Certo è che nessun capo di Stato ha mai osato tanto.
Il Papa ha denunciato quel delirio di onnipotenza...
Un passo indietro "perché certe scelte preferisco non farle" e "forse sono un uomo fuori dal tempo: preferisco non prendere nulla, rinunciare alla poltrona, ma esser in pace con la coscienza", spiega il presidente dimissionario.
Un passo indietro "perché certe scelte preferisco non farle" e "forse sono un uomo fuori dal tempo: preferisco non prendere nulla, rinunciare alla poltrona, ma esser in pace con la coscienza e con le persone che incontro per strada". Beniamino Anselmi, spiega all'agenzia Ansa il perché delle sue dimissioni dalla presidenza di Veneto Banca: una scelta dettata da un conflitto di coscienza rispetto alla possibilità che la fusione con la Popolare di Vicenza porti con sé esuberi, e forse licenziamenti, per troppi dipendenti.
"Non stiamo parlando di barattoli ma di persone - spiega -. Se parlo di esuberi devo dire come li tratto. Non é solo un problema contrattuale: quando tocco il lavoro creo tensioni che si riflettono sulle famiglie, sui figli, creo degli sconvolgimenti di carattere sociale che lasciano ferite sulle persone".
La preoccupazione della sen. Puppato
“Leggo con preoccupazione dell’addio di Anselmi, che in questi tre mesi aveva dato un proprio corretto input alla Banca su temi fondamentali, dall’azione di responsabilità nei confronti della vecchia dirigenza al recupero del rapporto con clienti e dipendenti, frapponendosi tra loro e tagli dolorosi e preservando l’autonomia di Veneto Banca da fusioni frettolose”. Lo dice Laura Puppato, commentando le dimissioni di Anselmi dal vertice di Veneto Banca.
La senatrice, che ha presentato un’interrogazione sugli addebiti impropri applicati da talune banche per recuperare i fondi investiti in Fondo Atlante e un d.l. per far nascere la commissione d'inchiesta, rende noto che non sarà possibile presenziare all’incontro organizzato a Montebelluna dal Sindaco con Don Torta, per impegni istituzionali obbligatori a Roma,ma rimane vigile sulla vicenda di Veneto Banca, pronta ad intervenire, come fece, unica tra i politici, durante una delle ultime assemblee di soci.
“Continuo a credere che fosse necessario inserire nel Cda un consigliere in rappresentanza del 3% dei piccoli azionisti, come già richiesto non a caso in assemblea Veneto Banca, per garantire la vicinanza della Banca ai privati e alle imprese che ne hanno fatto la ricchezza negli anni passati, così come per rappresentare gli interessi legittimi di quella quota del 3% di investitori che hanno continuato ad investire nonostante il crollo delle azioni già possedute. Oggi anche sul caso Anselmi avremo potuto dire la nostra” ha concluso.
Dalla Cgil: "Basta tatticismi"
“Di questo passo difficile uscire dalla situazione di drammatica incertezza e di poca chiarezza che l’Istituto di credito montebellunese vive ormai da troppo tempo. Dopo tutto quello che è avvenuto, lavoratori e territorio non si meritano questo a dir poco infelice trattamento, che ne pregiudica operatività, futuro e fiducia”. Ad affermarlo è Giacomo Vendrame, segretario generale Cgil di Treviso, che commenta così la notizia delle dimissioni di Beniamino Anselmi dalla presidenza del CdA di Veneto Banca.
“Con questo continuo balletto ai vertici della banca vengono meno gli elementi di stabilità e di visione di quello che sarà il futuro, dell’Istituto, dunque dei dipendenti, e del rapporto con i piccoli azionisti, che tanto hanno già patito e perso – sottolinea il segretario generale CGIL di Treviso -. Basta con i tatticismi, servono certezze e visione – tuona Giacomo Vendrame – lavoratori e territorio aspettano risposte e progettualità per ristabilire il rapporto di fiducia con la banca”.
“Su questo aspetto – continua Vendrame – non deve mancare la presenza delle Istituzioni locali in termini di pressione, vigilanza e stimolo. A queste facciamo appello perché si disegni uno schema solido, dai vertici alle filiali, che rimetta la banca nella condizione di operare negli interessi di clienti e territorio”.