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Siccità, i Coldiretti del Veneto chiedono più invasi
Gli agricoltori veneti si stanno attrezzando per affrontare in modo sistemico la carenza d'acqua, uscendo cosi' dalla gestione emergenziale che ha visto eccessivi e non risolve i problemi. Lo spiega Martino Cerantola, presidente di Coldiretti del Veneto, questa mattina a Roma all'assemblea nazionale dell'associazione.
Gli agricoltori veneti si stanno attrezzando per affrontare in modo sistemico la carenza d'acqua, uscendo cosi' dalla gestione emergenziale che ha visto eccessivi e non risolve i problemi. Lo spiega Martino Cerantola, presidente di Coldiretti del Veneto, questa mattina a Roma all'assemblea nazionale dell'associazione. "Il paesaggio Veneto si sta lentamente modificando con l'introduzione di colture come il sorgo, meno esigente rispetto al mais, e le semine sempre più cospicue di cereali autunno vernini che consentono di affrontare meglio le alte temperature". Lo sforzo degli agricoltori è notevole e, oltre all'utilizzo di colture meno esigenti, comprende "l'applicazione di sistemi di irrigazione a basso impatto". La politica, dal canto suo, dovrebbe però prestare maggiore attenzione "agli investimenti che potenzino la rete di invasi sui territori, creando bacini aziendali e utilizzando anche le ex cave e le casse di espansione dei fiumi per raccogliere l'acqua piovana". Sempre più diventa "necessario passare dalla gestione dall'emergenza con enorme spreco di risorse, per abbracciare una nuova cultura delle prevenzione in una situazione in cui quasi nove litri di pioggia su 10 sono perduti", aggiunge Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti. "L'Italia resta un paese piovoso con circa 300 miliardi di metri cubi d'acqua che cadono annualmente, ma per le carenze infrastrutturali se ne trattengono solo l'11%", conclude.



