sabato, 24 ottobre 2026
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Treni locali: in un anno il Veneto ha perso 15mila passeggeri

Presentato oggi da Legambiente l'annuale rapporto Pendolaria. Sfmr ancora al palo, collegamenti a rilento con le aree interne e montane, rotture di carico, treni lenti e carrozze sovrafollate viziano le scelte dei pendolari veneti. Eppure dove si investe, cresce la voglia di spostarsi in treno.

La mobilità su ferro vede muoversi ogni giorno 153 mila persone in Veneto, con una considerevole diminuzione del numero dei veneti che scelgono il treno per muoversi. Lo rivela l'annuale rapporto Pendolaria elaborato da Legambiente. Aumentano i disservizi che se da un lato sono causati dai continui successi dell’alta velocità e dai tagli agli intercity, dall'altra vedono un servizio treni regionale ancora inadeguato per numero e frequenze e copertura giornaliera adeguata, con treni ancora obsoleti e lenti che costringono le persone ad aspettare in stazioni abbandonate o non presidiate, veri monumenti al degrado. È da rilevare infatti come nel 2016 a fronte di un modesto aumento generale di pendolari che usano il servizio ferroviario regionale, con una crescita nazionale di 11mila passeggeri al giorno (+0,4% rispetto al 2016), il Veneto prosegua invece a passo di gambero perdendo quasi 15mila passeggeri al giorno, con una preoccupante contrazione degli abbonati: i pendolari che tra il 2015 ed il 2016 hanno perso le speranze risultano essere oltre 2600.

In Veneto invece i pendolari diminuiscono. Eppure dove si investe nella cura del ferro il numero dei pendolari cresce e aumenta la voglia di spostarsi in treno come è accaduto in Lombardia, dove nonostante le difficoltà su alcune linee, si è raggiunta quota 735.000 passeggeri ogni giorno sui treni regionali (+24% dal 2009 ad oggi) o in Friuli Venezia Giulia dove si è passati da 13mila a 21.500 i viaggiatori con un aumento del +38%, come emerge da Pendolaria.
 
Dopo oltre 15 anni si può proprio dire che il trasferimento dei poteri sul servizio ferroviario alle Regioni ha aumentato le differenze nel Paese, con luci che ombre e situazioni molto diverse in termini di offerta di servizio e attenzione ai pendolari. Da questa situazione non si esce riportando i poteri al Ministero dei Trasporti ma piuttosto chiarendo bene responsabilità e controlli. In particolare la Regione ha la responsabilità per un passaggio assolutamente fondamentale, come è quello di definire il Contratto di Servizio con i gestori dei treni. E poi la grande responsabilità di individuare i capitoli di spesa nel proprio bilancio per aggiungere risorse a quelle statali per potenziare il servizio (ossia più treni in circolazione) e per il materiale rotabile (dunque i treni nuovi o riqualificati).

“Le Regioni, come evidenzia Pendolaria nel primo capitolo, non sono tutte uguali – commenta il presidente di Legambiente Veneto Luigi Lazzaro – in alcune in questi anni si è investito e capito l'importanza del tema, in altre, come il Veneto dove il trasporto ferroviario incede per un misero 0,22% sulle voci di bilancio regionale, è come se non fosse cambiato nulla dagli anni novanta: quanto arriva dallo Stato viene girato a Trenitalia o agli altri concessionari, ogni tanto si verifica il servizio e si infligge qualche penale, nulla di più.  Si eviti di accampare scuse legate ai vincoli di bilancio, per cui in questi anni non erano possibili investimenti maggiori perché altre Regioni sono intervenute ed anno ottenuto dei risultai positivi, mentre questo territorio si continuano a perdere passeggeri".

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