sabato, 07 febbraio 2026
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Treviso città d'acque? Ora non più...

Siccità, dice il presidente di Italia Nostra Romeo Scarpa: "Già oggi in estate il Piave scompare per chilometri. A Casacorba non ci sono più le risorgive, il fontanazzo della Coa Longa ormai è una pozzanghera.Ci nascondiamo dietro la responsabilità mondiale invece di cambiare le nostre strategie e il rapporto con questo bene. La nostra priorità non è costruire strade, oppure le dovremo semplicemente usare per cercare l’acqua".

“Mi segnalano un’asciutta preoccupante in via delle Acquette a Treviso, in via delle Acquette e non nel deserto del Sahel”. Così scriveva ai primi di marzo Romeo Scarpa, presidente della sezione di Treviso di Italia nostra. Gli rispondevano altri attivisti dell’associazione con lo stesso tono allarmato. “Sono stato oggi in via Cal di Breda (ingresso sud del parco di Villa Margherita): il letto della Limbraga è asciutto, in pratica si capisce che l’acqua della Limbraga deriva ormai solo dalla Piavesella e che non si può più parlare di fiume di risorgiva, lo stesso si nota anche sul Ghebo del trozo longo (viale Vittorio Veneto)”. Un altro segnalava: “Ho appena parlato con un amico del Gruppo Grotte, che collabora con la Polizia provinciale, e ha lavorato da sabato a ieri per il recupero della fauna ittica. Dice che fondamentalmente il problema è dovuto al drastico calo delle falde”.
Insomma presidente, Treviso, città d’acqua, in questo periodo scompare?
Durante l’audizione in Consiglio regionale del Veneto ho richiamato l’attenzione proprio sull’emergenza acqua che è il nostro maggior problema. Un miliardo di persone al mondo non hanno fonti a cui approvvigionarsi, le guerre scoppiano per assicurarsi l’acqua, quella che affrontiamo non è un’emergenza temporanea perché non ci sono i presupposti per la tutela di questa risorsa. A Treviso, ad esempio, il Comune rilascia il 70 per cento delle acque senza depurazione. Nel Trevigiano gran parte dell’irrigazione si svolge ancora a scorrimento, per non parlare della piaga dei pozzi privati che di fatto sono una continua perdita dell’acqua di falda, è come avere una tubatura rotta.
Dunque il problema è quello della gestione?
Guardi, dal Consorzio bonifica Piave dicono di non avere fondi a sufficienza per gli interventi, ma in Francia l’acqua si paga anche 10 euro a metro cubo, da noi un euro. Certo, bisogna salvaguardare le famiglie più povere, ma dobbiamo renderci conto di quanto vale questo bene. Abbiamo puntato sulla coltivazione del mais che è un’idrovora, quanto a richiesta d’acqua e magari tra vent’anni dovremo andare in Trentino per coltivare l’uva che è il nostro vero tesoro. Già oggi in estate il Piave scompare per chilometri. A Casacorba non ci sono più le risorgive, il fontanazzo della Coa Longa ormai è una pozzanghera. Allargando lo sguardo vediamo che la centrale Enel ha messo in crisi il canale Piavesella, oppure che alcuni interventi hanno ridotto l’alimentazione dello Storga e hanno portato al deterioramento delle portate d’acqua. Così si modifica il paesaggio; essenze arboree protette, che resistevano da decenni, stanno sparendo.
Certo che il cambiamento climatico è impetuoso...
Siccome è un problema grande, che sembra al di sopra delle nostre possibilità, ci abituiamo a poco a poco. Ci nascondiamo dietro la responsabilità mondiale invece di cambiare le nostre strategie e il rapporto con questo bene. La nostra priorità non è costruire strade, oppure le dovremo semplicemente usare per cercare l’acqua. Portiamo l’acqua alle piante con il goccia a goccia come fanno gli Israeliani, gestiamo la depurazione, evitiamo di tombinare i canali: così potremo superare anche i periodi di siccità.

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