mercoledì, 21 ottobre 2026
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Veneto, medici di base in rivolta

Federico Gorini, segretario provinciale di Treviso della Federazione italiana medici di medicina generale, ha un giudizio durissimo sulla sanità regionale: “Solo immagine, poca capacità di programmare e fallimento della medicina territoriale”. Confermato lo sciopero dell’8 e 9 novembre.

“Non sanno programmare, ciò che di buono aveva fatto la giunta Galan questi lo hanno cancellato”. Brunello Gorini, segretario provinciale di Treviso della Federazione italiana medici di medicina generale, ha un giudizio durissimo sulla sanità di Zaia e del suo braccio operativo Domenico Mantoan. “Non stiamo parlando delle tasche dei medici, ma della salute dei cittadini. Ormai mi sembra di guidare non il sindacato dei medici, ma quello dei cittadini. La sanità regionale è oramai solo immagine. Prenda ad esempio le aperture notturne delle apparecchiature di analisi: alla introduzione degli orari notturni ha corrisposto, anche se nessuno lo ha detto, la contrazione degli orari diurni”.
Segretario, veniamo però al merito della questione. Cosa rimproverate a Ulss e Regione Veneto?
L’incapacità di programmare. Hanno sbagliato sulle mega Ulss, dovevano essere provinciali e poi, per mere questioni di bottega partitica, all’ultimo momento ne sono spuntate due in più delle province. Le medicine di gruppo integrate, su cui si puntava sia per un’assistenza per l’intera giornata e per il sostegno alla medicina domiciliare, sono di fatto bloccate. I medici di famiglia che le richiedono non hanno risposta. I numeri che millanta Coletto non tengono conto che già esistevano una quarantina di Unità territoriali di assistenza primaria e le medicine di gruppo attivate da Coletto sono meno di una ventina. Inutile che rimpallino a Roma le responsabilità, ci dicano invece come hanno speso i finanziamenti già previsti per aprire 25 medicine di gruppo nel 2014 e arrivare a 100 nel 2018. Le Utap non vanno comprese nel conto perché erano già finanziate.
Sembrano ormai compromesse le relazioni, medici e Regione parlano lingue diverse.
Dopo due delibere sulla continuità assistenziale e case di riposo in cui ci hanno completamente ignorato, una cosa mai successa, è chiaro che i rapporti non possono che essere aspri. Sono state fatte scelte unilaterali da parte della Regione, riducendo gli stipendi e aumentando l’orario. Nel passato si era sempre cercata la via dell’accordo.
Paventate anche la mancanza di medici di famiglia nel futuro.
Nei prossimi anni la maggioranza dei medici di famiglia andrà in pensione. La Regione invece ha chiesto di diminuire le borse di studio per i medici di famiglia, di fatto tagliando i posti in specializzazione. Inoltre le classi di Treviso e di Vicenza sono state cancellate e accorpate con Padova e Verona, così i nostri specializzandi fanno il tirocinio nei distretti di Padova o Verona e non vengono mai a contatto con la realtà della sanità trevigiana, non conoscono i medici, non conoscono le strutture in cui poi andranno ad operare. Il distretto sanitario di Padova è strutturato in maniera completamente diversa da quello di Treviso.
La Regione aveva promesso di investire sul territori i soldi risparmiati con il taglio dei posti letto. Ma non è andata così?
Anche qui quello che manca è la programmazione. Prima di chiudere bisogna realizzare le alternative, gli ospedali di comunità. Bisogna prima investire e poi le nuove strutture progressivamente libereranno posti letto per acuti. Oggi invece siamo travolti dalle dimissioni dagli ospedali alle 18 del venerdì sera. Quando il malato non più acuto, ma ancora bisognoso di molte cure, passa in carico del medico di base che alle 19 di venerdì deve trovare il letto ad acqua, i pannoloni, i respiratori, la comoda  e quant’altro serve a chi è stato dimesso.
Dunque conferma gli scioperi dell’8 e 9 novembre?
La convocazione in Regione, che abbiamo appena ricevuto, temo sia solo un prendere tempo. Quindi gli scioperi dell’8 e 9 novembre sono confermatissimi.

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