatività e buone pratiche”, l’ultimo appuntamento della Settimana sociale dei cattolici trevigiani, il 6 ottobre scorso, Johnny Dotti - presentato dal vicedirettore dell’Ufficio di pastorale sociale e lavoro, il diacono permanente Gino Donadi - ha lasciato la platea con tanti stimoli di pensiero e parecchie domande irrisolte.
“Tutto il mondo occidentale, comprese Cina ed India, che in fondo hanno adottato il nostro stesso modello economico – ha commentato Dotti, docente universitario presso la Cattolica di Milano e presidente di Welfare Servizi – si trovano oggi nella nebbia più assoluta in merito al tema lavoro. Dopo anni di grande espansione e crescita, infatti, la crisi ha letteralmente sgonfiato il nostro sistema. La bolla della finanza creativa e la crisi più recente di Veneto Banca e Popolare di Vicenza, non sono che l’ultima conseguenza di un sistema di storture, che fino ad un certo punto – finché non è scoppiato – era implicitamente accettato da tutti, anche in una regione operosa come il Veneto”.
Ma è proprio nei momenti di difficoltà che l’uomo è chiamato ad interrogarsi e a cercare il senso più profondo del suo andare, il senso della vita. In una parola: la sua vocazione. “Anche il sistema capitalistico è drammaticamente fallito e non sa quale sia la direzione migliore da prendere in tema di occupazione” - ha continuato Dotti. “Siamo in un periodo di ‘notte’, di buio profondo, e questa situazione durerà ancora per qualche decennio, non illudiamoci. Eppure è proprio nella notte che succedono gli avvenimenti più belli del Vangelo. Pensiamo alla nascita di Gesù, alla sua resurrezione... Il cristiano si differenzia dagli altri perché sa benedire la realtà, qualunque essa sia. Anzi, dirò di più. Per noi credenti questa crisi è benedetta, poiché è proprio nelle situazioni di difficoltà, quando ci sentiamo fragili e precari, che riusciamo ad adottare sentimenti di solidarietà, a percepire in ogni persona il valore di comunità. Non nell’illusione della sicurezza, quando ad esempio abbiamo un’occupazione a tempo indeterminato e ci sentiamo al sicuro”.
Continuando nel suo pensiero, ponendo attenzione sul significato etimologico delle parole, Dotti ha sintetizzato questa ricerca di senso del cristiano nel “processo di vocazione, indotto da una provocazione, che richiede invocazione e preghiera”.
Buone pratiche
Ampio spazio durante la serata è stato riservato a quattro buone pratiche, locali, di cosidetto ‘lavoro generativo’. Claudio De Nardo, titolare di Linea Gel, impresa artigiana di Ponzano Veneto che produce materie prime e semilavorati per le gelaterie, ha raccontato di come in azienda abbia sempre messo al centro la persona, con uno stile partecipativo, cercando di lavorare in gruppo. Dalla sua grande passione per gli organi a canne, una decina di anni fa ha fondato a Treviso Antiqua Vox, associazione culturale che si occupa di valorizzare e far conoscere il patrimonio artistico locale, promuovendo la diffusione della musica antica fra le nuove generazioni.
Enrico Pozzobon e Chiara Antonioli, presidente e responsabile dell’ufficio risorse umane del Consorzio di cooperative sociali In Concerto di Castelfranco Veneto, hanno raccontato l’impegno di questo particolare distretto socio-economico locale (20 cooperative sociali, di cui 5 riabilitative e 15 di inserimento lavorativo) soprattutto per i soggetti più fragili. “Non necessariamente persone svantaggiate, ma magari persone che hanno perso il lavoro in un certo momento della vita e faticano a rientrare nel mercato. I migliori risultati li abbiamo raggiunti stringendo alleanze: con i Comuni, le Ulss, le aziende, le associazioni del territorio”. Oggi il Consorzio fattura 55 milioni di euro e dà lavoro a 1.500 persone.
La terza esperienza è quella realizzata dal 2015 da Ebicom (ente bilaterale per il commercio) in collaborazione con il Centro servizio per il volontariato (Csv) di Treviso attraverso il “Progetto vicinanza – Prossimità sostegno”. “Quando una persona è disoccupata – hanno spiegato Luca Bertuola e Alessia Grespan del Csv – il tempo che si svuota è una cosa terribile. Essere impegnati per un certo periodo in un’associazione di volontariato, mentre si è alla ricerca di nuova occupazione, può essere una buona opportunità per risollevarsi e sconfiggere la depressione”.
La quarta esperienza infine è quella della cooperativa sociale Solidarietà di Monigo, che opera da anni nel settore della disabilità. Le sue attività sono state raccontate da un video che ha introdotto il seminario.
Ritrovare il senso del lavoro
“Dopo 30 anni interrotti in cui siamo stati stati trattati esclusivamente da consumatori, non da cittadini – ha concluso il docente – abbiamo finito per perdere il senso del lavoro. Ci eravamo dimenticati che, anche attraverso il lavoro, Dio ci ha chiamati ad essere cooperanti della sua Creazione. Invece, la crisi economica ci ha riportati alla realtà delle cose. Le esperienze concrete ascoltate stasera ci hanno insegnato proprio questo: che il lavoro è generativo quando crea alleanze e patto, con il territorio e fra generazioni. Perché non possiamo bastare a noi stessi, bensì tutto il potere che abbiamo deriva dal saper realizzare qualcosa con qualcuno. Il lavoro generativo è anche resilienza: occorre sacrificio, resistenza, saper attendere i risultati, a differenza della logica capitalistica, che vorrebbe tutto e subito. Significa, ad esempio, aver cura delle cose, del loro riutilizzo. Significa aver consapevolezza della responsabilità che è nelle nostre mani, perché questo è il bellissimo tempo che ci è dato da vivere. Il tempo migliore che Dio ha pensato per noi”.



