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Tir: traffico intasato
I cantieri della terza corsia; gli imbuti di Castelfranco e Conegliano; l’aumento dovuto ai mezzi dell’Est. Vi raccontiamo i disagi quotidiani dei camionisti. Una professione che, in Italia, è in profonda crisi.
“No al limite di 60 all’ora e all’obbligo di restare in autostrada in caso intasamenti. Sì al blocco ai confini dei vettori esteri nei momenti di maggiore congestione”. La posizione della Confartigianato di Treviso sui lavori per la terza corsi della autostrada A4 nel tratto Venezia-Trieste è durissima. La necessità condivisa di costruire la terza corsia non può ricadere solo sugli autotrasportatori. “Si pensi al problema degli autisti che finiscono le ore di guida mentre sono incolonnati, cosa fanno?”. Le controproposte ipotizzano il blocco ai confini degli autoarticolati esteri nei momenti di maggiore congestione o in alternativa un sistema, tipo quello svizzero, del contagocce, ovvero un limitato ingresso di veicoli in base al flusso massimo sopportabile dall’asse viario.
Snodi che bloccano
Quella della A4 è però l’ultima delle crisi che dal 2008 ha investito il settore dell’autotrasporto. La prima è quella di un traffico sostanzialmente bloccato nel triangolo Padova, Treviso, Venezia. Tre gli snodi drammatici: la A4 verso Trieste, la circonvallazione di Castelfranco e quella di Conegliano; più in generale, tutti gli attraversamenti urbani, anche per la mancata realizzazione delle opere complementari del Passante di Mestre. Ormai, per attraversare indenni questi snodi stradali, senza incappare in code chilometriche, gli autotrasportatori devono percorrerli prima delle 6.30 del mattino, la stessa tecnica che usano per affrontare il tratto Pero-Cormano a Milano o il raccordo anulare di Roma. I comuni hanno reagito moltiplicando le ordinanze di divieto al transito dei mezzi pesanti e gli sforzi di mettere assieme i diversi Enti per trovare viabilità alternative sono bloccati. Così, i camionisti si trovano senza passaggi alternativi o sono costretti ad allungamenti di percorso che comportano anche aumento di inquinamento stradale. Ovviamente, l’attesa è tutta per la Superstrada pedemontana veneta che molti ritengono risolutiva.
Boom dall’Est
Poi c’è la crisi degli addetti. Mille autotrasportatori veneti hanno chiuso l’azienda. In Italia sono state dimezzate le immatricolazioni dei tir, in Francia sono scese del 23 per cento e in Germania del 9 per cento. Ma allora, da dove arrivano tutti i grandi mezzi che hanno ripreso a circolare nelle strade di un Veneto che ogni anno cresce di quasi un punto e mezzo nell’export? Dai Paesi dell’Est. La Polonia ha quasi raddoppiato le immatricolazioni in 8 anni. L’Ungheria, la Slovacchia e la Slovenia hanno raddoppiato le merci trasportate. Il 60 per cento delle targhe dei mezzi pesanti, nelle autostrade italiane, è straniera. Il contratto con un autotrasportatore italiano costa 8 volte di più di uno bulgaro. Secondo la Cgia di Mestre le tariffe dei trasportatori italiani, 1,20 euro a chilometro, sono il doppio di quelle dell’Est.
Molte di queste aziende dell’Est in realtà hanno la “testa” in Italia, ovvero sono il risultato di delocalizzazioni di aziende nazionali, o di apertura di aziende all’estero, acquisizioni di aziende straniere, trasformazione in intermediari, joint venture con aziende dell’Est. Senza contare tutti i trucchi per abbassare i costi e la burocrazia. Ferme invece restano le politiche attive per ridurre le emissioni nocive (i mezzi dell’Est non brillano certo per efficienza energetica) e per individuare carburanti alternativi come il gnl (metano) e il gpl (propano), che sono, secondo la Ue, prodotti strategici per raggiungere uno sviluppo sostenibile. Segnali positivi arrivano solo dalla crescita delle spa, cooperative e consorzi che creano sinergie e consentono agli autotrasportatori di restare competitivi sul mercato.
a cura di M. Montagnin



